La Sardegna anticipa la Stagione Balneare

14 Aprile 2017 – in Sardegna finalmente la stagione balnerare partira’ prima. Inafatti quest’anno, la stagione balnere iniziera’ il 15 Aprile 2017: questo consentirà agli operatori del settore balneare di poter sfruttare e offrire servizi in spiaggia anche durante il periodo pasquale e i successivi ponti del 25 aprile e 1 maggio.

Mare della Sardegna
Mare della Sardegna

L’ordinanza balneare 2017 e’ stata firmata dal Direttore Generale degli Enti Locali Antonella Giglio. 

Altre novita’ importanti da questo 2017:

  • la stagione estiva si concluderà il 31 ottobre;
  • e’ stata dichiarata come stagione balneare l’intero anno solare ed e’ stata “individuata” anche una stagione “mare d’inverno”.

Questo darà la possibilita’ di svolgere in modo continuativo una serie di attività sportive, culturali, ludiche, elioterapiche e di intrattenimento che potranno essere liberamente effettuate dai titolari di concessioni demaniali marittime, previa una semplice comunicazione.

Scopo dell’ordinanza e’ quello di estendere la stagione balneare in modo da poter far fronte:

  • da un lato alle richieste di turisti e Cagliaritani che richiedono servizi in spiaggia tutto l’anno: le condizioni del meteo infatti sono miti anche nei mesi considerati invernali (quest’anno ad esempio si sono registrate delle temperature anche di 10 gradi sopra la media);
  • dall’altro, come dichiarato dall’assessore degli Enti locali Cristiano Erriu lo “Scopo dell’ordinanza, che accoglie le istanze degli operatori volte alla piena utilizzazione dei litorali anche nel periodo di bassa stagione è quello di fornire le condizioni ottimali per una stagione balneare lunga che offra servizi di qualità e consenta ai tanti operatori e concessionari di affinare ed accrescere l’offerta di servizi e creare occupazione diffusa e più duratura”.
Stabilimenti Balneari in Sardegna
Stabilimenti Balneari in Sardegna – Stagione Balneare Lunga iin questo 2017

Ai concessionari è fatto obbligo di osservare una serie di prescrizioni ed assicurare in primo luogo il servizio di salvamento. I Comuni potranno a loro volta individuare apposite zone di litorale nelle quali consentire l’accesso anche agli animali.

Fonte Ansa

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Caldo Fuori Stagione: in Sardegna Temperature fino a 10°C sopra le medie

10 Aprile 2017 – Dall’unica vera ondata di freddo invernale della Sardegna che si è conclusa a metà gennaio, le temperature in tutta la Sardegna sono ben sopra oltre le medie stagionali.

Mare in Sardegna nel mese di Aprile
Mare in Sardegna ad Aprile

Questo caldo fuori stagione si è confermato anche anche in questo inizio di Aprile. Nei giorni scorsi si sono registrati valori di circa 5 – 10 gradi centigradi piu’ alti rispetto alle temperature normali che, in questo periodo, dovrebbero oscillare, durante il giorno, tra i 12 / 13°C in montagna e 18°C / 19°C delle localita’ costieri e pianeggianti.

I dati pubblicati ieri, 9 Aprile 2017, dal Servizio Arpas della Sardegna hanno registrato come citta’ più calda Ozieri, con 25,7°C, seguita da Ottana, con 25,4°C. Meritevoli di segnalazione anche i:

  • 25°C di Dorgali e Chiaramonti,
  • 24,9°C di Orani,
  • 24,6°C di Olmedo,
  • 24,5°C di Sanluri e Usini,
  • 24,4°C di Oristano, i 24,3°C di Sorso e Nuraminis,
  • 23,9°C di Ballao, Uta e Senorbì,
  • 23,8°C di Vallermosa e Sedilo,
  • 23,7°C di Nuoro, Santadi e Villasor,
  • 23,4°C di Oliena e Carbonia.

Questa situazione di caldo oltre le temperature stagionali si manterrà invariata almeno fino a metà della prossima settimana per via di un campo di alta pressione su tutto il Mediterraneo che terrà lontane le perturbazioni.

Caldo Fuori Stagione: in Sardegna Temperature fino a 10°C sopra le medie
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Orosei e le sue spiagge e oasi naturalistiche

Sardegna, Golfo di Orosei
Sardegna, Golfo di Orosei

Orosei, pittoresco paese agricolo e balneare di circa 5000 abitanti, situato nel golfo cui dà il nome è caratterizzato da attrattive turistiche e naturalistiche tra cui le seguenti oasi naturalistiche e bellissime spiagge:

  • Marina di Orosei,
  • Osalla,
  • Cala Liberotto,
  • Cala Ginepro,
  • Sa Curcuricca e l’oasi di Bidderosa, incredibile esempio di macchia mediterranea secolare,
  • su Barone con quasi 6 Km di litorale protetti da una pineta dispensatrice di ombra e fragranze uniche,
  • Cala Luna, con le sue grotte, un tempo rifugio di pirati,
  • la grotta del Bue Marino ospitante la foca monaca,
  • Cala Sisine e Cala Mariolu.

Inoltre vi sono alcuni stagni popolati da un’avi-fauna palustre di gabbiani, aironi cenerini, folaghe, cormorani, falchi pescatori, germani reali e splendidi fenicotteri rosa.

Un po di storia su Orosei

Orosei, porto strategico del passato, ebbe nei secoli passati rapporti commerciali con i Pisani, come testimonia lo stile delle sue chiese.

Sardegna Golfo di Orosei
Sardegna Golfo di Orosei

Da via Satta si giunge alla chiesa di Sant’Antonio Abate (XIV-XV secolo) che conserva al suo interno pregevoli affreschi.

In piazza del Popolo la cinquecentesca chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore i cui festeggiamenti si svolgono intorno al 20 luglio.

La città mantiene nel centro storico il fascino dell’antico che resiste al tempo. La sua storia si conserva ancora oggi tra le viuzze interne, le case rurali, i palazzi signorili, le diverse chiese e santuari come la torre pisana nonchè vecchia prigione e i numerosi resti della civiltà nuragica sparsi nel territorio.

Durante l’anno si può partecipare a diverse manifestazioni folcloristiche e culturali, feste caratteristiche e sagre paesane.

Orosei e le sue spiagge e oasi naturalistiche
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Oliena e Orosei in Provincia di Nuoro

Oliena si trova su un’ampia vallata caratterizzata da intense coltivazioni di uliveti, mandorleti, e vigneti.

Importante centro agricolo pastorale, è famosa per la coltivazione della vite che, già in passato, dava vini pregiati come quello dell’Oliena.

E’ uno dei paesi più tipici del nuorese con una delle varietà più originali di costumi, gioielli e dolci.

Oliena: tipicita’ del nuorese

Particolarmente sentita la processione pasquale de S’Incontru.

Suggestivo e maestoso il parco nazionale del Gennargentu, con i suoi lecci e sughere gigantesche, gli oleandri, i ginepri, i corbezzoli, i tassi secolari.

Oliena, Vestiti Tipici Sardi
Oliena, Vestiti Tipici Sardi

Oliena, esprime molto bene il mondo culturale del territorio nuorese. Conserva ancora nelle sue strette e tortuose strade molte case tradizionali dipinte di calce, con piccole corti, scalette interne, pergolati, le stanze dipinte a colori vivaci, i fumaioli dalle fogge più varie.

Numerosi gli edifici religiosi, tra i quali va ricordata l’ex parrocchiale di Santa Maria, la chiesa di Santa Croce.

Particolarmente famosi il Collegio dei Gesuiti e chiesa di S. Ignazio da Lodola.

Oliena, I riti della Settimana Santa
Oliena, I riti della Settimana Santa

La strada provinciale per Dorgali conduce alla sorgente di Su Gologone che, con una portata di 300 litri d’acqua al secondo, alimenta il fiume Cedrino.

Proseguendo per la valle di Lanaittu, di fronte alla grotta di Sa Oche (la voce), si trovano una tomba di gigante e, poco lontano, i resti del villaggio nuragico di Sa Sedda ‘e Sos Carros. A sud la grotta di Corbeddu, dove sono stati rinvenuti importanti materiali paleontologici.

Orosei

Orosei, situato tra il mare e le falde del monte Tuttavista, al margine della pianura alluvionale creata dalla foce del fiume Cedrino, è circondato da coltivazioni di oliveti e frutteti.

Sardegna Golfo di Orosei
Sardegna Golfo di Orosei

Il territorio è ricco di insediamenti nuragici, e vi sono tracce della presenza romana. Porto strategico per i traffici commerciali con la penisola, l’architettura delle sue chiese testimonia dei rapporti particolarmente stretti con i Pisani.

Il centro di Orosei

Dalla strada statale 125 si entra nella via Satta sulla cui sinistra troviamo la torre di S. Antonio, del XIV sec., e la chiesa di San Antonio Abate, il cui santo si festeggia il 16 gennaio.

Sardegna, Golfo di Orosei
Sardegna, Golfo di Orosei

Intorno alla chiesa, le “cumbessìas”, tipiche costruzioni che ospitavano poveri e pellegrini.

Da S. Antonio si giunge alla piazza del Popolo, in cui sorge la chiesa parrocchiale di S. Giacomo Maggiore, il cui santo si festeggia dal 23 al 25 luglio.

Tra gli edifici sacri da visitare segnaliamo:

  • il tempio medievale intitolato a S. Gavino, costruito in pietra basaltica,
  • San Sebastiano, situato nel rione più antico del paese.
Il mare di Orosei
Golfo di Orosei, Sardegna
Golfo di Orosei, Sardegna

Uscendo dal paese, dalla strada statale 125 si arriva alla spiaggia Marina di Orosei.

Dalla periferia, andando verso Dorgali, si accede alla bellissima spiaggia di Osalla.

A nord, per la S.S. 125, si va alle spiagge di Fuil ‘e Mare, Sas Linnas Siccas, e ai villaggi di Cala Liberotto e Cala Ginepro.

Nel golfo di Orosei si ammirano i più antichi paesaggi scolpiti nel granito messo a nudo dall’erosione dei millenni che ne ha consumato la parte cristallina e calcarea, sul golfo, nel massiccio del Gennargentu e nel vicino Supramonte.

Da Cala Gonone, piccolo centro di pescatori di origine ponzese, si raggiunge la Grotta del Bue Marino, habitat naturale delle foca monaca.

Da Cala Gonone, in direzione di Orosei, all’altezza del bivio per Galtellì, la chiesa campestre di Su Babbu Mannu, del 1622, e la grotta di Ispinigoli, che si sviluppa per 10 Km.

Golfo di Orosei, Costa Est della Sardegna
Golfo di Orosei, Costa Est della Sardegna

Centri balneari rinomati per le splendide spiagge e il colore azzurro verde del mare cristallino sono:

  • Cala Luna, accanto allo stagno creato dal Rio Codula de Ilune, in una gola di eccezionale interesse paesaggistico,
  • Cala Sisine,
  • Cala Mariolu.

Risalendo la costa verso nord si incontra la spiaggia di Berchidda, Capo Comino, Santa Lucia. Qui spicca la Torre di S. Lucia, del XVII sec., costruita con mattoni e pietra basaltica scura, con l’omonima chiesa e una lussureggiante pineta.

Oliena e Orosei in Provincia di Nuoro
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Alghero, città del Nord Ovest della Sardegna

Piazza Sulis, Alghero, Sardegna
Piazza Sulis, Alghero, Sardegna

Alghero, pittoresca cittadina posta in una bella baia, fondata dai Doria nel 1102, capitale del turismo sardo per la costa ovest della Sardegna. Il centro storico quasi intatto racchiude il fascino catalano di vie, finestre gotiche, portali intarsiati, balconi fioriti.

L’economia incentrata sul turismo, la produzione vitivinicola, l’artigianato orafo, la pesca e la lavorazione del corallo, i preziosi merletti, il vimini, la zootecnia.

Si parla un dialetto della lingua catalana.

Città di Alghero in Sardegna
Alghero in Sardegna

Immaginando di percorrere una visita immaginaria, partiamo dalla Piazza Porta a Terra che unisce il centro storico con la città moderna e i giardini pubblici; nella piazza troviamo la Torre degli Ebrei (XIV). L’antico complesso difensivo è rappresentato dalla cilindrica Torre di S. Joan (XVI sec.). Più avanti Piazza Sulis, ritrovo mondano della città. Interessante la Torre dell’Espero Reial (o dello Sperone) risalente, nella struttura attuale alla fase spagnola. Nella zona vecchia il complesso quattrocentesco formato dalla chiesa, il convento e il chiostro di San Francesco, in cui si sposano felicemente forme gotico-rinascimentali, dal particolare campanile gotico-catalano e l’interno in arenaria.

Città di Alghero, Sardegna
Città di Alghero, Sardegna

Durante l’estate il chiostro è sede di manifestazioni culturali di cui la più nota è la rassegna dell’estate musicale internazionale di Alghero. Da piazza Sulis si dipartono passeggiate verso il mare seguendo il litorale urbano. Sul lungomare Dante molti villini stile liberty; nel lungomare Colombo l’ottagonale Torre di S. Giacomo (d’ispirazione gotica) e la chiesa di Nostra Signora del Carmelo e la via omonima, abitata dai pescatori. Sul lungomare M. Polo le caratteristiche feritoie per le bocche da fuoco. Il lungomare Magellano si sviluppa su un corridoio murario, stretto, con una serie d’archi che forse racchiudevano l’antica darsena: di qui due scalinate portano al quartiere ebraico, ben conservato, e alla Porta a Mare (accesso storico alla città). Proseguendo s’incontrano i resti del Forte de la Magdalena la cui torre conserva una lapide (ricorda lo sbarco nel 1855 di G. Garibaldi). Il Palazzo de Ferrera sede stabile del governariato d’Alghero, è un esempio d’architettura gotica del XVI sec.

Bastioni della città di Alghero, nel nord della Sardegna
Bastioni di Alghero

In piazza Duomo la Cattedrale e la casa natale del noto storico G. Manno. Da visitare Casa Doria (XVI sec).

Dal porto d’Alghero parte l’attività commerciale (esportazione del caolino) e battelli diretti alle grotte di Nettuno e Capo Caccia. Da Alghero, sulla litoranea vicino al mare tra olivi, vigneti, dirupi, molti accessi al mare, la spiaggia La Speranza, si arriva a Capo Marrargiu ove, tra le rocce spicca la torre Argentina e la splendida caletta di Copultittu e Cala S’Abba Druche.

In una conca, a destra del fiume Temo, si estende la cittadina di Bosa: il Temo e le case alte la distinguono dalle altre città. Ha origini antiche, nuragiche e romane. L’economia si fonda sull’agricoltura, l’artigianato: la concia delle pelli, il famoso filet, l’intaglio del legno, la filigrana in oro e argento, la raccolta e la lavorazione del corallo, la pesca. Domina la città il Castello di Serravalle del 1112 voluto dai Malaspina, di cui restano le mura e le torri; entro le mura fu costruita la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos (XIV sec). Spettacolare il panorama dai bastioni del castello; la valle del Temo, la chiesa di S. Pietro, Bosa Marina e la torre dell’isola Rossa. Da ammirare il ponte Temo, in trachite rossa, la cattedrale dell’Immacolata (dal campanile in trachite), il Palazzo di Don Carlos, il Fontanone (eretto per celebrare il primo acquedotto), la chiesa del Carmine, quella di S. Giovanni (XII sec). Feste religiose caratteristiche di Bosa sono: S. Maria del Mare (prima domenica d’agosto), si svolge, in parte, su barche che risalgono il Temo dalla chiesa di Bosa Marina alla cattedrale. La festa di Nostra Signora di Regnos Altos (seconda domenica di settembre), la cui processione attraversa il quartiere medievale di Sa Costa, e termina nella piazza d’armi del castello Malaspina. Bosa, il cui porto è stato aperto al mondo catalano e spagnolo, coniuga l’antico nucleo con la zona moderna e l’espansione verso la costa. Il centro balneare di Bosa Marina, sul lato della foce del Temo, ha un grazioso porticciolo commerciale e turistico dal quale sono organizzate gite in barca sul fiume. La spiaggia con la sabbia scura (per la presenza del ferro) è consigliata anche per curare alcune malattie reumatiche. Delizioso il molo in trachite che porta all’isola Rossa, piccola e rocciosa, ove la torre cinquecentesca è aperta per conferenze e mostre.

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Gli Abissi della Sardegna

Il subacqueo che normalmente s’immerge lungo le coste italiane è abituato ad ambienti con scarsità di pesce, mentre esplorando i fondali che contornano la Sardegna scoprirà aspetti di vita subacquea veramente affascinanti. La temperatura mite dell’acqua, la straordinaria limpidezza delle acque che permette una visibilità di oltre 40 metri, fanno dell’isola una meta irrinunciabile per coloro che amano immergersi nelle profondità marine.Situato strategicamente al centro della suggestiva omonima baia, dal Marine Diving Center Porto Conte si raggiungono in dieci minuti di gommone i luoghi di immersione di Capo Caccia e Punta Giglio dove vi è una grande concentrazione di grotte sommerse e spettacolari falesie a picco sul mare. Dal diving è possibile organizzare uscite anche con condizioni di mare avverso, a ridosso di Capo Caccia o Punta Giglio, disponendo di tre motobarche e due gommoni, con capacità totale di 30-40 persone ad uscita, anche con immersioni differenziate. Il fiore all’occhiello dell’O.Mar Diving è la visita al relitto del KT 12, il più bello del Mediterraneo, adagiato su un fondale di sabbia a oltre 30 metri di profondità in pieno assetto di navigazione. Il centro offre inoltre, su richiesta e a numero limitato, l’emozione dell’immersione notturna e, per i subacquei più esperti, l’immersione speleologica nella cavità della grotta di Su Gologone esplorata sino alla profondità di 106 m. L’Argonauta Diving Center di Cala Gonone, nella costa centro orientale della Sardegna, è in grado di proporre, in questo affascinante e selvaggio tratto di costa, una grande varietà di immersioni: due relitti della 2^ guerra mondiale, frequentati da corvine e pesci balestra; caverne come la Galleria, peculiare per la presenza di una spiaggia fossile sottomarina e la Grotta delle Ostriche con pareti ricoperte di grandi ostriche vive e persino fossili, o la falesia. La scaletta di ferro nei cui anfratti sono numerose le cicale di mare e le eunicelle cavolinii. L’Argonauta Diving Center dispone del motor yacht Mizar, un comodo 14 metri e propone lo snorkeling, passeggiata a pelo d’acqua, sia diurna che notturna, facile per tutti, e, per i neofiti, il Discover Scuba, divertente immersione entro i 6 m. su franate e colate di basalto colonnare. Il Mediterranea Centro Sub di Arbatax, nella costa centro orientale della Sardegna, dal 1993 volge, tutto l’anno, l’attività di centro di formazione subacquea P.A.D.I. e di centro per le immersioni guidate. Il centro dispone di attrezzature sub complete, tre unità per complessivi 35 subacquei in uscita su ben 45 punti di immersione disseminati nel Golfo di Arbatax e nel Golfo di Orosei, tutti diversi tra loro. Per i subacquei provvisti di brevetto, i più rinomati punti di immersione sono: la secca del perno, a sud di Arbatax, caratterizzata da una conformazione granitica su un fondale di sabbia a circa 27 metri, rifugio ideale per pesci e crostacei e Punta Litiera, a nord di Capo Monte Santu, parete calcarea lavorata dal mare e dall’acqua dolce, con cavità e piccole grotte ricche di una vita sottomarina dai colori e dalle visioni indimenticabili. Il Centro Subacqueo Yacht Club Cagliari, situato nel Porticciolo di Marina Piccola, alle pendici della Sella del Diavolo, si affaccia sul mare del Poetto, la bianchissima spiaggia della costa meridionale della Sardegna. Da non perdere, inoltre, le immersioni nelle secche del Golfo degli Angeli e nel Parco Geomarino di Villasimius.

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Tour Masua, Bugerru, Fluminimaggiore

L’itinerario di questo mese parte da Masua, nell’Iglesiente, la parte a sud ovest della Sardegna, dove è possibile ammirare il porto pensile della miniera di Porto Flavia, un complesso di gallerie unico in Europa, che si sviluppa per ottocento metri, sbucando proprio sul mare, di fronte al Pan di Zucchero, un bianco faraglione di 132 metri, il più antico scoglio d’Italia.Ritornati sulla strada principale, si percorre l’altopiano di Pranu Sartu dove si possono notare i resti dell’omonimo villaggio minerario e quelli della galleria Henry, attraversata dalla ferrovia, un tempo adibita al trasporto dei minerali e oggi in fase di ristrutturazione grazie al progetto di un parco geo-minerario. Dopo pochi chilometri si arriva al limitare del pianoro con vista mozzafiato sull’insenatura di Buggerru – Portixeddu.Superato Buggerru, si costeggia un’ampia spiaggia sabbiosa lunga due chilometri e mezzo, racchiusa alle spalle da un’imponente pineta che ricopre le antiche dune di San Nicolò. Alla fine della spiaggia, la località di Portixeddu, un gruppo di case abitate prevalentemente nei mesi estivi, con ristoranti e punto di ristoro. Fluminimaggiore è un antico centro minerario e attualmente, chiuse le miniere, proiettato verso un’economia basata su un turismo fatto di mare, archeologia punico romana e di archeologia mineraria. Al centro dell’abitato, il museo paleontologico che propone una vasta esposizione di fossili animali vissuti milioni di anni fa, quali trilobiti, archeocyatidi, graptoliti, briozoi ed echinodermi. Leggermente spostato rispetto alla strada principale, il Museo Etnografico (Corso Vitt. Emanuele 482, Fluminimaggiore, tel. 0781580990), ricavato nei locali ristrutturati dell’antico mulino ad acqua Licheri, dove è possibile vedere il funzionamento della mola per la macinazione di cereali e i diversi ambienti in cui viveva la tipica famiglia fluminese. un gruppo formato da 15 alunni naturalisti, fotografi, informatici, profondi conoscitori della zona, che hanno aperto l’entroterra fluminese al turismo 365 giorni all’anno. Uno degli itinerari prende l’avvio da Buggerru (Piazza del ficus) e prevede un percorso di circa 6 Km percorrendo una vecchia strada mineraria e proseguendo lungo il bordo della falesia. Fiancheggiato uno dei più importanti scavi minerari a cielo aperto della zona, si attraversa il “paese fantasma” di Pranu Sartu per toccare diversi punti panoramici e località per concludersi a Cala Domestica.L’itinerario di Capo Pecora consente di godere della bellezza selvaggia dei paesaggi e di visitare un’area archeologica testimonianza della civiltà dei nuraghi. L’escursione prende avvio dalla località di Corru Longu: dopo un susseguirsi di promontori e percorrendo sentieri tracciati dalle capre, si arriva alla zona archeologica. 600 metri verso l’interno, una Tomba di Giganti, realizzata con grossi elementi litici e lunga oltre 5 metri. A Buggerru, Portixeddu e Fluminimaggiore si può andare alla scoperta dei ristoranti specializzati in piatti di pesce o negli agriturismo dove è possibile gustare il porchetto e l’agnello allo spiedo e funghi alla brace.

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Geografia della Sardegna: Clima, Fiumi, Montagne, Coste

Morfologia della Sardegna

L’isola di Sardegna è situata nel centro del mare mediterraneo in una posizione intermedia tra la nostra penisola, l’Africa, la Francia e la Spagna. La distanza tra la Sardegna e l’Italia, che si realizza tra il capo di Ferro e il Monte Argentario, è di 188 chilometri, mentre dalla costa Africana dista 180 km , dalla Sicilia 278 km, dalle isole Baleari circa 315 km e dalla Corsica che è separata a nord dalle Bocche di Bonifacio dista appena 12 km. Essa rappresenta una forma vagamente rettangolare lunga al massimo circa 271 km e larga circa 144 km, con una superficie di circa 24.090 kmq, comprese le piccole isole costiere.

La Sardegna risulta quindi la seconda isola del Mediterraneo dopo la Sicilia. E’ simbolicamente divisa in due dal meridiano 9° di longitudine est da Greenwich e compresa, all’incirca, entro il 38° 52′ e 41°19′ parellelo di latitudine nord.

La conformazione dell’isola rassomiglia, per la sua forma, a un’orma del piede umano per cui anticamente portava il nome di Ichnusa dal greco ichnion che significa orma. Gli antichi greci, accanto a Ichnusa, usavano anche il termine di Sandaliotis cioè isola a forma di sandalo. Successivamente il nome di Ichnusa si sarebbe tramutato in Sardo, nome da ricollegarsi con il mitico Sardopatore o Sardus pater eroe libico che avrebbe occupato l’isola, più tardi in alcuni scrittori si incontrano già le forme di Sardania, Sardonia, mentre i Romani adattarono definitivamente la forma Sardinia, diventando poi Sardegna.

L’isola è circondata da azzurrissime acque ad alta salinità e sono generalmente molto tranquille, le maree hanno un ampiezza media oscillante tra 20 e 30 cm.

Le correnti in generale sono deboli, solo nelle Bocche di Bonifacio sono più impetuose grazie all’impulso del ponente e del maestrale e nel Canale di S. Pietro tra l’isola omonima e la costa sulcitana, aventi in questo caso una certa importanza per i loro riflessi sulla pescosità delle zone costiere e sull’emigrazione dei tonni.

Lungo il litorale settentrionale, tra il Capo Caccia e il Capo Testa, e dinanzi a quello sud- occidentale, possiamo notare l’esistenza di numerosi banchi di corallo, i quali insieme alla pescosità delle acque ha richiamato da tempo e fino ad epoca recente, pescatori liguri, livornesi, catalani.
In Sardegna sono evidenti i resti di formazioni dell’era primaria, sorte insieme alla meséta della penisola iberica ed alle hyères della Provenza, terre che esistevano nel mediterraneo occidentale molto tempo prima che emergessero gli Appennini e le Alpi. La zona più antica della Sardegna è rappresentata dalla parte sud- occidentale, ovvero l’attuale Sulcis Iglesiente le cui rocce appartengono ai periodi cambrico e silurico, con formazioni arenarie, scisti argillosi, dolomie insorte da 600 a 400 milioni di anni fa. Durante il carbonifero, ossia circa 300 milioni d’anni fa, un grande corrugamento determinò l’ascesa di grandi masse magmatiche e granitiche che forma la struttura della Sardegna, infatti l’impalcatura dell’isola è granitica. Ulteriori trasformazioni si ebbero dopo le formazioni sedimentarie orizzontali od a lieve pendio, mentre si producevano depositi marini e litoranei. Infine con il corrugamento alpino accompagnato da grandi attività vulcaniche, si generò il distacco dell’isola dal continente. Con le emersioni del Quaternario le varie masse più antiche si saldarono tra loro mentre si verificava il distacco dalla Corsica ottenendo così l’assetto attuale.

Data la complessa storia geologica, l’isola ha varie e complesse caratteristiche morfologiche, circa il 68% del territorio risulta essere essenzialmente collinoso, comprende montagne aspre anche se non particolarmente elevate e alcune grandi pianure e altre più piccole.

IL CLIMA

Il clima della Sardegna è di tipo marittimo mediterraneo, temperato, conseguentemente mite. Risente naturalmente della posizione geografica e della sua insularità, infatti la Sardegna si trova nella traiettoria delle masse d’aria tropicali provenienti dalle coste africane, da un lato, dalle masse d’aria recate dai venti occidentali di origine atlantica dall’altro, mentre, sporadicamente viene investita da correnti d’aria fredda provenienti dall’Artico. La completa insularità dell’isola e la breve distanza dal mare di ogni punto del suo territorio conferisce a tutta la regione un clima di tipo marittimo, accentuato lungo la fascia costiera.

La temperatura media annua registra valori alquanto elevati, oscillanti circa tra i 18°C. di Cagliari, 17°C. di Sassari e 10,5°C. del massiccio del Limbara. Nella Stagione fredda ovvero dicembre, gennaio e febbraio le temperature medie dell’inverno sono attorno a 7°C., con qualche grado in meno per l’interno a seconda anche dall’elevazione dei terr itori. Durante la primavera, che corrisponde ai mesi di marzo, aprile e maggio, si registrano temperature medie attorno ai 13-14°C., con momentanee e sporadiche perturbazioni provocate da irruzioni di aria fredda, si passa rapidamente, nei primi giorni di giugno, alla stagione estiva. In questo mese la temperatura media tocca 21,5°C. a Sassari, 24,5°C. a Nuoro, 21°C. ad Olbia e 23°C. a Cagliari. Nelle zone elevate del nord, come a Tempio Pausania o nel Gennargentu si registrano medie di 18,9° e 19°C.

I mesi più caldi, luglio e agosto, registrano medie di circa 25°C. nella Sardegna meridionale, mentre in alcune località degli altopiani dell’interno si toccano punte massime di 40-42°C., ma nel complesso l’influenza mitigatrice del mare è notevole in quasi tutta l’isola e le estati sono di solito meno calde, per esempio, delle zone continentali subappeniniche.

Un elemento altrettanto importante del clima è costituito dai venti, infatti l’isola è investita tutto l’anno da venti provenienti da tutte le direzioni. Il vento dominante durante la stagione invernale è il maestrale, che spira da nord-ovest.

Lungo la fascia occidentale dell’isola, non protetta da alcun rilievo, il maestrale ha lasciato dei segni indelebili nel paesaggio, erodendo e modellando la roccia e deformando gli alberi che assumono una posizione inclinata verso sud-est. Quando spira durante l’estate reca nell’isola ondate di calore che dissecano i terreni e bruciano le colture. Frequenti, sempre nella stagione invernale, sono anche il ponente e il libeccio, che investono tutta la fascia occidentale, spingendosi a nord oltre le Bocche di Bonifacio e a sud investendo il Sulcis, fino al golfo di Cagliari. Inoltre abbiamo lo scirocco, che è un vento caldo e originariamente asciutto che spira da sud proveniente dai deserti africani, attraverso il mare si carica di umidità e quando investe la Sardegna reca aria calda umida. Mentre il Levante è meno frequente, giunge sulla costa orientale ancora fresco ed abbastanza umido, ma superati i rilievi, scende nel versante occidentale carico di calore provocando danni assai gravi alle colture, soprattutto lungo la valle del Tirso e del Campidano.

