I Nuraghi di Sardegna

Nuraghe Nolza, Aritzo, Sardegna

Fra le civiltà preistoriche e protostoriche del Mediterraneo la civiltà nuragica è quella che presenta per quantità e varietà la maggiore consistenza monumentale, infatti in Sardegna si conservano ancora circa 7.500 monumenti di età nuragica. Si tratta dunque di una vera civiltà architettonica, costituita da grandi costruttori; non conosciamo con certezza quale fosse il nome del popolo che costruì i nuraghi, così che vennero chiamati Nuragici prendendo il nome dalle loro costruzioni. L’unica notizia certa è che la popolazione della Sardegna era una popolazione indigena di stirpe mediterranea preindoeuropea. L’altezza media era di m. 1,66 per gli uomini e m. 1,54 per le donne.

Archeologia della Sardegna, Nuraghe di Adoni, Villanova Tulo, Sardegna
Archeologia della Sardegna, Nuraghe di Adoni, Sardegna

Per quanto riguarda la denominazione è quindi da ritenersi piuttosto antica, nonostante non compaia mai nelle fonti classiche. Mentre compare il nome di Nora (antica città fenicia della Sardegna meridionale) e il nome del suo fondatore, Norax, che sarebbe giunto nell’isola a capo di una schiera di Iberi.

Per il linguista il vocabolo nuraghe è un aggettivo sostantivo di un’altra serie di vocaboli di sostrato protosardo tutt’ora vivi nella toponomastica e nella lingua sarda attuale, quali Nurra, Nura, mura, murra, il cui significato è quello di mucchio di pietre, mucchio tombale di pietre o tomba a cumulo di pietre, tomba a cavità, tomba in caverna, caverna, precipizio, voragine. Non c’è quindi da meravigliarsi sè da questi elementi si sia tentato di dimostrare che il nuraghe era di fatto una tomba o perlomeno una tomba-tempio. Se l’accostamento fosse esatto, potrebbe significare che l’archittetura del nuraghe sia derivata da una forma costruttiva tipica delle strutture tombali ancora prima del sorgere i nuraghi.

Archeologia in Sardegna
Archeologia in Sardegna

Per quanto riguarda le cause che determinarono questa attività costruttiva ci si può ricollegare alla natura geologica della terra sarda, in quanto quattro quinti della superficie sono costituiti da rocce. Inoltre la varia natura del suolo dell’Isola permise di utilizzare per queste costruzioni (tutte di pietre a secco, senza uso di malta come legnante) rocce di tipo diverso, soprattutto l’uso del basalto e della trachite, meno comune il calcare e in misura ancora minore il granito, mentre per l’eccessiva friabilità lo schisto non veniva usato quasi mai.

La civiltà nuragica era principalmente di collina e di altipiani, gli stanziamenti erano di solito piuttosto vicini alle sorgenti e ai corsi d’acqua. La tecnica muraria delle costruzioni è soprattutto quella “ciclopica”, cioè a blocchi poligonali con pietre poco o nulla lavorate e con notevole uso di zeppe.

Nuraghe Genna Maria, Villanovaforru, Sardegna
Nuraghe Genna Maria, Villanovaforru

All’interno di qualche torre nuragica, come Su Nuraxi, Palmavera e antemurale del Losa, è stata usata anche malta di fango per fermare meglio le zeppe. Alla tecnica “ciclopica” si affianca quella “isodoma” in cui le pietre sono portate a estremo finimento, tra queste due tecniche esistono comunque molti stadi intermedi come quello della costruzione con blocchi parzialmente squadrati sulla facciata esterna. La tecnica ciclopica interessa soprattutto l’architettura militare mentre quella isodoma è più propria di quella religiosa. Entrambe compaiono in quella funeraria

Un’interessante caratteristica è quella di risparmiare una parte delle murature includendo degli spuntoni naturali di roccia, talora di notevole mole. La prassi era che l’edificio si adattasse alle caratteristiche del terreno, quindi se il terreno era molto inclinato poteva essere creata una piattaforma in muratura sulla quale veniva poi eretta la torre nuragica, come il nuraghe Sfundadu. Ciò che conquista nelle costruzioni di età nuragica non è la mole dei massi impiegati in opera ma tutta la costruzione nel suo insieme e in particolare l’altezza originaria e la complessità di alcune di tali costruzioni.

Quanto alla varietà, questi monumenti sardi comprendono oltre al nuraghe (che è una torre o una fortezza), recinti megalitici, villaggi di capanne per lo più circolari, tempietti rettangolari, pozzi o fonti e tombe collettive a lungo corridoio, le cosiddette tombe dei giganti.
Quindi si ha un’architettura di carattere militare, una di carattere civile, una di carattere religioso e una si carattere funerario.

Il nuraghe è quindi il monumento più comune di questo periodo ed è costituito di due tipi principali: i nuraghi a tholos e i nuraghi a corridoi.

Vai agli articoli che parlano di:

Dai un voto!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *