Caldo Fuori Stagione: in Sardegna Temperature fino a 10°C sopra le medie

10 Aprile 2017 – Dall’unica vera ondata di freddo invernale della Sardegna che si è conclusa a metà gennaio, le temperature in tutta la Sardegna sono ben sopra oltre le medie stagionali.

Mare in Sardegna nel mese di Aprile
Mare in Sardegna ad Aprile

Questo caldo fuori stagione si è confermato anche anche in questo inizio di Aprile. Nei giorni scorsi si sono registrati valori di circa 5 – 10 gradi centigradi piu’ alti rispetto alle temperature normali che, in questo periodo, dovrebbero oscillare, durante il giorno, tra i 12 / 13°C in montagna e 18°C / 19°C delle localita’ costieri e pianeggianti.

I dati pubblicati ieri, 9 Aprile 2017, dal Servizio Arpas della Sardegna hanno registrato come citta’ più calda Ozieri, con 25,7°C, seguita da Ottana, con 25,4°C. Meritevoli di segnalazione anche i:

  • 25°C di Dorgali e Chiaramonti,
  • 24,9°C di Orani,
  • 24,6°C di Olmedo,
  • 24,5°C di Sanluri e Usini,
  • 24,4°C di Oristano, i 24,3°C di Sorso e Nuraminis,
  • 23,9°C di Ballao, Uta e Senorbì,
  • 23,8°C di Vallermosa e Sedilo,
  • 23,7°C di Nuoro, Santadi e Villasor,
  • 23,4°C di Oliena e Carbonia.

Questa situazione di caldo oltre le temperature stagionali si manterrà invariata almeno fino a metà della prossima settimana per via di un campo di alta pressione su tutto il Mediterraneo che terrà lontane le perturbazioni.

Caldo Fuori Stagione: in Sardegna Temperature fino a 10°C sopra le medie
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Il Parco della Giara o de Sa Jara e i suoi Cavallini Selvaggi

Sardegna, Cavallino della Giara
Sardegna, Cavallino della Giara

Il Parco della Giara o sa Jara, come viene chiamato dai locali, è un altipiano di origine vulcanica vasto 4.200 ettari e ricoperto di fitta vegetazione mediterranea.

In questo ecosistema, chiuso e incontaminato, vivono interessantissime piante endemiche e animali selvaggi. Una caratteristica che lo rende ancora più unico, è la presenza, sopra l’altipiano, di ampie depressioni poco profonde chiamate “Paulis”, che durante l’inverno si riempiono d’acqua piovana ed in primavera si ricoprono di un candido manto di ranuncoli acquatici, per poi, almeno le più grandi, rimanere una delle poche fonti di acqua presenti sull’alipiano nel periodo estivo.

Cavallini Della Giara di Gesturi, Sardegna
Cavallini Della Giara di Gesturi,

In questo affascinante ambiente naturale trovano il loro rifugio i cavallini della Giara, ultimi cavalli selvaggi d’Europa, dalla piccola stazza (120 cm al garrese), il manto scuro, i caratteristici occhi a mandorla e la folta criniera.

Di grande interesse sono anche i numerosi insediamenti del periodo neolitico, nuragico, romano e le recenti “Pinnettas” tipiche capanne del Pastore, abitate fino a pochi anni fa, ma costruite con tecniche millenarie.

Il Parco della Giara o de Sa Jara e i suoi Cavallini Selvaggi
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Escursione: Dalla Valle Di Lanaithu Tiscali Alla Dolina Di Su Suercone

Il percorso inizia dalla valle di Lanaithu ai piedi del noto monte Tiscali. Aggirando il monte ad est si imbocca un sentiero aperto prima dai pastori della zona, poi utilizzato e riadeguato con imponenti opere murarie dai carbonai, che dalla fine del 800 agli anni 30 hanno devastato i boschi dell’isola per la produzione del carbone vegetale, il sentiero a tratti segue il gretto asciutto di un antico torrente. Dopo una serie di tornanti in salita si scollina arrivando alla base di punta Dorone dove seguendo il sentiero si attraversa l’omonima vallata, di notevole importanza dal punto di vista botanico, per i maestosi esemplari di ginepro (Juniperus Phoenicea). A questo punto il sentiero si inerpica sulle pendici della montagna attraversando fitti boschi di leccio (Quercus Ilex) che impossessandosi del terreno anno sottratto la luce ai primordiali ginepri portandoli alla morte. Attraversando un piccolo varco, aperto nella roccia calcarea dai carbonai, e seguendo il sentiero si arriva al campo di Donianicoro, teatro di antiche e sanguinose lotte fra i pastori di Dorgali e quelli di Orgosolo. A guardia di questo spettacolare altipiano ci sono i mufloni che dai resti di un nuraghe noto con il nome di Nuragheddu, scrutano con sospetto i visitatori di questi luoghi. Seguendo il sentiero sulla destra si arriva ai bordi della gigantesca dolina di Su Suercone, 600 metri di diametro per 200 di profondità. Sul fondo della dolina vegetano dei maestosi lecci, millenari tassi (Taxus Bacata) e coloratissimi, nella stagione autunnale, aceri minori (Acer Monspessulanum). Questo è il cuore del Supramonte Orgolese.

Difficoltà: medio-alta (EE). Interesse: botanico, geologico, faunistico, archeologico.
Durata: giornaliera. Abbigliamento: scarpe da trekking e vestiario comodo. Note: portare un abbondante scorta d’acqua soprattutto nel periodo estivo (3-4 litri a persona). Si consiglia di rivolgersi a delle guide ambientali escursionistiche, esperte e pratiche del territorio.

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Gavoi: Trekking Panoramico Intorno Al Lago Di Gusana

Il percorso inizia dalla periferia del paese di Gavoi. Dopo aver superato un dislivello in salita di 300 m. circa si arriva alla sommità del monte Loiloi dove potremmo godere una splendida visuale su gran parte del lato Nord del massiccio del Gennargentu, del Supramonte Orgolese, del monte Gonare e del lago di Gusana. Il trekking prosegue lungo la cresta dei monti, dove si potranno individuare ed osservare diverse biodiversità (soprattutto in primavera) vegetali, come le orchidee del genere Ophirys ed Orchis, la lavandula e l’elicriso; ed animali come la Donnola, la Martora, la Poiana, l’Astore ecc. Seguendo il sentiero in cresta si arriva a Monte Mannu in territorio di Lodine, dove si trova un grande insediamento abitativo di periodo nuragico. Attraversando alcuni fondi privati si arriva alla località S’Iscritzola dove in periodo neolitico gli abitanti di questo luogo costruirono, scavando la nuda roccia granitica, una piccola necropoli di Domus de Janas. A breve distanza si trova uno spettacolare esempio di riparo sotto roccia, utilizzato anche in periodi recenti dagli abigeatari. Si attraversa un piccolo ponte chiamato “Cerpil” per arrivare alla sponda opposta del lago e si prosegue lungo una strada privata che ci accompagnerà fino alla località Muros de Soro, dove dopo aver attraversato un fitto bosco di lecci si arriva alla splendida valle di Aratu, dove scorre l’omonimo fiume, confine naturale fra Fonni e Ovodda. La valle è ricca di insediamenti archeologici di notevole valore storico. Si risale lungo un sentiero utilizzato dai taglialegna all’inizio del secolo scorso, fino ad arrivare in cima al monte S’astore dove la visuale ci lascerà senza parole! Da questo punto il sentiero non è tracciato e utilizzeremmo gli stretti filetti aperti dal passaggio dagli animali. Il percorso finisce presso la casa cantoniera di S. Pietro, dove ad attenderci ci saranno i fuoristrada.

Difficoltà : media. Interesse: botanico, geologico, faunistico, archeologico. Durata: giornaliera. Abbigliamento: comodo. Trasferimento: a piedi da Gavoi, fuoristrada o pullman per il recupero. Note: il trekking passa in diversi fondi e strade private, dove si dovranno aprire e chiudere diversi cancelli e reti, per cui e fondamentale avvisare i proprietari, anche perché spesso e volentieri si trovano cani da guardia.

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XXIV Comunità Montana Del Serpeddi

Il territorio della XXIV Comunità Montana del “Serpeddi’” rappresenta un’area di grande interesse non solo per la Sardegna ma per tutto il bacino del Mediterraneo. Questa vasta regione del sud-est isolano offre infatti un’originale sintesi di mare e montagna, con zone costiere caratterizzate da una spiccata vocazione turistica e zone interne prevalentemente rurali, ma tutte di grande interesse naturalistico. Dalle foreste di Burcei e di Sinnai , alle spiagge di Quartu, Maracalagonis e Villasimius, si snoda infatti un suggestivo percorso di grande pregio ambientale. Ai fini della salvaguardia di questo immenso patrimonio un ruolo importante hanno giocato finora le Pro Loco e soprattutto l’attività della XXIV Comunità Montana, che nella tutela e nella valorizzazione del territorio ha profuso tantissime energie. Ma l’iniziativa decisiva per la zona sarà offerta in particolare dalla costituzione del Parco naturale regionale dei Sette Fratelli – Monte Genis che le darà una grande opportunità di sviluppo economico eco-compatibile. Muovendoci da ovest ad est nell’area della della XXIV Comunità Montana incontriamo innanzitutto il territorio di Serdiana situato, assieme a quello di Dolianova, nel cuore del Parteolla . La sua campagna è ricoperta di rinomati vigneti i cui prodotti confluiscono in parte nella vicina cantina sociale di Dolianova, ma in buona percentuale viene trattata anche da aziende vitivinicole locali i cui vini sono conosciuti in tutto il mondo. Zone di particolare interesse ambientale sono la zona umida di “Su staini saliu” e la località di “S’Isca Manna” dove possiamo trovare una delle espressioni più significative della macchia mediterranea. Dal punto di vista storico si deve sottolineare la presenza della chiesetta campestre di Santa Maria di Sibiola, importante esempio di architettura romanica edificata in epoca medioevale dai monaci vittorini, nei cui dintorni sono stati peraltro rinvenuti reperti che documentano la presenza umana nella zona sin dall’età preistorica passando attraverso l’età nuragica, fenicio-punica e romana. Anche l’adiacente territorio di Dolianova offre importanti testimonianze storiche. Al periodo nuragico appartiene “Sa domu e S’Orku”, a quello fenicio-punico i reperti de “Sa Domu e s’Ossu” . Altri ritrovamenti di grande interesse sono inoltre quelli di “Mitza Salamu “ dove sono state rinvenute 36 mascherine votive rappresentanti volti umani. Al periodo medioevale risalgono i due villaggi dalla cui unione nel 1905 è nato il comune di Dolianova: San Pantaleo e Sicci San Biagio. Di questi due borghi originari si conservano ancora importanti vestigia come la chiesa di San Biagio in stile tardo gotico e l’interessante cattedrale di San Pantaleo con struttura a tre navate consacrata nel 1289. Una costruzione veramente singolare, quest’ultima, che ha conosciuto diverse fasi costruttive: la prima di pura impronta pisana anteriore al 1170, la seconda risalente ai primi del 1200, la terza della seconda metà del Duecento di stile orientaleggiante. Particolare attenzione merita, al suo interno, una fonte battesimale risalente al V secolo. La storia di Dolianova è sempre stata legata alla ricchezza della sua terra che ha sempre offerto prodotti particolarmente pregiati dall’intensa produzione olearia alla fiorente attività vitivinicola con vini apprezzati e conosciuti in Italia e all’estero. Di grande pregio è il territorio di Sinnai che si estende vastissimo attraverso i monti del parco dei “Sette Fratelli”, rifugio naturale di cervi , aquile e cinghiali, fino alla bellissima spiaggia di Solanas. In quest’area numerosi sono i siti archeologici come le Domus de Janas di Santu Basileddu e il complesso nuragico di Terricci che si trova tra Torre delle Stelle e Solanas. Fin dal medioevo Sinnai fu meta delle famiglie nobili cagliaritane che qui si rifugiavano fuggendo l’ambiente malsano e paludoso della città. La sua economia si è sempre basata sul settore agro-pastorale ma più recentemente anche l’industria turistica sembra offrire nuove opportunità redditizie. Tra i suoi fiori all’occhiello sono da menzionare le foreste secolari di Tuviois, Musui, Maidopis. Un occhio di riguardo merita anche l’attività artigianale e in particolare la produzione dei cestini tipici “su strexiu ‘e fenu”, unica per la qualità e per i materiali usati, il giunco e il fieno. Di interesse artistico sono la Parrocchiale di Santa Barbara, di stile tardo gotico-aragonese, e la ricca pinacoteca comunale. Più a sud si estende il comune di Maracalagonis dove si possono ammirare splendide aree dove nascono i cervi (località Cirronis) e dove il vento ha scolpito su millenarie rocce forme meravigliose. Anche Maracalagonis vanta antichissimi reperti come quelli nuragici di Matta Manna e Bruncu Ollasteddu o come la magnifica testimonianza punica delle due statue raffiguranti il dio Bes risalenti al I secolo avanti Cristo. L’odierno paese deriva dai due antichi centri di Mara e Calagonis che vennero unificati nel XIV secolo. Quest’ultimo si sviluppò in epoca bizantina intorno al luogo in cui probabilmente fu martirizzato Santo Stefano dove venne edificata una splendida basilica dedicata al santo di cui oggi restano solo pochi ruderi. La chiesa parrocchiale del paese dedicata alla Vergine degli Angeli fu edificata nel 1225 ma ha subito nel tempo diversi rifacimenti, fino alla sua ristrutturazione dopo il terribile incendio del 1551. Al suo interno si possono ammirare interessanti opere d’arte come uno splendido retablo del 1450, con episodi della vita di Sant’Antonio restaurato da Pietro Cavaro, due tele a mezza luna raffiguranti il martirio di Santo Stefano e la caduta degli angeli ribelli, alcune reliquie di Santo Stefano in cui sono visibili i segni del martirio. Burcei è invece il comune più montano della Comunità con i suoi 650 metri. Il suo territorio offre un paesaggio lussureggiante, sorgenti d’acqua purissima, genuine tradizioni e una gastronomia particolarmente rinomata. Il paese risale alla prima metà del 1600 anche se nell’area esistono tracce di insediamenti nuragici. A fondare l’insediamento furono dei pastori barbaricini che si stabilirono presso la sorgente “Sa Mitza de su Salixi”. Esso ha sempre vissuto di agricoltura e allevamento come dimostrano le diverse manifestazioni che giustamente sottolineano la qualità dei prodotti locali come la sagra delle ciliegie che si tiene nel mese di giugno. Attenzione merita anche il territorio di Quartucciu con i suoi interessanti siti nuragici (Sa domu ‘e s’Orku,Medadeddu e Piccia) con le sue belle chiese come quella di Sant’Efisio del XIII-XIV secolo, esempio di stile romanico a navata unica, come la Parrocchiale di San Giorgio del XVI secolo situata nel centro storico del paese. Di notevole importanza archeologica è anche la località ricca di siti e ritrovamenti di Sant’Isdoro dove si trova un’omonima chiesa campestre il cui restauro ha dato alla luce elementi di età romana. Di poche presentazioni ha bisogno Quartu Sant’Elena, terza città sarda, dopo Cagliari e Sassari. Il suo nome deriva dalla distanza che in età romana la separava da Cagliari. Secondo la leggenda a fondare il primo nucleo abitato sarebbe stato Jolao, un eroe tebano sbarcato nell’isola e attratto dalla fertilità della zona. La presenza umana nel suo territorio ha antichissime origini: All’età preistorica risalgono i i ritrovamenti di viale Colombo e di Is Arenas . Tracce nuragiche si trovano in località Terra Mala. Nel medioevo il paese fece parte dell’agro cagliaritano con tre denominazioni: Quarto Suso, Quarto Donnico e Quarto Josso. Nel 1500 e 1600 fu oggetto di numerosi attacchi barbareschi e nel 1793 fu teatro dello sbarco delle truppe francesi poi sconfitte dalle milizie isolane . Nell’Ottocento divenne una delle più popolose ville isolane. Ma il vero boom di Quartu lo si deve all’espansione cagliaritana del secondo dopoguerra. Oggi il centro vive soprattutto di terziario e, nel suo ampio litorale, di turismo estivo, mentre dell’antica struttura economica sopravvive in particolare il settore vitivinicolo. Il suo territorio comunale comprende una delle aree naturali più interessanti d’Europa, lo stagno di Molentargius. Tra i monumenti più pregiati dell’abitato troviamo la settecentesca chiesa di Sant’Elena, e gli edifici romanici di Santa Maria di Cepola dell’XI secolo e della chiesa di San Pietro di Ponte. Resta infine da menzionare il territorio di Villasimius, una delle più belle e attrezzate località marine del Sud Sardegna. Da piccolo paese agricolo, dedito in parte allo sfruttamento del carbone della zona, il centro ha conosciuto a partire dagli anni Sessanta una vera e propria esplosione nel settore turistico con presenze arrivate fino a 500.000 unità. Le sue spiagge sono famose sia in Italia che all’estero e la pescosità dei suoi fondali attira tutti gli amanti degli sport subacquei. Il moderno porto turistico dotato di 750 poti barca con tutti i servizi di banchina è attrezzato per soddisfare ogni richiesta del diportista ed è collocato in una delle più belle e suggestive zone di tutto il Sud della Sardegna. E’ da rimarcare che l’area marina di Villasimius è divenuta Parco Geomarino comprendente tre zone sottoposte a diverso livello di tutela e controllo al fine di garantire la salvaguardia di un inestimabile patrimonio ambientale e nuove occasioni di sviluppo per tutta la zona.

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Jerzu nell’Ogliastra

Importante centro agricolo montano situato nel cuore dell’Ogliastra, Jerzu sorge in posizione panoramica sul ripidissimo versante del monte Tisuddu immerso nella caratteristica cornice dei “tacchi”, gli imponenti altipiani calcarei-magnesiaci, detti anche “toneri”, contraddistinti da contorni frastagliati, guglie e mura merlate, con pendici che scendono a strapiombo offrendo intense suggestioni. Di particolare rilievo è il tacco di Punta Corongiu, il più vasto, dal quale si può ammirare il panorama completo di tutta l’area con una vista che a nord arriva fino al Gennargentu. Tra le vallate di Jerzu la più interessante è quella del Rio Pardu caratterizzata da scoscesi canaloni dove scorrono ruscelli di acque cristalline. Il suolo della zona, ricco di  rocce scistose con forti pendenze, si è dimostrato nel tempo sede ideale per la coltivazione di uve sapientemente esposte ai raggi solari. Esso si presenta infatti intensamente coltivato e la fama di Jerzu nel mondo si deve proprio alla sua pregiata produzione vitivinicola, in particolare a quella del rinomato Cannonau. L’ambiente naturale nei dintorni del paese si è conservato perfettamente intatto e costituisce la meta ideale per gli escursionisti e per tutti coloro che amano la natura, oltre che per la bellezza paesaggistica, anche per la ricchezza delle specie vegetali e della fauna, che in questo caso sono contraddistinte dalla diffusa presenza del leccio, della sughera, dell’olivastro, del corbezzolo, del lentischio, del ginepro, del pungitopo e, tra le specie animali, del cinghiale, della lepre, del quercino. Il territorio di Jerzu fu abitato fin dall’antichità, come testimoniano alcune Domus de Janas e i diversi nuraghi. Tra le prime ricordiamo quelle di Su Senili e di Uris, risalenti al terzo millennio a.C. Alla metà del secondo millennio appartengono invece numerosi reperti nuragici tra cui ricordiamo quelli di Su Scurius, Sa Omu e S’Orku, Is Cresinus, , S’Ollasteddu, Perda Pertunda e Sa Ibba Illixi, mentre alla dominazione romana si devono tracce in località S’Arenargiu e Pelaeddu. Ma la storia più importante comincia per Jerzu in età medioevale, allorché fece parte del giudicato di Cagliari, nella curatoria di Ogliastra, della quale fu capoluogo prima che lo diventasse Lanusei. Appartenne in seguito alla contea di Quirra che poi divenne marchesato dei Centelles. Oggi la sua economia, come si diceva, è per lo più basata sulla viticoltura che si estende sui costoni terrazzati delle colline che arrivano fino alle zone costiere. Una produzione, quella vitivinicola che ha il suo punto di riferimento nella Cantina Sociale di Jerzu , fondata nel 1950, che raccoglie e lavora le uve Cannonau ottenendo un pregiato vino rosso dal caratteristico sapore e profumo, ricco di corpo e calore, che si accompagna divinamente agli arrosti di carne, agli spiedi, alla cacciagione, al formaggio pecorino e che dal 1974 si fregia del marchio D.O.C. Di qualità è, a Jerzu, anche la coltura di frutta e verdura e la produzione dell’artigianato del legno. Pregiata è la sua gastronomia in particolare il piatto tipico de is culurgiones, e gli arrosti di porchetto, agnello e capra. Tra le festività locali assolutamente da non perdere, la prima domenica di agosto, la sagra del Vino che richiama migliaia di visitatori con i suoi banchetti, le degustazioni e il suo ricco programma di manifestazioni culturali.

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Il Montiferru: Un Paesaggio Di Colori

C’č ancora un luogo dove il tempo viene scandito dal ritmo della natura, una terra che conserva serenamente i sapori e i suoni della campagna: il Montiferru. Può essere considerato uno tra i posti meno contaminati al mondo, dove anche la new economy fa fatica a penetrare e a sconvolgere i tempi duri e le crisi dei campi. Un esempio arriva dalle abitudini nella produzione dei prodotti alimentari che si tramandano da una generazione all’altra senza subire il fascino della tecnologia. A trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, mantenendo la specificità territoriale di questa terra, ci ha pensato il Gal del Montiferru. Le azioni portate avanti fino ad oggi hanno consentito agli otto paesi, che costituiscono la rete del Montiferru, di preservare queste fortune e garantirne uno sviluppo adeguato senza stravolgerne l’autenticità. I prodotti del paniere che questa terra offre sono un ottimo olio extravergine d’oliva, straordinari mieli multiflora, buonissima malvasia, carni pregiatissime di razza sardo-modicana, da cui proviene il latte per produrre il prodotto principe: il Casizolu. Numerose sono ancora le famiglie che producono artigianalmente in casa il tipico formaggio, e altrettanto numerosi stanno diventando i consumatori e gli estimatori di questo prodotto. Entrato da poco nella gamma dei prodotti dell’arca dei presidi seguiti dall’Arcigola Slow Food per tutta l’Italia, il casizolu stà riscuotendo particolare interesse da parte di alcune piccole aziende che ne avevano abbandonato la produzione e provato a disfarsi dei capi della sardo-modicana ancora in circolazione nel Montiferru. I buoi rossi invece continuano ancora oggi a pascolare nelle sempreverdi colline montiferrine e ad essere sfruttati per i lavori nei campi. Il casizolu ha nella preparazione una ritualità che porta spesso la donna alla sua lavorazione. Preparata la cagliata, con l’aggiunta del siero, si fa filare la pasta, o sul fornello oppure con l’aggiunta di acqua calda, fino a quando non si modella, dandogli la forma di una grossa pera con una testolina di varie forme, facendo attenzione a non incamerare aria ed evitando di lasciare scorie sulla superficie. Finita la forma si fa riposare dentro la salamoia per qualche ora e poi si appende per la stagionatura. Qualche volta questa procedura può essere controllata nei tempi ma il più delle volte è la cagliata che detta i ritmi. Per questo motivo sono le donne che in prevalenza si dedicano alla produzione del casizolu, poiché stando in casa possono osservare quando è il momento giusto per la lavorazione. Interessante può diventare trascorrere una giornata nel Montiferru in qualsiasi periodo dell’anno. Una giornata in azienda può diventare può diventare un modo per trascorrere una vacanza alternativa a contatto con la natura e la cultura dei paesi del Montiferru. La giornata inizia all’alba quando si fanno uscire le vacche al pascolo, insieme ai vitellini. Nel pomeriggio si fanno rientrare per essere munte… E da lì inizia il viaggio del Casizolu fino ai palati più attenti ed esigenti dei gourmet. Il Casizolu, formaggio di latte vaccino a pasta filata, può essere consumato sia fresco per gusti delicati, sia dopo una stagionatura di almeno sei mesi quando acquisisce una punta piccante che sposa perfettamente con vini rossi corposi.

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Geografia della Sardegna: Clima, Fiumi, Montagne, Coste

Morfologia della Sardegna

L’isola di Sardegna è situata nel centro del mare mediterraneo in una posizione intermedia tra la nostra penisola, l’Africa, la Francia e la Spagna. La distanza tra la Sardegna e l’Italia, che si realizza tra il capo di Ferro e il Monte Argentario, è di 188 chilometri, mentre dalla costa Africana dista 180 km , dalla Sicilia 278 km, dalle isole Baleari circa 315 km e dalla Corsica che è separata a nord dalle Bocche di Bonifacio dista appena 12 km. Essa rappresenta una forma vagamente rettangolare lunga al massimo circa 271 km e larga circa 144 km, con una superficie di circa 24.090 kmq, comprese le piccole isole costiere.

La Sardegna risulta quindi la seconda isola del Mediterraneo dopo la Sicilia. E’ simbolicamente divisa in due dal meridiano 9° di longitudine est da Greenwich e compresa, all’incirca, entro il 38° 52′ e 41°19′ parellelo di latitudine nord.

La conformazione dell’isola rassomiglia, per la sua forma, a un’orma del piede umano per cui anticamente portava il nome di Ichnusa dal greco ichnion che significa orma. Gli antichi greci, accanto a Ichnusa, usavano anche il termine di Sandaliotis cioè isola a forma di sandalo. Successivamente il nome di Ichnusa si sarebbe tramutato in Sardo, nome da ricollegarsi con il mitico Sardopatore o Sardus pater eroe libico che avrebbe occupato l’isola, più tardi in alcuni scrittori si incontrano già le forme di Sardania, Sardonia, mentre i Romani adattarono definitivamente la forma Sardinia, diventando poi Sardegna.