Venti minori sono la tramontana ed il grecale, sempre abbastanza freschi tanto in estate che in inverno.

Per quanto riguarda il regime pluviometrico si può dire che è in stretto rapporto con l’andamento e l’origine dei venti. La Sardegna presenta due periodi separati di piovosità, intervallati da un periodo asciutto, corrispondente al mese di giugno, proprio in questo periodo si hanno i venti di grecale e tramontana che lasciano il cielo per lunghi periodi limpido e sereno. Nei rimanenti periodi dell’anno le piogge sono sporadiche e a carattere temporalesco. La quantità media annua di pioggia che cade nell’isola è assai modesta se confrontate con le altre regioni d’Italia. Il versante occidentale gode di una maggiore quantità d’acqua, in quanto è più piovoso di quello orientale a causa dei rilievi dell’interno che a volte bloccano le correnti provenienti da ovest e determinano le precipitazioni.
Quindi le piogge cadono più abbondantemente nell’interno dell’isola mentre sono più scarse nelle pianure e lungo le coste.

Le precipitazioni nevose riguardano le zone superiori a 500 metri di altitudine. Nevica sul massiccio del Gennargentu, dove il manto nevoso è costante per 4-5 mesi all’anno, lungo tutta la catena montuosa del Marghine fino ai Monti di Alà e al massiccio del Limbara, con precipitazioni costanti durante

Le coste

La Sardegna presenta uno sviluppo costiero di circa 1.898 km, isolette comprese. La lunghezza delle coste sarde in rapporto alla superficie è doppia rispetto a quelle della Sicilia e quasi tripla rispetto alla penisola.

Le coste sarde sono di prevalente formazione tettonica e per lunghi tratti sono alte, rocciose e rettilinee, mentre la parte pianeggiante costituisce appena un quarto di tutto il litorale. Le coste più alte si trovano ad oriente e particolarmente dove si affacciano sul mare le montagne di calcare, come l’Ogliastra.

Alte e strapiombanti sono anche le coste a Capo di Caccia, nella Nurra, e nel basso Iglesiente.

Lungo le coste di calcaree il paesaggio è reso più pittoresco dalle ampie grotte di origine carsica, poste a livello del mare, la più importante è la grotta di Nettuno, nei pressi di Alghero, ma non sono di certo meno interessanti quelle che si aprono sul Golfo di Orosei, dove trovano rifugio le foche sarde, gli ultimi esemplari del mediterraneo.

Nelle coste di nord-est e nella punta estrema di sud-ovest troviamo le rias, insenature che penetrano profondamente nella parete rocciosa, palese risultato della sommersione di valli fluviali sboccanti sulla costa, in seguito all’aumentato livello del mare. Tipici sono il piccolo ma profondo golfo di Teulada a sud, e lungo la costa gallurese, i golfi di Terranova (Olbia), di Cugnana e di Arzachena. Lungo la costa occidentale si apre il golfo di Oristano, dove si affacciano le pianure del Campidano e la Valle del Tirso, ad oriente si trova la rientranza del golfo di Orosei, scavato nella roccia, che strapiomba sul mare, a sud il golfo di Cagliari e a nord-ovest quello dell’Asinara.

Il golfo di Cagliari, detto anche golfo degli Angeli in virtù della bellezza del paesaggio, è dominato ad ovest e ad est dai massicci granitici del Capoterra e del Serrabus, mentre dal fondo stesso del golfo si stacca il promontorio di S. Elia. Il golfo dell’Asinara ha coste basse e sabbiose nel fondo, che però tornano ad essere alte e rocciose ad est, nel tratto anglonese.

Le spiagge più grandi si trovano nel fondo di grandi golfi come quello dell’Asinara, di Oristano, di Cagliari e di Palmas, mentre soprattutto lungo la costa orientale la roccia non offre che piccoli tratti sabbiosi, ricavati dai promontori dal fondo delle rias. Anche nelle zone balneari-turistiche incombono alte pareti rocciose che costituiscono per la suggestività del paesaggio una delle maggiori attrazioni di tutta l’isola.

I Fiumi

La rete idrografica sarda è formata da quattro fiumi maggiori:

  • Tirso,
  • Flumendosa,
  • Coghinas,
  • Flumini Mannu,

che defluiscono ai quattro litorali dell’isola per una superficie di 9.963 chilometri.

Il Tirso, antico nome Thyrsus, è il maggiore fiume sardo, infatti ha una lunghezza di 159 km. mentre l’ampiezza di bacino è di circa 3.375 kmq. e sbocca nel golfo di Oristano. Il Tirso nasce nell’altopiano granitico di Buddusò, nell’alto Goceano, ad oltre 900 m. di quota. Scendendo verso sud-ovest esso scorre per un lungo tratto su terreni basaltici segnati da una profonda frattura tettonica posta ai margini delle catene del Goceano e del Marghine, in questo primo tratto le sue acque sono scarse ma successivamente il fiume si arricchisce con i tributi del Liscoi, proveniente dal nord e dal Taloro, emissario del lago di Fonni. A questo punto il Tirso, sbarrato da una potente diga artificiale, chiamata la diga di Santa Chiara d’Ula e costruita nel 1923, si trasforma in un grande lago, lago-serbatoio d’Omodeo. A valle del lago il fiume scorre ormai entro argini solidi e ben sistemati. Attraverso le fertili pianure dell’alto Campidano e di Arborea, il Tirso si versa infine nel golfo di Oristano, a pochi chilometri, circa 6 km., dalla città. Sempre sulla costa occidentale, ma a nord del bacino del Tirso, scorre il Temo, fiume con carattere torrentizio, nasce dal monte Pedra Ettori e nel primo tratto segue la direzione sud-nord, scorrendo a pochi chilometri dalla costa, ma a Villanova Monteleone inverte il corso e si dirige verso il sud raccogliendo le acque della Planargia. A circa quattro chilometri dalla foce, dove sorge la città di Bosa, il suo letto si allarga notevolmente, tanto da rendersi navigabile, infatti è stato creato un piccolo porto a Marina di Bosa.

Il Flumini Mannu è il quarto fiume della Sardegna per ampiezza di bacino e per lunghezza, di circa 86 km. Il Flumini Mannu, chiamato di Samassi, scende con molti rami sorgentiferi dall’altipiano calcareo del Sarcidano e, costituitosi in un unico corso, supera la gola del Furtei per sboccare nella piana del Campidano. Nella parte centrale della pianura di Samassi riceve il torrente Leni, alimentato dalle sorgenti del monte Linas, nell’Iglesiente, mentre da sinistra riceve altri torrenti provenienti dall’altopiano del Gerrei, formato dalla confluenza del Trexenta col Serrabus. Ma l’affluente più ricco d’acqua è il Cixerri, il fiume che lo raggiunge da destra, poco prima dello sbocco nel vasto stagno di Cagliari. Il Cixerri, infatti, estende il suo alto bacino nella parte centrale dell’Iglesiente, dove dai calcarei metalliferi che caratterizzano la zona sgorgano numerose sorgenti.

Il Flumendosa è il più importante fiume della Sardegna, non tanto per lunghezza, che è di 122 km., o per ampiezza di bacino che risulta di 1.826 kmq. Quanto per l’insostituibile contributo che le sue acque danno e daranno all’economia isolana. Il Flumendosa ha origine nel vasto massiccio del Gennargentu, con due rami sorgentiferi, il Calaresu e il Mandara, che si incontrano nel profondo solco tettonico, tra le pendici del massiccio e il monte Perda Lina. A quest’altezza, nel 1949, è stata creata una grande diga di sbarramento con la quale si forma il primo dei grandi laghi-serbatoi del Flumendosa. Inoltre il Flumendosa bagna la Barbagia di Belvì e a sud di Gadoni piega verso il sud, raccogliendo le acque dalle diverse fonti carsiche della zona.

Nel corso medio del Flumendosa al termine della gola di Nuraghe Arrabiu è stato costruito nel 1959 il lago ora denominato Antonio Maxia, lungo circa 17 Km., le cui acque, insieme a quelle di un altro lago costruito sbarrando il Rio Mulargia, affluente di destra, vengono condotte nella Trexenta e poi con un lungo canale al Campidano per l’irrigazione della vasta ed arida pianura.

Dal Gennargentu nasce anche il Cedrino, fiume non molto lungo di circa 70 Km. ma tra i più ricchi d’acqua dell’isola.

A nord del golfo di Orosei sfocia il Rio Posada, fiume piuttosto breve ma con carattere torrentizio, formato dalla confluenza del Rio Mannu di Bitti col Rio d’Alà.

Stessa natura torrentizia presenta il Padrogiano, corso che scende tumultuosamente dal massiccio del limbara e solca la pianura olbiense.

Nella costa settentrionale si versano tre fiumi, di cui uno, il Coghinas, tra i maggiori dell’isola. A nord-est scorre il Liscia, fiume che nasce dai rilievi del Limbara e che, aprendosi la strada tra le rocce granitiche della Gallura, sfocia nell’insenatura di Porto Liscia.

Il Coghinas, antico nome di Thermus, è formato dalla confluenza di due corsi provenienti da direzioni opposte: Il Rio Mannu di Berchidda, che ha origine nei Monti d’Alà, e il Rio Mannu di Ozieri, che è alimentato dalle acque della catena del Marghine. I due corsi si incontrano nel cuore della vasta depressione tettonica del Logudoro, dove mediante uno sbarramento è stato creato nel 1927 un serbatoio idrico. Il Coghinas ha una lunghezza di 115 Km. ma il suo bacino è di 2.476Kmq., il secondo, per estensione, in Sardegna.

Nel cuore del golfo dell’Asinara, a Porto Torres, sfocia un altro Rio Mannu, detto anche Turritanu, che scende dall’altopiano sud-occidentale del Logudoro e si avvia al mare con un corso ricco di meandri

I Laghi

La Sardegna è praticamente priva laghi naturali, mentre numerosi sono i laghi artificiali realizzati per raccogliere le acque dei fiumi sardi che sono a carattere torrentizio, spesso gonfi ed impetuosi d’inverno e aridi d’estate.
Una sola, modesta, eccezione può essere riconosciuta nel laghetto di Baratz, situato nella Nurra orientale. Il lago di Baratz si trova ai piedi del monte dell’Acqua (o monte de s’Abba) ed ha una profondità massima di appena 20 metri.

La mancanza di laghi naturali va ricercata nella storia geologica dell’isola, per la mancanza del glacialismo quaternario e dei fenomeni tettonici recenti, e nel regime pluviometico.
Per quanto rigarda i laghi artificiali troviamo:
Lago Omodeo: dovuto allo sbarramento del fiume Tirso grazie ad una diga di tipo rettilineo ad archi multipli. Nel 1923, quando la diga fu ultimata, rappresentò la più grande diga del mondo, di quel tipo, che racchiudeva il più grande lago artificiale d’Europa. All’interno della diga vi è una centrale idroelettrica.

Lago del Coghinas: dovuto alla sbarramento del fiume Coghinas, grazie a una diga el tipo a gravità. Tale diga venne ultimata nel 1927 e anche questa ha funzioni idroelettriche.

Lago alto Flumendosa: si trova nel territorio di Villanova Strisaili (comune di Villagrande) alle pendici meridionali del Gruppo del Gennargentu. Questo lago si è originato per lo sbarramento del fiume Flumendosa grazie ad una diga del tipo ad arco gravità simmetrica. Qusto bacino ha funzioni sia idroeletriche sia di irrigazione.

Lago alto Gusana: dovuto allo sbarramento del torrente Gusana, affluente del fiume Taloro, nei pressi di Gavoi per mezzo di una diga lunga 320 m.

Lago Flumendosa – Arcu S. Stefano: dovuto allo sbarramento del fiume Flumendosa presso Orroli con una diga ad arco-gravità.

Lago del Mulargia: dovuto allo sbarramento del rio Mulargia poco prima della sua confluenza con il fiume Flumendosa, per mezzo di una diga ad arco-gravità.

Numerosi sono, o meglio erano, gli stagni e gli acquitrini. Gli stagni costieri come i maggiori di Quartu, di Cagliari, di Cabras di Alghero e di Sassari, sono il residuo di insenature del mare che successivamente sono state isolate da cordoni di dune, oppure si tratta di stagni formatisi in seguito alla sommersione di tratti terminali di fiumi, poi separati dal mare dalle dune. Gli acquitrini dell’interno si sono formati nelle depressioni di terreno e spesso raccolgono acque salate inutilizzabili ai fini dell’irrigazione. Tra i maggiori sono stati segnalati quelli di Simbirizzi, Serdiana, Nuraminis, Samatzai

Le Pianure

Le pianure sono di natura alluvionale, formatesi cioè attraverso l’erosione dei rilievi da parte delle acque che hanno provocato una sedimentazione sul fondo, spesso riempiendo i canali marini.

Le principali sono quelle del Campidano e della Nurra.

Il Campidano, o meglio i Campidani, poiché la grande pianura sarda si suddivide in alcune subregioni per molti aspetti differenziate le une dalle altre, si stendono dal golfo di Cagliari a quello di Oristano su una lunghezza di circa 110 Km., mentre la larghezza varia tra i 15 e i 25 Km. e hanno come base il fondo di una fossa tettonica: un’ampia frattura che ha separato nel terziario i massicci del Furtei , del Serrenti e di Monastir da quelli dell’Iglesiente. I Campidani sono stati per lunghi secoli, fino ad un recentissimo passato, una terra semideserta dominata dalla miseria e dalla malaria, la cui causa era rappresentata dagli acquitrini, paludi e stagni costieri alimentati dalle acque dei torrenti in piena privi di un alveo regolare e di facili sbocchi al mare.

Di origine tettonica è pure la pianura della Nurra che si stende a nord tra il golfo dell’Asinara e la rada di Alghero. La parte settentrionale risulta ampia e distesa attorno a Porto Torres, ricca di apporti alluvionali recati dal fiume Mannu o Turritano, che formano una serie di terrazzi degradanti sul mare, mentre la parte meridionale è chiusa tra le alte colline del Logudoro e in monte Doglia si affaccia al mare con una fascia di terreno fertile ma limitata.

Abbiamo inoltre pianure minori, alcune interne circondate da rilievi , ed altre periferiche, costiere.

Le pianure interne, chiamate spesso campi, hanno avuto origine dal parziale svuotamento per l’erosione dei corsi d’acqua, dai bacini ricolmi di tufi vulcanici o di sedimenti marnosi. I più noti sono i campi di Ozieri e di S. Lucia di Bonorva, nel nord; della Trexenta e della Marmilla nel centro-sud dell’isola.

Altre ristrette pianure, di varia origine, si trovano alla periferia dell’isola, come quella di Olbia, solcata dai torrenti Padrogiano e Castangia, la valle del Cixerri, di origine tettonica, che sbocca nel Campidano e infine la stretta fascia del litor

I Rilievi

La Sardegna, insieme alla Corsica, è la più antica tra le terre emerse nel bacino mediterraneo meridionale. E’ costituita in gran parte da terreni formatisi nelle varie epoche dell’era paleozoica e soprattutto del cambriano e del siluriano. Le rocce del cambriano, cioè il nucleo più antico, hanno costituito il primo blocco di terra emersa dal mare nell’era paleozoica e corrispondono attualmente all’area dell’Iglesiente e del Sulcis, nel sud-ovest, e nella Nurra nel nord-ovest.

Quindi la Sardegna in questa parte sud-occidentale è costituita da scisti, arenarie e calcari metalliferi, invece la parte orientale dell’isola, da attribuire al siluriano, è composta prevalentemente di graniti, porfidi e scisti, successivamente metamorfizzati dal corrugamento dell’Erciniano e dalle sue imponenti eruzioni che diffusero in gran parte dell’isola strati di zone cristalline. Il terziario fu caratterizzato da importanti eruzioni vulcaniche, le quali ricoprirono parzialmente la costa occidentale, il Nuorese e il Sarcidano da strati di trachiti e successivamente da basalti liberati dall’apparato vulcanico di Montiferru. La fascia centrale dell’isola, che corrisponde all’attuale Logudoro e Campidano, si è formata durante il miocene medio, in un periodo precedente alla emersione, con depositi composti soprattutto di marne e calcari. Durante il quaternario si ebbe l’emersione che saldò in un solo complesso le due fasce più antiche dando più o meno all’isola l’aspetto attuale, successivamente all’emersione la grande fossa centrale subì un ulteriore colmamento grazie all’abbondanza dei depositi alluvionali.

La Sardegna è dunque una zona prevalentemente montuosa, percorsa da rilievi isolati, separati da altopiani e affossamenti, in gran parte di origine tettonica e di varia ampiezza. Il carattere montuoso della Sardegna è dato non tanto dall’altimetria, che è di 334 metri sul livello del mare, o dalla superficie occupata dalle montagne che è pari ad il 15% dell’isola, bensì dalle forme stesse del rilievo. L’aspetto prevalente della Sardegna, è infatti quello di una serie di vasti altipiani, spesso di natura vulcanica, le cui rocce sono costituite da basalti, trachiti, andresiti e porfidi. A volte i rilievi che caratterizzano la Sardegna sono spianati e vengono chiamati tacchi se di origine calcareo-dolomitica e giare nel caso di formazioni basaltiche.

Il complesso montuoso più importante è il massiccio del Gennargentu si estende nella parte centro-orientale dell’isola, dalla Barbagia all’Ogliastra, affacciato sul tirreno e comprende la quota più elevata della Sardegna, la Punta La Marmora, detta localmente Perdas Crapias, di 1.834 metri s.l.m. Esso è formato per la maggior parte da rocce metamorfiche e da filladi quarzifere, successivamente ricoperte da colate di porfidi e da intrusioni granitiche. Gli altopiani della Barbagia fasciano ad ovest ed a sud il Gennargentu e culminano nel monte di Santa Vittoria di 1212 m. Come si può notare questo ed altri monti della zona non hanno forme di vere e proprie cime ma si tratta di larghi dossi arrotondati. Superato il Flumendosa e scendendo verso sud-ovest, si estende l’altopiano del Gerrei, qua e la dominato da groppe isolate, e infine il vasto altopiano granitico del Serrabus, su cui si elevano il monte Serpeddi, 1060 m., un insieme di creste dentellate dall’aspetto dolomitico.
L’altopiano del Sulcis, avvolto dalle pianure costiere, dal Campidano e, a nord, dalla valle del Cixerri, culmina nel Monte Caravius, di 1116 m., e nella Punta Maxia a 1017 m. I rilievi dell’Iglesiente hanno forme tubolari, sono chiusi ad est dal Campidano e addossati al mare.

A nord di Iglesias c’è il monte Linas di 1263 m., mentre verso il golfo di Oristano spicca appena, tra i numerosi dossi, il Cùccuru (cocuzzolo) del monte Armentu. Lungo la costa occidentale troviamo il Montiferru il più importante apparato vulcanico dell’isola culminante a 1050 m. che domina gli altopiani basaltici della costa (Planargia) e dell’entroterra

Particolarmente significativa è la catena che attraversa la Sardegna verso settentrione, da costa a costa, che comprende da est verso ovest l’Altopiano granitico di Alà, quello del Goceàno e l’Altopiano del Marghìne. Il punto più elevato si trova nel gruppo del Goceàno, il monte Rasu, e raggiunge i 1259 m. Ad est della fossa del Tirso si stendono i pianori calcarei del Nuorese, solcati da potenti fratture, isolati gli uni dagli altri, conosciuti come tacchi o toneri.