L’isola è circondata da azzurrissime acque ad alta salinità e sono generalmente molto tranquille, le maree hanno un ampiezza media oscillante tra 20 e 30 cm.

Le correnti in generale sono deboli, solo nelle Bocche di Bonifacio sono più impetuose grazie all’impulso del ponente e del maestrale e nel Canale di S. Pietro tra l’isola omonima e la costa sulcitana, aventi in questo caso una certa importanza per i loro riflessi sulla pescosità delle zone costiere e sull’emigrazione dei tonni.

Lungo il litorale settentrionale, tra il Capo Caccia e il Capo Testa, e dinanzi a quello sud- occidentale, possiamo notare l’esistenza di numerosi banchi di corallo, i quali insieme alla pescosità delle acque ha richiamato da tempo e fino ad epoca recente, pescatori liguri, livornesi, catalani.
In Sardegna sono evidenti i resti di formazioni dell’era primaria, sorte insieme alla meséta della penisola iberica ed alle hyères della Provenza, terre che esistevano nel mediterraneo occidentale molto tempo prima che emergessero gli Appennini e le Alpi. La zona più antica della Sardegna è rappresentata dalla parte sud- occidentale, ovvero l’attuale Sulcis Iglesiente le cui rocce appartengono ai periodi cambrico e silurico, con formazioni arenarie, scisti argillosi, dolomie insorte da 600 a 400 milioni di anni fa. Durante il carbonifero, ossia circa 300 milioni d’anni fa, un grande corrugamento determinò l’ascesa di grandi masse magmatiche e granitiche che forma la struttura della Sardegna, infatti l’impalcatura dell’isola è granitica. Ulteriori trasformazioni si ebbero dopo le formazioni sedimentarie orizzontali od a lieve pendio, mentre si producevano depositi marini e litoranei. Infine con il corrugamento alpino accompagnato da grandi attività vulcaniche, si generò il distacco dell’isola dal continente. Con le emersioni del Quaternario le varie masse più antiche si saldarono tra loro mentre si verificava il distacco dalla Corsica ottenendo così l’assetto attuale.

Data la complessa storia geologica, l’isola ha varie e complesse caratteristiche morfologiche, circa il 68% del territorio risulta essere essenzialmente collinoso, comprende montagne aspre anche se non particolarmente elevate e alcune grandi pianure e altre più piccole.

IL CLIMA

Il clima della Sardegna è di tipo marittimo mediterraneo, temperato, conseguentemente mite. Risente naturalmente della posizione geografica e della sua insularità, infatti la Sardegna si trova nella traiettoria delle masse d’aria tropicali provenienti dalle coste africane, da un lato, dalle masse d’aria recate dai venti occidentali di origine atlantica dall’altro, mentre, sporadicamente viene investita da correnti d’aria fredda provenienti dall’Artico. La completa insularità dell’isola e la breve distanza dal mare di ogni punto del suo territorio conferisce a tutta la regione un clima di tipo marittimo, accentuato lungo la fascia costiera.

La temperatura media annua registra valori alquanto elevati, oscillanti circa tra i 18°C. di Cagliari, 17°C. di Sassari e 10,5°C. del massiccio del Limbara. Nella Stagione fredda ovvero dicembre, gennaio e febbraio le temperature medie dell’inverno sono attorno a 7°C., con qualche grado in meno per l’interno a seconda anche dall’elevazione dei terr itori. Durante la primavera, che corrisponde ai mesi di marzo, aprile e maggio, si registrano temperature medie attorno ai 13-14°C., con momentanee e sporadiche perturbazioni provocate da irruzioni di aria fredda, si passa rapidamente, nei primi giorni di giugno, alla stagione estiva. In questo mese la temperatura media tocca 21,5°C. a Sassari, 24,5°C. a Nuoro, 21°C. ad Olbia e 23°C. a Cagliari. Nelle zone elevate del nord, come a Tempio Pausania o nel Gennargentu si registrano medie di 18,9° e 19°C.

I mesi più caldi, luglio e agosto, registrano medie di circa 25°C. nella Sardegna meridionale, mentre in alcune località degli altopiani dell’interno si toccano punte massime di 40-42°C., ma nel complesso l’influenza mitigatrice del mare è notevole in quasi tutta l’isola e le estati sono di solito meno calde, per esempio, delle zone continentali subappeniniche.

Un elemento altrettanto importante del clima è costituito dai venti, infatti l’isola è investita tutto l’anno da venti provenienti da tutte le direzioni. Il vento dominante durante la stagione invernale è il maestrale, che spira da nord-ovest.

Lungo la fascia occidentale dell’isola, non protetta da alcun rilievo, il maestrale ha lasciato dei segni indelebili nel paesaggio, erodendo e modellando la roccia e deformando gli alberi che assumono una posizione inclinata verso sud-est. Quando spira durante l’estate reca nell’isola ondate di calore che dissecano i terreni e bruciano le colture. Frequenti, sempre nella stagione invernale, sono anche il ponente e il libeccio, che investono tutta la fascia occidentale, spingendosi a nord oltre le Bocche di Bonifacio e a sud investendo il Sulcis, fino al golfo di Cagliari. Inoltre abbiamo lo scirocco, che è un vento caldo e originariamente asciutto che spira da sud proveniente dai deserti africani, attraverso il mare si carica di umidità e quando investe la Sardegna reca aria calda umida. Mentre il Levante è meno frequente, giunge sulla costa orientale ancora fresco ed abbastanza umido, ma superati i rilievi, scende nel versante occidentale carico di calore provocando danni assai gravi alle colture, soprattutto lungo la valle del Tirso e del Campidano.

Venti minori sono la tramontana ed il grecale, sempre abbastanza freschi tanto in estate che in inverno.

Per quanto riguarda il regime pluviometrico si può dire che è in stretto rapporto con l’andamento e l’origine dei venti. La Sardegna presenta due periodi separati di piovosità, intervallati da un periodo asciutto, corrispondente al mese di giugno, proprio in questo periodo si hanno i venti di grecale e tramontana che lasciano il cielo per lunghi periodi limpido e sereno. Nei rimanenti periodi dell’anno le piogge sono sporadiche e a carattere temporalesco. La quantità media annua di pioggia che cade nell’isola è assai modesta se confrontate con le altre regioni d’Italia. Il versante occidentale gode di una maggiore quantità d’acqua, in quanto è più piovoso di quello orientale a causa dei rilievi dell’interno che a volte bloccano le correnti provenienti da ovest e determinano le precipitazioni.
Quindi le piogge cadono più abbondantemente nell’interno dell’isola mentre sono più scarse nelle pianure e lungo le coste.

Le precipitazioni nevose riguardano le zone superiori a 500 metri di altitudine. Nevica sul massiccio del Gennargentu, dove il manto nevoso è costante per 4-5 mesi all’anno, lungo tutta la catena montuosa del Marghine fino ai Monti di Alà e al massiccio del Limbara, con precipitazioni costanti durante

Le coste

La Sardegna presenta uno sviluppo costiero di circa 1.898 km, isolette comprese. La lunghezza delle coste sarde in rapporto alla superficie è doppia rispetto a quelle della Sicilia e quasi tripla rispetto alla penisola.

Le coste sarde sono di prevalente formazione tettonica e per lunghi tratti sono alte, rocciose e rettilinee, mentre la parte pianeggiante costituisce appena un quarto di tutto il litorale. Le coste più alte si trovano ad oriente e particolarmente dove si affacciano sul mare le montagne di calcare, come l’Ogliastra.

Alte e strapiombanti sono anche le coste a Capo di Caccia, nella Nurra, e nel basso Iglesiente.

Lungo le coste di calcaree il paesaggio è reso più pittoresco dalle ampie grotte di origine carsica, poste a livello del mare, la più importante è la grotta di Nettuno, nei pressi di Alghero, ma non sono di certo meno interessanti quelle che si aprono sul Golfo di Orosei, dove trovano rifugio le foche sarde, gli ultimi esemplari del mediterraneo.

Nelle coste di nord-est e nella punta estrema di sud-ovest troviamo le rias, insenature che penetrano profondamente nella parete rocciosa, palese risultato della sommersione di valli fluviali sboccanti sulla costa, in seguito all’aumentato livello del mare. Tipici sono il piccolo ma profondo golfo di Teulada a sud, e lungo la costa gallurese, i golfi di Terranova (Olbia), di Cugnana e di Arzachena. Lungo la costa occidentale si apre il golfo di Oristano, dove si affacciano le pianure del Campidano e la Valle del Tirso, ad oriente si trova la rientranza del golfo di Orosei, scavato nella roccia, che strapiomba sul mare, a sud il golfo di Cagliari e a nord-ovest quello dell’Asinara.

Il golfo di Cagliari, detto anche golfo degli Angeli in virtù della bellezza del paesaggio, è dominato ad ovest e ad est dai massicci granitici del Capoterra e del Serrabus, mentre dal fondo stesso del golfo si stacca il promontorio di S. Elia. Il golfo dell’Asinara ha coste basse e sabbiose nel fondo, che però tornano ad essere alte e rocciose ad est, nel tratto anglonese.

Le spiagge più grandi si trovano nel fondo di grandi golfi come quello dell’Asinara, di Oristano, di Cagliari e di Palmas, mentre soprattutto lungo la costa orientale la roccia non offre che piccoli tratti sabbiosi, ricavati dai promontori dal fondo delle rias. Anche nelle zone balneari-turistiche incombono alte pareti rocciose che costituiscono per la suggestività del paesaggio una delle maggiori attrazioni di tutta l’isola.

I Fiumi

La rete idrografica sarda è formata da quattro fiumi maggiori:

  • Tirso,
  • Flumendosa,
  • Coghinas,
  • Flumini Mannu,

che defluiscono ai quattro litorali dell’isola per una superficie di 9.963 chilometri.

Il Tirso, antico nome Thyrsus, è il maggiore fiume sardo, infatti ha una lunghezza di 159 km. mentre l’ampiezza di bacino è di circa 3.375 kmq. e sbocca nel golfo di Oristano. Il Tirso nasce nell’altopiano granitico di Buddusò, nell’alto Goceano, ad oltre 900 m. di quota. Scendendo verso sud-ovest esso scorre per un lungo tratto su terreni basaltici segnati da una profonda frattura tettonica posta ai margini delle catene del Goceano e del Marghine, in questo primo tratto le sue acque sono scarse ma successivamente il fiume si arricchisce con i tributi del Liscoi, proveniente dal nord e dal Taloro, emissario del lago di Fonni. A questo punto il Tirso, sbarrato da una potente diga artificiale, chiamata la diga di Santa Chiara d’Ula e costruita nel 1923, si trasforma in un grande lago, lago-serbatoio d’Omodeo. A valle del lago il fiume scorre ormai entro argini solidi e ben sistemati. Attraverso le fertili pianure dell’alto Campidano e di Arborea, il Tirso si versa infine nel golfo di Oristano, a pochi chilometri, circa 6 km., dalla città. Sempre sulla costa occidentale, ma a nord del bacino del Tirso, scorre il Temo, fiume con carattere torrentizio, nasce dal monte Pedra Ettori e nel primo tratto segue la direzione sud-nord, scorrendo a pochi chilometri dalla costa, ma a Villanova Monteleone inverte il corso e si dirige verso il sud raccogliendo le acque della Planargia. A circa quattro chilometri dalla foce, dove sorge la città di Bosa, il suo letto si allarga notevolmente, tanto da rendersi navigabile, infatti è stato creato un piccolo porto a Marina di Bosa.

Il Flumini Mannu è il quarto fiume della Sardegna per ampiezza di bacino e per lunghezza, di circa 86 km. Il Flumini Mannu, chiamato di Samassi, scende con molti rami sorgentiferi dall’altipiano calcareo del Sarcidano e, costituitosi in un unico corso, supera la gola del Furtei per sboccare nella piana del Campidano. Nella parte centrale della pianura di Samassi riceve il torrente Leni, alimentato dalle sorgenti del monte Linas, nell’Iglesiente, mentre da sinistra riceve altri torrenti provenienti dall’altopiano del Gerrei, formato dalla confluenza del Trexenta col Serrabus. Ma l’affluente più ricco d’acqua è il Cixerri, il fiume che lo raggiunge da destra, poco prima dello sbocco nel vasto stagno di Cagliari. Il Cixerri, infatti, estende il suo alto bacino nella parte centrale dell’Iglesiente, dove dai calcarei metalliferi che caratterizzano la zona sgorgano numerose sorgenti.

Il Flumendosa è il più importante fiume della Sardegna, non tanto per lunghezza, che è di 122 km., o per ampiezza di bacino che risulta di 1.826 kmq. Quanto per l’insostituibile contributo che le sue acque danno e daranno all’economia isolana. Il Flumendosa ha origine nel vasto massiccio del Gennargentu, con due rami sorgentiferi, il Calaresu e il Mandara, che si incontrano nel profondo solco tettonico, tra le pendici del massiccio e il monte Perda Lina. A quest’altezza, nel 1949, è stata creata una grande diga di sbarramento con la quale si forma il primo dei grandi laghi-serbatoi del Flumendosa. Inoltre il Flumendosa bagna la Barbagia di Belvì e a sud di Gadoni piega verso il sud, raccogliendo le acque dalle diverse fonti carsiche della zona.

Nel corso medio del Flumendosa al termine della gola di Nuraghe Arrabiu è stato costruito nel 1959 il lago ora denominato Antonio Maxia, lungo circa 17 Km., le cui acque, insieme a quelle di un altro lago costruito sbarrando il Rio Mulargia, affluente di destra, vengono condotte nella Trexenta e poi con un lungo canale al Campidano per l’irrigazione della vasta ed arida pianura.

Dal Gennargentu nasce anche il Cedrino, fiume non molto lungo di circa 70 Km. ma tra i più ricchi d’acqua dell’isola.

A nord del golfo di Orosei sfocia il Rio Posada, fiume piuttosto breve ma con carattere torrentizio, formato dalla confluenza del Rio Mannu di Bitti col Rio d’Alà.

Stessa natura torrentizia presenta il Padrogiano, corso che scende tumultuosamente dal massiccio del limbara e solca la pianura olbiense.

Nella costa settentrionale si versano tre fiumi, di cui uno, il Coghinas, tra i maggiori dell’isola. A nord-est scorre il Liscia, fiume che nasce dai rilievi del Limbara e che, aprendosi la strada tra le rocce granitiche della Gallura, sfocia nell’insenatura di Porto Liscia.

Il Coghinas, antico nome di Thermus, è formato dalla confluenza di due corsi provenienti da direzioni opposte: Il Rio Mannu di Berchidda, che ha origine nei Monti d’Alà, e il Rio Mannu di Ozieri, che è alimentato dalle acque della catena del Marghine. I due corsi si incontrano nel cuore della vasta depressione tettonica del Logudoro, dove mediante uno sbarramento è stato creato nel 1927 un serbatoio idrico. Il Coghinas ha una lunghezza di 115 Km. ma il suo bacino è di 2.476Kmq., il secondo, per estensione, in Sardegna.

Nel cuore del golfo dell’Asinara, a Porto Torres, sfocia un altro Rio Mannu, detto anche Turritanu, che scende dall’altopiano sud-occidentale del Logudoro e si avvia al mare con un corso ricco di meandri

I Laghi

La Sardegna è praticamente priva laghi naturali, mentre numerosi sono i laghi artificiali realizzati per raccogliere le acque dei fiumi sardi che sono a carattere torrentizio, spesso gonfi ed impetuosi d’inverno e aridi d’estate.
Una sola, modesta, eccezione può essere riconosciuta nel laghetto di Baratz, situato nella Nurra orientale. Il lago di Baratz si trova ai piedi del monte dell’Acqua (o monte de s’Abba) ed ha una profondità massima di appena 20 metri.

La mancanza di laghi naturali va ricercata nella storia geologica dell’isola, per la mancanza del glacialismo quaternario e dei fenomeni tettonici recenti, e nel regime pluviometico.
Per quanto rigarda i laghi artificiali troviamo:
Lago Omodeo: dovuto allo sbarramento del fiume Tirso grazie ad una diga di tipo rettilineo ad archi multipli. Nel 1923, quando la diga fu ultimata, rappresentò la più grande diga del mondo, di quel tipo, che racchiudeva il più grande lago artificiale d’Europa. All’interno della diga vi è una centrale idroelettrica.

Lago del Coghinas: dovuto alla sbarramento del fiume Coghinas, grazie a una diga el tipo a gravità. Tale diga venne ultimata nel 1927 e anche questa ha funzioni idroelettriche.

Lago alto Flumendosa: si trova nel territorio di Villanova Strisaili (comune di Villagrande) alle pendici meridionali del Gruppo del Gennargentu. Questo lago si è originato per lo sbarramento del fiume Flumendosa grazie ad una diga del tipo ad arco gravità simmetrica. Qusto bacino ha funzioni sia idroeletriche sia di irrigazione.

Lago alto Gusana: dovuto allo sbarramento del torrente Gusana, affluente del fiume Taloro, nei pressi di Gavoi per mezzo di una diga lunga 320 m.

Lago Flumendosa – Arcu S. Stefano: dovuto allo sbarramento del fiume Flumendosa presso Orroli con una diga ad arco-gravità.