Questi altipiani di origine calcarea, grazie alla propria porosità raccolgono le acque piovane e sono quindi ricchi di acque sotterranee in scorrimento, così da determinare la formazione di fiumi ed anche piccoli laghi. Spesso questi fiumi sotterranei fuoriuscendo danno origine a sorgenti vere e proprie.
Simili ai tacchi, ma meno elevati e intagliati su rocce basaltiche, sono i gollei, altipiani nudi e semideserti, delle Baronie. All’estremo nord, racchiusa tra il solco del Coghinas, i monti di Alà e il fiume Posada, si estende la montuosa Gallura, formata da altipiani granitici disposti a gradini che scendono verso il mare, fratturati frequentemente da brevi e stretti solchi entro cui scorrono tumultuosi torrenti. La Gallura è dominata dal massiccio del Limbara, culminante nella punta Balestrieri a 1362 m. L’angolo di nord-ovest, corrispondente al Logudoro è caratterizzato da rilievi trachitici, che spesso si mostrano spianati dall’erosione, alternati a modeste collinette di origine vulcanica. L’altitudine della regione è modesta e il punto più elevato si raggiunge nella zona attorno ad Osilo, che supera i 700 metri di altezza.
Quindi gli altipiani granitici più grandi, che si distendono dal Limbara ai piedi del Gennargentu, sono quelli di Buddusò, di Bitti, del Nuorese e di Fonni. Per quanto riguarda gli altipiani basaltici i maggiori si estendono alla destra del tirso e sono l’altopiano di Abbasanta, tra il monte Ferru, il Campidano di Oristano ed il Marghine, ed inoltre ad un livello più elevato l’altopiano della Campeda, seguito ad occidente da quello della Planargia. Altipiani basaltici minori sono quelli che costituiscono le giare di Gesturi, di Serri e di Siddi che si innalzano nella parte centrale dell’isola fino a 600-700 metri di altezza.

Più importanti per altezza e per dimensioni sono gli altopiani calcarei che si trovano nell’alta e media valle del Flumendosa, da laconi alll’Ogliastra, e derivanti per frattura od erosione dell’antica formazione sedimentaria secondaria. Questi altipiani sono i tacchi (ampi e tozzi) ed i toneri (stretti ed allungati) delle Barbagie, che raggiungono le massime dimensioni nell’altopiano del Sarcidano. Il più noto è la Perda Liana (1295 m.) presso il lago dell’alto Flumendosa, con la caratteristica di avere una forma di torrioni isolati, e quello di Aritzo (975 m.) a forma di fungo e chiamati Texile.

I rilievi granitici vengono attaccati dagli agenti atmosferici, scolpendovi nicchie e cavità di ogni grandezza uguali ai tafoni della Corsica e che in Gallura vengono chiamati conchi, alcuni dei quali talmente grandi che vengono usati per ricovero di bestiame. Questo scolpimento può dare origine a strane forme, a fungo o a figura di animale, come è l’orso tagliato nel granito di Capo d’Orso, di fronte a Caprera. In misura minore può verificarsi questo scolpimento in rocce cristalline come le trachiti, il più famoso è quello dell’entroterra di Castelsardo che ha dato l’apparenza di un elefante.

Le Sorgenti

I particolari caratteri del clima e del suolo si riflettono sia sulle sorgenti che sui corsi d’acqua. Infatti oltre il 60% dell’isola è formato da terreni impermeabili paleozoici (basamento cristallino metamorfico in prevalenza silurico; graniti formanti altopiani o vasti terrazzi) e terziari, il 32% da terreni semipermeabili (rocce arenacee e conglomeratiche, formazioni trachitiche) e solo l’8% da terreni permeabili (quaternari alluvionali).

Le sorgenti sono numerose, ma per la maggior parte piccole e spesso temporanee, vengono indicate con nomi diversi: Mitza per le sorgenti di emergenza o di contatto nel Campidano, Bullone nel Capo di Sopra anche queste per emergenza e Funtana per indicare una sorgente o fonte.

I principali serbatoi naturali sono costituiti da piccoli massicci montuosi calcarei o tavolati, per lo più affioranti in zone costiere al contatto con gli scisti impermeabili, od alluvionali ciottolose, ciottolose-sabbiose del granito.

Dalle zone calcaree abbiamo le acque del Cologone che si trovano nell’alta valle del rio Oliena, le maggiori della Sardegna, e le falde settentrionali del monte Albo, a siniscola nelle Baronie, chiamate le acque di San Giuseppe.

Meno grandi ma più numerose sono quelle sgorganti intorno al tavolato calcareo del Sarcidano, tra Laconi e Villanovatulo, ed ai borghi dei tacchi dove spicca quella di Sadali e Seui. Sgorgano molte sorgenti anche dalla base dei rilievi calcarei cambrici dell’Iglesientefra le quali quelle di Pubusino nei monti del Fluminese e quella di San Giovanni presso Domusnovas. Più piccole ma frequenti sono le sorgenti dei calcarei miocenici del Sassarese, mentre in rapporto con le masse permeabili trachitiche sono le numerose ma modeste sorgenti del Montiferru, fra cui molto note quelle di San Leonardo dalle sette fonti, siete fuentes, presso Santulussurgiu.

E’ interessante notare come una parte di queste acque carsiche di disperde inutilizzata nel mare.

La Sardegna grazie ai minerali e al vulcanesimo recente possiede varie sorgenti termali e minerali.

Le sorgenti termali, la cui temperatura oscilla tra i 40° ed i 60° C., sono allineate lungo le principali linee di frattura, in prossimità di affioramenti di lava e precisamente in corrispondenza della Costa del Campidano dove si trovano le terme di Sardara e di Acquacotta. Inoltre troviamo nella Valle del Tirso le terme di Fordongianus e di Saturnino presso Benetutti, nela valle del Coghinas in corrispondenza delle terme di Casteldoria ed in zone marginali come a San Giovanni presso Dorgali e Sant’Antioco.

Alquanto interessanti sono anche le sorgenti minerali bicarbonato-sodiche fredde in corrispondenza di fratture nelle rocce vulcaniche ivi esistenti, soprattutto nel Logudoro. Sono da ricordare le sorgenti di Santa Lucia di Bonorva e di San mrino presso Torralba e altre minori nella alta valle del Temo, nonché presso Ploaghe, Nulvi, Bannari e presso Tempio, la fonte di Renagiu.

Le sorgenti termali si formano da acque profonde risalenti in corrispondenza di una zona di frattura ad oltre 1000 metri di profondità. Tuttavia la profondità potrebbe trovarsi in alcuni casi addiritura in corrispondenza di un focolaio magmatico, come per esempio è il vulcano di monte Ollastra-Rocca Soramatu.

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Domus de Maria

Domus de Maria, nota per le stupende spiagge nei pressi di Chia e per i suoi boschi, si trova lungo la S.S. 195 per Teulada, a circa 50 chilometri da Cagliari. Negli anni ’30 una violenta mareggiata ha devastato il litorale di Chia, mettendo così in luce un’antica necropoli. In base a diversi siti archeologici, fra i quali per esempio quello di Sa Domu de S’orcu, si ritiene che la civilta’ umana sia stata presente gia’ nel terzo millennio a.C., ma alcuni studiosi sostengono che la zona piu’ prossima al mare sia stata abitata in epoche anteriori. I fenici chiamavano Chia la luna, nome che nel periodo punico-romano fu cambiato in Bithia che presumibilmente ha lo stesso significato. Probabilmente il popolo di Bithia adorava la luna. I Vitensi, come Plinio il Vecchio chiamava gli abitanti di Bithia, andavano nel monte Setti Ballas ad adorare la luna, un culto che s’affiancava spesso a quello dell’acqua. Bithia distava circa sei miglia da Nora. I ritrovamenti archeologici hanno permesso di ricostruire la pianta della citta’, la cui necropoli si estendeva lungo la spiaggia. Affianco all’altare è stata rinvenuta una statua in arenaria che rappresenta il dio Bes alta 80 centimetri, ha il destro alzato che saluta, una corona di penne sulla testa e la cintura di castita’. Le testimonianze piu’ antiche si fanno risalire alla prima meta’ del VII secolo a.C., sono costituite dalle tombe e dal santuario sull’isolotto Su Cardolinu, che è conosciuto meglio come S’Isola Manna. La strada panoramica della costa del Sud, si affaccia su orti e frutteti che producono fichi, uva da tavola, e agrumi. Lasciate a destra le case di Chia, si raggiunge il bivio che porta ad un piccolo promontorio con la seicentesca Torre di Chia, splendidamente conservata, ai piedi della quale, verso l’entroterra, si trovano le rovine di Bithia. Tornando indietro, verso il bivio, si prosegue fiancheggiando la costa, si sfiora lo stagno, separato dal mare da una spiaggia dalla sabbia dal colore bianco candido. Verso Est la natura ci stupisce, cambiando radicalmente volto; appare un ambiente incontaminato, vergine, sovrastato da Capo Spartivento e dal suo faro. A Domus de Maria c’e’ una Casa Museo che ha due importantissime collezioni, una numismatica ed una mineralogica. Quest’ultima comprende pezzi di grande valore, come i campioni di Ortoclasio, con un esemplare di circa un quintale (uno dei più grandi d’Europa) alto ben 80 centimetri. Per quanto invece riguarda la sezione numismatica, la collezione comprende circa 600 pezzi di monete puniche, barbariche, romane, bizantine, medioevali e moderne. La Casa Museo espone anche prodotti artigianali locali , quali cassapanche intarsiate e coltelleria varia.A Is Cannoneris, una riserva naturale, e’ possibile vedere il cervo sardo, i daini ed i cinghiali i quali vivono in un ambiente boschivo naturale che in prevalenza è costituito da Leccio, Corbezzolo ed Erica Arborea. In estate a Chia ci sono varie sagre, quale quella dei fichi, del cinghiale, dei pesci e la Festa del Pescatore. Nella seconda meta’ di luglio fino ai primi di settembre, si svolge l’ “Estate Marinese” , che offre assaggi di prodotti tipici, la dimostrazione dal vivo della produzione di pane, formaggio e dolci, ma si espongono anche prodotti dell’artigianato locale. Verso la fine di settembre c’e’ la festa di “S’Arrosseri”, in onore della Madonna del Rosario, la patrona del paese. La cucina locale a base e’ prevalentemente di carne, ma sicuramente non manca il pesce fresco. Sono in genere apprezzatissime le grive “Pilloni de Taccula”, merli o tordi che si fanno bollire nell’acqua salata e conservati fra le foglie di mirto.