Lago del Mulargia: dovuto allo sbarramento del rio Mulargia poco prima della sua confluenza con il fiume Flumendosa, per mezzo di una diga ad arco-gravità.

Numerosi sono, o meglio erano, gli stagni e gli acquitrini. Gli stagni costieri come i maggiori di Quartu, di Cagliari, di Cabras di Alghero e di Sassari, sono il residuo di insenature del mare che successivamente sono state isolate da cordoni di dune, oppure si tratta di stagni formatisi in seguito alla sommersione di tratti terminali di fiumi, poi separati dal mare dalle dune. Gli acquitrini dell’interno si sono formati nelle depressioni di terreno e spesso raccolgono acque salate inutilizzabili ai fini dell’irrigazione. Tra i maggiori sono stati segnalati quelli di Simbirizzi, Serdiana, Nuraminis, Samatzai

Le Pianure

Le pianure sono di natura alluvionale, formatesi cioè attraverso l’erosione dei rilievi da parte delle acque che hanno provocato una sedimentazione sul fondo, spesso riempiendo i canali marini.

Le principali sono quelle del Campidano e della Nurra.

Il Campidano, o meglio i Campidani, poiché la grande pianura sarda si suddivide in alcune subregioni per molti aspetti differenziate le une dalle altre, si stendono dal golfo di Cagliari a quello di Oristano su una lunghezza di circa 110 Km., mentre la larghezza varia tra i 15 e i 25 Km. e hanno come base il fondo di una fossa tettonica: un’ampia frattura che ha separato nel terziario i massicci del Furtei , del Serrenti e di Monastir da quelli dell’Iglesiente. I Campidani sono stati per lunghi secoli, fino ad un recentissimo passato, una terra semideserta dominata dalla miseria e dalla malaria, la cui causa era rappresentata dagli acquitrini, paludi e stagni costieri alimentati dalle acque dei torrenti in piena privi di un alveo regolare e di facili sbocchi al mare.

Di origine tettonica è pure la pianura della Nurra che si stende a nord tra il golfo dell’Asinara e la rada di Alghero. La parte settentrionale risulta ampia e distesa attorno a Porto Torres, ricca di apporti alluvionali recati dal fiume Mannu o Turritano, che formano una serie di terrazzi degradanti sul mare, mentre la parte meridionale è chiusa tra le alte colline del Logudoro e in monte Doglia si affaccia al mare con una fascia di terreno fertile ma limitata.

Abbiamo inoltre pianure minori, alcune interne circondate da rilievi , ed altre periferiche, costiere.

Le pianure interne, chiamate spesso campi, hanno avuto origine dal parziale svuotamento per l’erosione dei corsi d’acqua, dai bacini ricolmi di tufi vulcanici o di sedimenti marnosi. I più noti sono i campi di Ozieri e di S. Lucia di Bonorva, nel nord; della Trexenta e della Marmilla nel centro-sud dell’isola.

Altre ristrette pianure, di varia origine, si trovano alla periferia dell’isola, come quella di Olbia, solcata dai torrenti Padrogiano e Castangia, la valle del Cixerri, di origine tettonica, che sbocca nel Campidano e infine la stretta fascia del litor

I Rilievi

La Sardegna, insieme alla Corsica, è la più antica tra le terre emerse nel bacino mediterraneo meridionale. E’ costituita in gran parte da terreni formatisi nelle varie epoche dell’era paleozoica e soprattutto del cambriano e del siluriano. Le rocce del cambriano, cioè il nucleo più antico, hanno costituito il primo blocco di terra emersa dal mare nell’era paleozoica e corrispondono attualmente all’area dell’Iglesiente e del Sulcis, nel sud-ovest, e nella Nurra nel nord-ovest.

Quindi la Sardegna in questa parte sud-occidentale è costituita da scisti, arenarie e calcari metalliferi, invece la parte orientale dell’isola, da attribuire al siluriano, è composta prevalentemente di graniti, porfidi e scisti, successivamente metamorfizzati dal corrugamento dell’Erciniano e dalle sue imponenti eruzioni che diffusero in gran parte dell’isola strati di zone cristalline. Il terziario fu caratterizzato da importanti eruzioni vulcaniche, le quali ricoprirono parzialmente la costa occidentale, il Nuorese e il Sarcidano da strati di trachiti e successivamente da basalti liberati dall’apparato vulcanico di Montiferru. La fascia centrale dell’isola, che corrisponde all’attuale Logudoro e Campidano, si è formata durante il miocene medio, in un periodo precedente alla emersione, con depositi composti soprattutto di marne e calcari. Durante il quaternario si ebbe l’emersione che saldò in un solo complesso le due fasce più antiche dando più o meno all’isola l’aspetto attuale, successivamente all’emersione la grande fossa centrale subì un ulteriore colmamento grazie all’abbondanza dei depositi alluvionali.

La Sardegna è dunque una zona prevalentemente montuosa, percorsa da rilievi isolati, separati da altopiani e affossamenti, in gran parte di origine tettonica e di varia ampiezza. Il carattere montuoso della Sardegna è dato non tanto dall’altimetria, che è di 334 metri sul livello del mare, o dalla superficie occupata dalle montagne che è pari ad il 15% dell’isola, bensì dalle forme stesse del rilievo. L’aspetto prevalente della Sardegna, è infatti quello di una serie di vasti altipiani, spesso di natura vulcanica, le cui rocce sono costituite da basalti, trachiti, andresiti e porfidi. A volte i rilievi che caratterizzano la Sardegna sono spianati e vengono chiamati tacchi se di origine calcareo-dolomitica e giare nel caso di formazioni basaltiche.

Il complesso montuoso più importante è il massiccio del Gennargentu si estende nella parte centro-orientale dell’isola, dalla Barbagia all’Ogliastra, affacciato sul tirreno e comprende la quota più elevata della Sardegna, la Punta La Marmora, detta localmente Perdas Crapias, di 1.834 metri s.l.m. Esso è formato per la maggior parte da rocce metamorfiche e da filladi quarzifere, successivamente ricoperte da colate di porfidi e da intrusioni granitiche. Gli altopiani della Barbagia fasciano ad ovest ed a sud il Gennargentu e culminano nel monte di Santa Vittoria di 1212 m. Come si può notare questo ed altri monti della zona non hanno forme di vere e proprie cime ma si tratta di larghi dossi arrotondati. Superato il Flumendosa e scendendo verso sud-ovest, si estende l’altopiano del Gerrei, qua e la dominato da groppe isolate, e infine il vasto altopiano granitico del Serrabus, su cui si elevano il monte Serpeddi, 1060 m., un insieme di creste dentellate dall’aspetto dolomitico.
L’altopiano del Sulcis, avvolto dalle pianure costiere, dal Campidano e, a nord, dalla valle del Cixerri, culmina nel Monte Caravius, di 1116 m., e nella Punta Maxia a 1017 m. I rilievi dell’Iglesiente hanno forme tubolari, sono chiusi ad est dal Campidano e addossati al mare.

A nord di Iglesias c’è il monte Linas di 1263 m., mentre verso il golfo di Oristano spicca appena, tra i numerosi dossi, il Cùccuru (cocuzzolo) del monte Armentu. Lungo la costa occidentale troviamo il Montiferru il più importante apparato vulcanico dell’isola culminante a 1050 m. che domina gli altopiani basaltici della costa (Planargia) e dell’entroterra

Particolarmente significativa è la catena che attraversa la Sardegna verso settentrione, da costa a costa, che comprende da est verso ovest l’Altopiano granitico di Alà, quello del Goceàno e l’Altopiano del Marghìne. Il punto più elevato si trova nel gruppo del Goceàno, il monte Rasu, e raggiunge i 1259 m. Ad est della fossa del Tirso si stendono i pianori calcarei del Nuorese, solcati da potenti fratture, isolati gli uni dagli altri, conosciuti come tacchi o toneri.

Questi altipiani di origine calcarea, grazie alla propria porosità raccolgono le acque piovane e sono quindi ricchi di acque sotterranee in scorrimento, così da determinare la formazione di fiumi ed anche piccoli laghi. Spesso questi fiumi sotterranei fuoriuscendo danno origine a sorgenti vere e proprie.
Simili ai tacchi, ma meno elevati e intagliati su rocce basaltiche, sono i gollei, altipiani nudi e semideserti, delle Baronie. All’estremo nord, racchiusa tra il solco del Coghinas, i monti di Alà e il fiume Posada, si estende la montuosa Gallura, formata da altipiani granitici disposti a gradini che scendono verso il mare, fratturati frequentemente da brevi e stretti solchi entro cui scorrono tumultuosi torrenti. La Gallura è dominata dal massiccio del Limbara, culminante nella punta Balestrieri a 1362 m. L’angolo di nord-ovest, corrispondente al Logudoro è caratterizzato da rilievi trachitici, che spesso si mostrano spianati dall’erosione, alternati a modeste collinette di origine vulcanica. L’altitudine della regione è modesta e il punto più elevato si raggiunge nella zona attorno ad Osilo, che supera i 700 metri di altezza.
Quindi gli altipiani granitici più grandi, che si distendono dal Limbara ai piedi del Gennargentu, sono quelli di Buddusò, di Bitti, del Nuorese e di Fonni. Per quanto riguarda gli altipiani basaltici i maggiori si estendono alla destra del tirso e sono l’altopiano di Abbasanta, tra il monte Ferru, il Campidano di Oristano ed il Marghine, ed inoltre ad un livello più elevato l’altopiano della Campeda, seguito ad occidente da quello della Planargia. Altipiani basaltici minori sono quelli che costituiscono le giare di Gesturi, di Serri e di Siddi che si innalzano nella parte centrale dell’isola fino a 600-700 metri di altezza.

Più importanti per altezza e per dimensioni sono gli altopiani calcarei che si trovano nell’alta e media valle del Flumendosa, da laconi alll’Ogliastra, e derivanti per frattura od erosione dell’antica formazione sedimentaria secondaria. Questi altipiani sono i tacchi (ampi e tozzi) ed i toneri (stretti ed allungati) delle Barbagie, che raggiungono le massime dimensioni nell’altopiano del Sarcidano. Il più noto è la Perda Liana (1295 m.) presso il lago dell’alto Flumendosa, con la caratteristica di avere una forma di torrioni isolati, e quello di Aritzo (975 m.) a forma di fungo e chiamati Texile.

I rilievi granitici vengono attaccati dagli agenti atmosferici, scolpendovi nicchie e cavità di ogni grandezza uguali ai tafoni della Corsica e che in Gallura vengono chiamati conchi, alcuni dei quali talmente grandi che vengono usati per ricovero di bestiame. Questo scolpimento può dare origine a strane forme, a fungo o a figura di animale, come è l’orso tagliato nel granito di Capo d’Orso, di fronte a Caprera. In misura minore può verificarsi questo scolpimento in rocce cristalline come le trachiti, il più famoso è quello dell’entroterra di Castelsardo che ha dato l’apparenza di un elefante.

Le Sorgenti

I particolari caratteri del clima e del suolo si riflettono sia sulle sorgenti che sui corsi d’acqua. Infatti oltre il 60% dell’isola è formato da terreni impermeabili paleozoici (basamento cristallino metamorfico in prevalenza silurico; graniti formanti altopiani o vasti terrazzi) e terziari, il 32% da terreni semipermeabili (rocce arenacee e conglomeratiche, formazioni trachitiche) e solo l’8% da terreni permeabili (quaternari alluvionali).

Le sorgenti sono numerose, ma per la maggior parte piccole e spesso temporanee, vengono indicate con nomi diversi: Mitza per le sorgenti di emergenza o di contatto nel Campidano, Bullone nel Capo di Sopra anche queste per emergenza e Funtana per indicare una sorgente o fonte.

I principali serbatoi naturali sono costituiti da piccoli massicci montuosi calcarei o tavolati, per lo più affioranti in zone costiere al contatto con gli scisti impermeabili, od alluvionali ciottolose, ciottolose-sabbiose del granito.

Dalle zone calcaree abbiamo le acque del Cologone che si trovano nell’alta valle del rio Oliena, le maggiori della Sardegna, e le falde settentrionali del monte Albo, a siniscola nelle Baronie, chiamate le acque di San Giuseppe.

Meno grandi ma più numerose sono quelle sgorganti intorno al tavolato calcareo del Sarcidano, tra Laconi e Villanovatulo, ed ai borghi dei tacchi dove spicca quella di Sadali e Seui. Sgorgano molte sorgenti anche dalla base dei rilievi calcarei cambrici dell’Iglesientefra le quali quelle di Pubusino nei monti del Fluminese e quella di San Giovanni presso Domusnovas. Più piccole ma frequenti sono le sorgenti dei calcarei miocenici del Sassarese, mentre in rapporto con le masse permeabili trachitiche sono le numerose ma modeste sorgenti del Montiferru, fra cui molto note quelle di San Leonardo dalle sette fonti, siete fuentes, presso Santulussurgiu.

E’ interessante notare come una parte di queste acque carsiche di disperde inutilizzata nel mare.

La Sardegna grazie ai minerali e al vulcanesimo recente possiede varie sorgenti termali e minerali.

Le sorgenti termali, la cui temperatura oscilla tra i 40° ed i 60° C., sono allineate lungo le principali linee di frattura, in prossimità di affioramenti di lava e precisamente in corrispondenza della Costa del Campidano dove si trovano le terme di Sardara e di Acquacotta. Inoltre troviamo nella Valle del Tirso le terme di Fordongianus e di Saturnino presso Benetutti, nela valle del Coghinas in corrispondenza delle terme di Casteldoria ed in zone marginali come a San Giovanni presso Dorgali e Sant’Antioco.

Alquanto interessanti sono anche le sorgenti minerali bicarbonato-sodiche fredde in corrispondenza di fratture nelle rocce vulcaniche ivi esistenti, soprattutto nel Logudoro. Sono da ricordare le sorgenti di Santa Lucia di Bonorva e di San mrino presso Torralba e altre minori nella alta valle del Temo, nonché presso Ploaghe, Nulvi, Bannari e presso Tempio, la fonte di Renagiu.

Le sorgenti termali si formano da acque profonde risalenti in corrispondenza di una zona di frattura ad oltre 1000 metri di profondità. Tuttavia la profondità potrebbe trovarsi in alcuni casi addiritura in corrispondenza di un focolaio magmatico, come per esempio è il vulcano di monte Ollastra-Rocca Soramatu.

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Fonni e la Montagna

Situato al centro della Barbagia di Ollolai, oggi, Fonni è facilmente raggiungibile percorrendo il primo tratto della strada a scorrimento veloce che collega Nuoro con Lanusei. Grosso centro pastorale, posto su un pianoro granitico alle falde settentrionali del Gennargentu, con i suoi mille metri è il paese più alto dell’isola. Si segnalano in particolare i siti di Gremanu, dove sta nascendo il parco archeologico; il nuraghe Logomache, di originale e complessa struttura, le perdas fittas, tra Fonni e Gavoi, le tombe di giganti di Bidistili e quelle di Madau. La località Gremanu si trova alle falde dei monti del Gennargentu nei pressi del passo di Caravai, vicino al passo Correboi. Le tombe di Madau si trovano in località Pratobello raggiungibile dalla strada a scorrimento veloce o dalla provinciale che si diparte da Fonni. Nella parte alta dell’abitato è situata la Basilica di Santa Maria dei Martiri comprendente il convento, la basilica e l’oratorio. Il convento e l’antica chiesa della SS. Trinità furono fondati nel 1610, nel 1700 la chiesa fu ampliata diventando “basilica”, mentre la costruzione dell’Oratorio risale al 1759. Una scalinata porta ad un spazioso cortile antistante la chiesa, mentre sulla destra un passaggio secondario permette l’ingresso anche agli automezzi. La seicentesca chiesa della SS. Trinità comprende la navata e il presbiterio centrale, l’antica sagrestia e le cappelle, sulla sinistra, dell’Immacolata Concezione dell’Agonia e del Crocifisso e, sulla destra, del S. Cuore e di S. Antonio di Padova. L’ampliamento del 1700 comprende la navata della Madonna dei Martiri, il presbiterio della stessa, la cappella di S. Rosa da Viterbo sulla destra e quella di S. Salvatore da Horta sulla sinistra, la nuova sagrestia, la cappella delle reliquie, la cripta e l’oratorio di S. Michele. Fonni è l’unico centro sardo dotato di impianti di risalita, situati sul Bruncu Spina, che consentono la pratica degli sport invernali. Il territorio è ricco di acque sorgive e minerali, fiumi e laghi, di aree boschive e una flora e una fauna esclusive. Queste caratteristiche fanno di Fonni un centro amato dai turisti come soggiorno sia estivo che invernale. Diverse escursioni, in fuoristrada, a cavallo e a piedi permettono di venire a contatto con i molti siti archeologici, con la fauna e la flora di cui la zona è popolata, con le tradizioni, gli usi e i costumi locali. Oltre al settore turistico è in forte crescita quello artigianale con la produzione di tappeti e monili in oro, mentre in quello alimentare, alla produzione del famoso biscotto si affiancano i formaggi di solo latte caprino del caseificio Capralà e i salumi tipici di Fonni prodotti secondo le antiche ricette dal salumificio artigianale Fattorie Gennargentu.