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Itinerario Dorgali E Calagonone

Dorgali e Cala Gonone, situati nella parte centro orientale della Sardegna, sono facilmente raggiungibili dalla S.S. 131, diramazione Nuoro-Olbia, prendendo, al Km. 70, il bivio Lula- Dorgali. Lungo il collegamento Lula-Dorgali, a pochi chilometri dalla S.S. 131, un cartello indica la Tomba di Giganti di Sa Ena ‘e Thomes, in granito, costituita da un’esedra di pietre infisse nel terreno con al centro una stele alta più di tre metri. Proseguendo sulla strada provinciale, poco oltre il bivio per Galtellì, si arriva al villaggio nuragico di Serra ‘e Orrios, il meglio conservato dell’isola e risalente all’VIII-VII sec. All’interno di alcune capanne, un focolare, il pavimento di lastroni piatti e il sedile alla base del muro. Al Km 207 della S.S. 125, direzione Orosei, un viottolo di circa 400 metri conduce al dolmen Motorra, risalente al 2100 a.C., in pietra basaltica, con camera funeraria di m. 2,10 per 1,80, in cui nove lastre conficcate sul terreno sostengono un grande e piatto lastrone di copertura. Lungo la strada Nuoro-Orosei, 7 Km prima di Galtellì, un sentiero conduce alla Tomba di Giganti di Biristeddi e al villaggio nuragico Purgatoriu. Continuando nel sentiero, si arriva alla gola del fiume Cedrino, sull’orlo della quale si erge il nuraghe Purgatoriu, con la volta della torre crollata, ma con, all’ingresso, un bel corridoio a tholos. Non lontano dalla galleria di Cala Gonone, un sentiero di circa 500 metri conduce al dolmen di Monte Longu costruito in pietra calcare, a pianta rettangolare, con un grande lastrone di copertura poggiato su quattro sostegni a formare una camera tombale di 2,5 metri quadri e alta 1,20 metri. Sempre in territorio di Dorgali, il villaggio nuragico di Tiscali, alle falde del Supramonte di Dorgali, Oliena e Orgosolo. All’interno di una dolina, le genti nuragiche hanno costruito due villaggi che contano numerose capanne, al di sotto della parete non crollata della grotta come estremo rifugio in seguito all’invasione romana. Dalla parte opposta della dolina, un’altro gruppo di capanne disposte anch’esse sotto una sporgenza della parete e con le stesse caratteristiche delle prime. L’insediamento sembra risalire all’ultimo periodo nuragico, intorno al VI – II sec. La prima si trova a destra della strada per Orosei, pochi chilometri fuori del paese, e deve il suo nome, spina della grotta, alla presenza di una enorme stalattite-stalagmite, alta 38 metri, al centro di un’immensa sala. La grotta del Bue Marino, situata lungo la costa a 4 Km da Cala Gonone, è raggiungibile solo via mare ed è un’immenso antro alla base di una parete alta 30 metri. In circa mezz’ora, con un comodo sentiero, si ammirano il lago salato sotterraneo, le innumerevoli colonne di stalattiti e stalagmiti, con le multiformi concrezioni di vari colori e la sala della Spiaggia delle Foche, un immenso salone, al centro del quale si erge una grande colonna che sembra sorreggere la volta; qui le acque dolci si mescolano alle acque salate con una piccola cascata. Qui si spazia dalla lavorazione dell’oro a quella del tappeto nel campo manifatturiero e dalla produzione di dolci tipici a quella di vini ed olio dalle pregevoli qualità nel campo alimentare. Dolci sardi, Dorgali, Esca. Un trinomio conosciuto in tutta la Sardegna per la bontà dei prodotti tra i quali spiccano le famose pesche di Dorgali ed i favolosi biscotti, fiore all’occhiello di una produzione che spazia dalle tiliccas alle papassinas, dalle paste alle torte nuziali.

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Tour Alghero – Bosa

L’itinerario che conduce dalla città catalana di Alghero al suggestivo antichissimo centro di Bosa, situato alla foce del fiume Temo, riserva al visitatore un’incredibile quantità di piacevoli sorprese fatta di interessanti monumenti, bellezze artistiche ed ambienti.Fondata dalla famiglia genovese dei Doria nel XII secolo, la città di Alghero conserva soprattutto l’impronta lasciata dagli aragonesi che la conquistarono nel 1353 e la colonizzarono sostituendo la popolazione locale con quella di provenienza catalana. La zona antica si estende su un promontorio che in origine presentava una imponente fortificazione e di cui rimangono ancora nel lato mare i bastioni e le torri, mentre sul versante interno le mura sono state abbattute per consentire nel tempo l’espandersi della centro abitato. Tra le fortificazioni del porto che meritano una visita ricordiamo la Torre della Maddalena con l’omonimo bastione, la Torre della Polveriera con il bastione Pigafetta e ancora più a sud il bastione San Marco e quelli di Cristoforo Colombo, alternati dalla Torre di San Giacomo e dalla bella Torre dello Sperone. All’interno dell’edificio sacro si conservano interessanti altari barocchi. L’area circostante il centro abitato offre numerose attrazioni turistiche e culturali. Oltre l’insenatura di Porto Conte si erge il promontorio di Capo Caccia con le sue spettacolari pareti a precipizio sul mare e alla cui base si possono ammirare numerose grotte tra cui le famosissime Grotte di Nettuno. All’altezza di Cala Burantinu e dei resti della Torre Poglina la strada comincia a salire lasciandosi alla destra Cala Griecas e la spiaggia della Speranza con la omonima chiesetta campestre. Si riavvicina al mare orientandosi verso il litorale di Bosa nei pressi dell’arida e selvaggia spiaggia di Managu e della spiaggia di Tentittos, vicino alla quale si ergono i resti della bella Torre Argentina. Oltre il porto di Bosa si estende invece il lido della marina di Bosa che conduce infine alla bella piaggia di Turas. La suggestiva antica cittadina di Bosa sorge nella conca formata dalla piana del Temo, fiume navigabile per alcuni chilometri nell’ultimo tratto. Bosa ha origini remote. L’abitato conobbe un periodo di decadenza per risorgere in seguito alla fondazione del castello di Malaspina nel 1112 allorché si sviluppò lungo le pendici del monte di Serravalle conoscendo una lunga prosperità e collocandosi al centro delle vicende delle lotte giudicali, della dominazione aragonese e di quella spagnola. Vicino alla Cattedrale si trovano alcuni significative costruzioni civili come il palazzo Scarpa, il palazzo Uras e, nella piazza Costituzione,il palazzo Don carlos nei pressi del cosiddetto Fontanone. Altri interessanti edifici sacri da visitare sono la chiesa del Carmine, edificata in stile barocco piemontese sui resti della cinquecentesca chiesa di Nostra Signora del Soccorso, che custodisce al proprio interno pregiati arredi lignei e marmorei, la chiesa di Santa Maria degli Angeli, con l’annesso convento dei Cappuccini, la chiesa di sant’Antonio Extra Muros del XVI secolo che presenta motivi gotico catalani e, soprattutto, la ex cattedrale di Bosa, la splendida chiesa campestre romanica di San Pietro situata a due chilometri dalla cittadina in un sito particolarmente suggestivo presso il fiume Temo. Quest’ultima fu edificata in diverse fasi costruttive che vanno dalla metà dell’XI secolo alla fine del XIII. Sull’altra sponda del Temo sono inoltre degni di attenzione i caratteristici fabbricati de Sas Conzas , un tempo adibiti alla concia delle pelli.

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Tour a Villasimius: i Tropici dietro casa

Questo mese l’itinerario si svolge completamente nel territorio di Villasimius che comprende il breve ma interessante tratto di costa dell’estremità sud orientale della Sardegna. Villasimius dista da Cagliari 50 Km e la si raggiunge percorrendo la strada che ha inizio all’incrocio della S.S. 554, la circonvallazione di Cagliari, con la litoranea del Poetto. La strada penetra all’interno, quindi riappare il mare con la spiaggia di Piscadeddus, esile e lunga, con gli scogli omonimi. Dopo una breve salita si scorge verso il basso l’insenatura di Porto Carbonara con il bianco abbagliante della spiaggia di campus e la piccola spiaggia di Cuccureddus. Superato Campulongu si incontra la Spiaggia del Riso, ormai portata via quasi completamente dal mare e il nuovo porto turistico con ben 750 posti barca dotati di tutti i servizi di banchina e capace di ospitare imbarcazioni sino a 25 metri di lunghezza. La strada si conclude a Capo Carbonara, vasto promontorio roccioso con al centro l’aspra Serra di S. Caterina, sul cui lato orientale si trova una sorta di valle fossile estesa sino a Porto su Forru. Ripercorrendo la strada a ritroso, superato il porto e dirigendosi verso Villasimius, sulla destra, una strada, asfaltata per pochi metri, conduce alla bellissima spiaggia di Porto Giunco, un lembo di candida sabbia tra l’azzurro del mare e quello dello Stagno di Notteri. Giunti alla periferia del paese, si svolta a destra, per raggiungere la spiaggia di Simius. Proseguendo lungo la strada per Costa Rei concludiamo il nostro itinerario con la vista delle spiagge di Punta Molentis, Riu Trottu e la prospiciente Isola di Serpentara,dalla forma sinuosa e allungata, sormontata dalla torre di S. Luigi. Le testimonianze archeologiche di eta’ preistorica sono costituite da una domus de jana, presso la spiaggia del Riso, ricavata all’interno di un bancone granitico e numerosi nuraghi, mal conservati, distribuiti sia vicino alle coste che verso l’interno, tra i quali citiamo quelli in localita’ Giardone e Accu is Traias. La frequentazione fenicia e punica hanno lasciato testimonianze nel complesso collinare di Cuccureddus, al centro del Golfo di Carbonara, e l’area antistante lo Stagno di Notteri con la presenza di varie strutture in cattivo stato mentre è di notevole interesse il rinvenimento di numerosi materiali quali ceramiche, terre cotte votive e monete. Per chi vuole passare una giornata diversa puo’ navigare tra le isole dei Cavoli e di Serpentara a bordo di una imbarcazione a motore, con invito a pranzo del comandante, o in barca a vela con una escursione di tre ore, con soste per il bagno o le immersioni nei punti più suggestivi delle isole e della costa.