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Escursione a Rio Sa Ceraxa (Monte dei Sette Fratelli)

  • Partenza: vivaio Maidopis
  • Dislivello: 490 m
  • Segnaletica: bolli rossi e bianco rossi
  • Arrivo: vivaio Maidopis
  • Cartografia: IGMI 558-IV
  • Difficoltà: E (per escursionisti)
  • Tempo netto: 4 h
  • Impegno fisico: semplice escursione per comodi sentieri

ACCESSO. Da Cagliari percorrere la S.S. 125, al km 30,1 si gira a destra e si prosegue sino al cartello A.F.D.R.S., attraversato il cancello (chiude alle 17.00 !) continuare fino ad un bivio e da qui in direzione Maidopis arrivare ad una sbarra verde.

DESCRIZIONE. Si parte dalla sbarra verde posta qualche centinaio di metri prima del vivaio Forestale di Maidopis, seguendo la stessa strada si arriva alla Caserma Vecchia a quel punto lasciata la strada principale si gira a sinistra e costeggiando la Caserma si trova subito l’indicazione del Sentiero n°1. Seguendo i bolli rossi lungo la salita ci si troverà dopo 40’ dalla partenza ad Arcu Su Crabiolu a questo punto tralasciando due deviazioni sulla sinistra si prende la larga sterrata che passa sul pianoro la si percorre verso sinistra in discesa fino ad incrociare una carrareccia, da qui svoltando a destra si arriva ad Arcu De Buddui (25’) dove si continua per Baccu Eranu seguendo i segni bianco-rossi. Dopo 15’ tralasciata la deviazione sulla sinistra che immette sul Baccu Eranu si prosegue sulla strada principale che, costeggiando ora a destra ora a sinistra il rio Sa Ceraxa, ci porta immersi nella boscaglia fino ad una biforcazione (20’) qui si prosegue a destra e subito dopo si guada un ruscello. Si continua per altri 10’ fino ad un’altra biforcazione, anche qui si devia a destra e percorrendo un tratto in discesa dopo 10’ arriva alla sterrata che va ad Arcu Sa Ruinedda; ora svoltando a sinistra andare avanti fino al vecchio rudere chiamato Dispensa Vecchia (2 h dalla partenza). Il ritorno è sullo stesso percorso dell’andata fino ad Arcu Su Crabiolu (1h 20’) qui non si devia per il Sentiero n°1 bensì si prosegue sulla sterrata principale che in 15’ porta ad Arcu Curadori dove, svoltando a destra, una evidente carrareccia interrotta da una sbarra verde, scende ripidamente fino alla Caserma Vecchia e da li alla B.P. (25’).
AVVERTENZE
. I bolli rossi, ben visibili e numerosi, vanno seguiti scrupolosamente per non prendere alcune deviazioni secondarie. Il tratto da Arcu De Buddui alla Dispensa Vecchia ad esclusione del primo pezzo non è segnato.

DA VEDERE. Da Arcu Su Crabiolu si vede la Perd’A Sub’E Pari e le cime dei Sette Fratelli (foto 1), nella discesa fino ad Arcu De Buddui panorama su Costa Rei (foto 2). Dopo Arcu De Buddui il percorso si snoda lungo il Riu sa Ceraxa ed all’interno di un bosco di lecci; percorrendolo in un annata piovosa come questa il fiume regala scorci interessanti ed in alcuni punti piccoli laghetti (foto 3). La Dispensa Vecchia è costituita dai ruderi di tre costruzioni.

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Aritzo La Sagra Delle Nocciole E Delle Castagne

Da diverse decine d’anni, ogni ultima domenica di ottobre (che quest’anno cade il 25) si svolge, ad Aritzo, la sagra delle castagne e nocciole. Questa manifestazione ha fatto conoscere alle migliaia di persone che in questi anni hanno affollato il centro della Barbagia, le noci, le castagne, le nocciole tipiche della zona e gli innumerevoli e gustosi dolci che con essi si confezionano. Il programma della festa si articola in tre giornate, dal venerdì alla domenica, con spettacoli musicali e distribuzione di nocciole e castagne arrosto e bollite. Splendidamente organizzata dalla Pro-Loco locale e con la sponsorizzazione delle principali istituzioni regionali, la sagra non solo è l’occasione per esporre e vendere i prodotti della Barbagia di Belvì, ma anche l’occasione per conoscere meglio i beni culturali, ambientali e artistici presenti in tutto il territorio montano. Per arrivare da Cagliari ad Aritzo, si deve percorrere la S.S. 131 Carlo Felice sino al Km 41, deviare per Barumini, superare Nurallao, Laconi e, giunti alla Cantoniera di Ortuabis, svoltare sulla destra per il paese. Se si proviene da Sassari e Oristano, sulla S.S. 131 Bis, all’altezza di Ghilarza, si devia per Busachi e si attraversano i paesi di Ortueri, Sorgono, Tonara e Belvì. Se si arriva da Nuoro si prende lo scorrimento veloce per Lanusei e si devia per Fonni per raggiungere Tonara, Belvì e Aritzo.Dominato dal Mont’e Cresia, un tempo coperto da una querceta tanto fitta da farla definire “il giardino della Sardegna”, Aritzo ha un territorio in cui dolci vallate ricoperte di castagneti e noccioleti si alternano a ripidi valloni, cime brulle, foreste di querce,boscaglia e macchia rigogliosa. Aritzo è famosa per l’industria della neve, che sino alla fine del secolo scorso ha costituito una delle principali occupazioni degli aritzesi. Questa attività ebbe luogo fino ai primi decenni di questo secolo e, infatti, in tutte le feste paesane e campestri dell’isola, accanto ai torroni di Tonara ed ai venditori di muggini di Cabras, erano sempre presenti i sorbettieri di Aritzo per vendere i loro gelati confezionati con neve naturale, la famosa “Carapigna”. Fino a non molto tempo fa, nel territorio di Aritzo sorgevano diverse chiese, ma tutte sono state demolite o lasciate andare in rovina fatta eccezione per quella dedicata a S. Antonio da Padova, risalente al ‘600. Dalla parte opposta della strada, rispetto alla Parrocchiale, si diramano le scalette di “Sa Bòvida” conosciute anche come Via Carceri, che conducono ad un vecchio e massiccio edificio realizzato con pietra di scisto e legno di castagno, adibito a carcere fino agli anni 40. Da visitare il Museo delle Tradizioni e Arti Popolari che non si limita ad una semplice raccolta di oggetti delle arti e mestieri popolari, ma documenta la cultura agro-silvo-pastorale, quella artigianale delle casse intarsiate e quella del commercio itinerante con particolare attenzione alla produzione della Carapigna, quali i mastelli che contenevano la neve mista a fieno e sale dove si facevano ruotare le sorbettiere di zinco e al cui interno si formava il sorbetto.

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Escursione all’Isola di Tavolara

L’isola di Tavolara che domina tutta la costa della Gallura, è alta 565 metri ed è formata di calcari e dolomie. Istituita nel 1997 area protetta con Capo Coda Cavallo comprende la costa e tutte le altre isole: Molara e Molarotto sono le più grandi. Si può raggiungere da Porto San Paolo in 20 minuti. Ha la forma di un parallelepipedo lungo 6 km e largo mezzo. Circondato da un mare pescosissimo e trasparente, ha solo due strisce di terra chiamate la montuosa Spalmatore di Fuori e la pianeggiante Spalmatore di Terra, tutto attorno è formata da bordi granitici a picco sul mare, nicchie e anfratti. Non è tutta praticabile essendo zona Nato, vi sono solo due ristoranti allo Spalmatore di Terra frequentati nei mesi estivi dai turisti. La sua scarsa accessibilità favorisce la conservazione del paesaggio naturale formato da bassa macchia e cespugli di ginepro, rosmarino, lentischio ed eliocriso su cui vivono alcuni esemplari di mufloni importati alcuni anni fa. E proprio per la sua bellezza, intorno agli inizi dell’800 un pastore Giuseppe Bertoleoni rimase talmente affascinato dall’Isola che vi si trasferì. La fece diventare un regno grazie all’intervento di Re Carlo Alberto che gli riconobbe l’egemonia.conservazione del paesaggio naturale formato da bassa macchia e cespugli di ginepro, rosmarino, lentischio ed eliocriso su cui vivono alcuni esemplari di mufloni importati alcuni anni fa. L’Isola è il più piccolo regno di tutto il mondo perché intorno agli inizi dell’800 un pastore Giuseppe Bertoleoni che ne rimase talmente affascinato, vi si trasferì e la fece diventare tale, grazie all’intervento di Re Carlo Alberto, che gli riconobbe l’egemonia.Adesso l’isola è proprietà dei discendenti; vi è la casa dei Bertoleoni con lo stemma di famiglia e dietro le case c’č un piccolo cimitero con le tombe reali

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