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Tortolì E Arbatax

Tortoli

Lungo la costa orientale della Sardegna, posta al centro dell’Ogliastra in una vasta pianura che si protende verso il mare si affaccia il paese di Tortolì. Il suo territorio confina con Girasole, Lotzorai, Villagrande Strisaili, Arzana, Barisardo e con il mar Tirreno.
Fu capoluogo di Provincia dal 1807 al 1821 e sede vescovile dal 1824 al 1927. Il paese fino agli anni 50 si reggeva su un’economia prevalentemente agricola. In modo particolare era curata la coltivazione del tabacco che, per la sua pregiata qualità, fu chiamato “Principe”. A suo tempo richiamò numerosi turisti, fra i quali il re Vittorio Emanuele III e il capo del Governo di allora, un allevamento di struzzi, unico in Europa, era tenuto in una vasta area tra Tortolì e la frazione di Arbatax. A partire dagli ultimi trent’anni ma, più precisamente dal 1960, il paese ha raggiunto i connotati di una cittadina con una popolazione residente che si aggira sui 10.000 abitanti. La presenza di industrie, della cantina sociale, della peschiera, della centrale ortofrutticola, di diverse attività artigianali e commerciali, ne fanno un centro di particolare complessità e rendono impegnativo il lavoro di chi è preposto ad assumere responsabilità programmatiche.
Smagliante di sabbie finissime e di acque color smeraldo, interrotta a tratti da frastagliate scogliere, la spiaggia di Orrì che si protende fino a quella di Cea, può vantarsi di essere la più superba fra tutte. La cittadina, favorita dalla sua posizione geografica, permette di diversificare l’offerta turistica in modo completo e dalle moderne strutture ricettive che s’inseriscono nella loro totale completezza dei servizi e nell’ambiente che le circonda, hanno permesso che per Tortolì il turismo diventasse una vera e propria industria. Concorrono all’interesse turistico della zona, i siti archeologici (nuraghe, domus de janas, tombe dei giganti e menhir) della località del SS. Salvatore e S. Lussorio da cui prendono il nome le omonime chiesette campestri. Il centro storico è sede della Cattedrale di Sant’Andrea edificata nel 1784. Contrapposte alle tracce del passato sono le sculture moderne, opera di artisti italiani e stranieri contemporanei, ubicate in diversi punti del territorio e che snodandosi in un vero e proprio itinerario artistico fanno di Tortolì un Museo d’arte contemporanea a cielo aperto “Su Logu de S’Iscultura”, inaugurato nel 1994.
Meritevole di una visita è l’antica stazione ferroviaria di Tortolì in cui transita il Trenino verde nella tratta Arbatax- Mandas – Cagliari che per le meraviglie offerte dal paesaggio, non a torto è stata definita “la più bella ferrovia del mondo”: qui il tempo, da quando la stazione fu inaugurata nel lontano 1894, sembra essersi fermato.
Manifestazioni:
Tortolì – Prima domenica di maggio – San Giorgio
Tortolì – Ultima domenica di maggio – Santa Lucia
Tortolì – Prima domenica di giugno – San Giuseppe
Arbatax – Terza domenica di giugno – San Silverio
Arbatax – seconda domenica di luglio – Stella Maris
Tortolì – 26 luglio – Sant’Anna
Tortolì – terza domenica di agosto – San Lussorio
Tortolì – prima domenica di settembre – San Gemiliano
Tortolì – seconda domenica di settembre – SS. Salvatore

 Arbatax

Pochi chilometri separano Tortolì da Arbatax, piccolo borgo di pescatori dotato di un fascino particolare grazie alle sue scogliere a picco sul mare: cala Moresca, piccola insenatura rocciosa che si affaccia su un mare dal colore verde smeraldo, le Rocce Rosse dal particolare colore dato dalla presenza del porfido e rese particolarmente affascinanti dal sole in alcuni momenti della giornata, nel cui anfiteatro naturale si svolge ogni anno la rassegna “Rocce Rosse & Blues”, il piccolo porto dei pescatori su cui si affaccia la stazione ferroviaria, punto di partenza del Trenino verde. Arbatax sorge ai piedi di un promontorio sulla cui cima domina il Faro di Capo Bellavista; poco prima una piazzola invita alla sosta in un punto in cui la vista può spaziare dal litorale di Arbatax sino alle propaggini di Capo Monte Santo volando con lo sguardo sopra l’Isolotto d’Ogliastra.
Al centro di Arbatax domina incontrastata la Torre di San Michele, edificata presumibilmente nel ‘500 con lo scopo di proteggere la costa dalle invasioni moresche.
Allo stesso scopo tra il XVI e il XVII secolo fu edificata sul promontorio che sovrasta la baia di porto Frailis un’altra torre: è la Torre di San Gemiliano.
Questa posizione che un tempo permetteva agli spagnoli di tenere sotto controllo un ampio tratto di costa è oggi uno tra i punti più panoramici da cui è possibile ammirare il mare di un azzurro intenso che lambisce le spiagge di San Gemiliano, Sos Flores, Orrì sino ai faraglioni di porfido rosso di Cea.
A circa trecento metri dalla torre di San Gemiliano, sul versante opposto del promontorio si erge l’omonima chiesetta, una delle caratteristiche chiesette campestri che costellano il territorio di Tortolì.
Un’antica leggenda racconta che dal cannone che si trovava un tempo nelle vicinanze della Torre di San Gemiliano sarebbero partiti tre colpi in tre direzioni diverse. In ognuno di questi punti fu edificata una chiesetta campestre: la chiesa di San Gemiliano, la chiesa di San Lussorio e la chiesa di SS. Salvatore.
Queste tre chiese sono al centro di alcune tra le sagre più sentite a Tortolì e festeggiate secondo tradizione.

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Escursione all’Isola di Tavolara

L’isola di Tavolara che domina tutta la costa della Gallura, è alta 565 metri ed è formata di calcari e dolomie. Istituita nel 1997 area protetta con Capo Coda Cavallo comprende la costa e tutte le altre isole: Molara e Molarotto sono le più grandi. Si può raggiungere da Porto San Paolo in 20 minuti. Ha la forma di un parallelepipedo lungo 6 km e largo mezzo. Circondato da un mare pescosissimo e trasparente, ha solo due strisce di terra chiamate la montuosa Spalmatore di Fuori e la pianeggiante Spalmatore di Terra, tutto attorno è formata da bordi granitici a picco sul mare, nicchie e anfratti. Non è tutta praticabile essendo zona Nato, vi sono solo due ristoranti allo Spalmatore di Terra frequentati nei mesi estivi dai turisti. La sua scarsa accessibilità favorisce la conservazione del paesaggio naturale formato da bassa macchia e cespugli di ginepro, rosmarino, lentischio ed eliocriso su cui vivono alcuni esemplari di mufloni importati alcuni anni fa. E proprio per la sua bellezza, intorno agli inizi dell’800 un pastore Giuseppe Bertoleoni rimase talmente affascinato dall’Isola che vi si trasferì. La fece diventare un regno grazie all’intervento di Re Carlo Alberto che gli riconobbe l’egemonia.conservazione del paesaggio naturale formato da bassa macchia e cespugli di ginepro, rosmarino, lentischio ed eliocriso su cui vivono alcuni esemplari di mufloni importati alcuni anni fa. L’Isola è il più piccolo regno di tutto il mondo perché intorno agli inizi dell’800 un pastore Giuseppe Bertoleoni che ne rimase talmente affascinato, vi si trasferì e la fece diventare tale, grazie all’intervento di Re Carlo Alberto, che gli riconobbe l’egemonia.Adesso l’isola è proprietà dei discendenti; vi è la casa dei Bertoleoni con lo stemma di famiglia e dietro le case c’č un piccolo cimitero con le tombe reali

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L’Aragosta della Sardegna

Il suo nome scientifico è Palinurus elephas, ma per i più è semplicemente laragosta!
Vive e si riproduce fra le coste rocciose delle grandi isole del Mediterraneo, ad una profondità che va dai 15 a i 100 metri; ha un corpo robusto con cefalotorace spinoso e rosastro, dotato di due antenne un primo paio bifide e un secondo molto sviluppate.
La sua cattura avveniva tradizionalmente per mezzo di nasse, enormi cesti intessuti dagli stessi pescatori, con i giunchi raccolti sulle sponde dello stagno (attualmente quasi esclusivamente con le reti da posta). Hanno una forma a campana, con alla base larga un intreccio di giunchi realizzati in maniera di permettere lingresso ma non luscita; laragosta attratta dal profumo dellesca si infila con facilità ma vi rimane intrappolata.
Sotto il profilo gastronomico la femmina è ritenuta pregiata rispetto al maschio, la si distingue per lultima zampina posteriore terminante in doppia punta.
Le uova dellaragosta, sono molto ricercate dagli amatori tanto da definirle caviale rosso; mescolandole con fegato, legato con olio extra vergine doliva, si ottiene unottima salsa per condire unaragosta semplicemente lessata.
E pur vero che laragosta si pesca in tutto il Mediterraneo, ma in tavola, le più richieste dai gourmet, sono quelle pescate nella costa che partendo dal golfo di Alghero, passando per Bosa, arriva fino a quella di Oristano.
Nel secolo scorso vi era un traffico quasi giornaliero di velieri che carichi del prezioso crostaceo facevano rotta verso i porti di Marsiglia e Barcellona, mercati in cui le aragoste vantavano grandi estimatori.
La pesca dellaragosta è consentita solo in alcuni periodi dellanno.

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