Orosei e le sue spiagge e oasi naturalistiche

Sardegna, Golfo di Orosei
Sardegna, Golfo di Orosei

Orosei, pittoresco paese agricolo e balneare di circa 5000 abitanti, situato nel golfo cui dà il nome è caratterizzato da attrattive turistiche e naturalistiche tra cui le seguenti oasi naturalistiche e bellissime spiagge:

  • Marina di Orosei,
  • Osalla,
  • Cala Liberotto,
  • Cala Ginepro,
  • Sa Curcuricca e l’oasi di Bidderosa, incredibile esempio di macchia mediterranea secolare,
  • su Barone con quasi 6 Km di litorale protetti da una pineta dispensatrice di ombra e fragranze uniche,
  • Cala Luna, con le sue grotte, un tempo rifugio di pirati,
  • la grotta del Bue Marino ospitante la foca monaca,
  • Cala Sisine e Cala Mariolu.

Inoltre vi sono alcuni stagni popolati da un’avi-fauna palustre di gabbiani, aironi cenerini, folaghe, cormorani, falchi pescatori, germani reali e splendidi fenicotteri rosa.

Un po di storia su Orosei

Orosei, porto strategico del passato, ebbe nei secoli passati rapporti commerciali con i Pisani, come testimonia lo stile delle sue chiese.

Sardegna Golfo di Orosei
Sardegna Golfo di Orosei

Da via Satta si giunge alla chiesa di Sant’Antonio Abate (XIV-XV secolo) che conserva al suo interno pregevoli affreschi.

In piazza del Popolo la cinquecentesca chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore i cui festeggiamenti si svolgono intorno al 20 luglio.

La città mantiene nel centro storico il fascino dell’antico che resiste al tempo. La sua storia si conserva ancora oggi tra le viuzze interne, le case rurali, i palazzi signorili, le diverse chiese e santuari come la torre pisana nonchè vecchia prigione e i numerosi resti della civiltà nuragica sparsi nel territorio.

Durante l’anno si può partecipare a diverse manifestazioni folcloristiche e culturali, feste caratteristiche e sagre paesane.

Orosei e le sue spiagge e oasi naturalistiche
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Oliena e Orosei in Provincia di Nuoro

Oliena si trova su un’ampia vallata caratterizzata da intense coltivazioni di uliveti, mandorleti, e vigneti.

Importante centro agricolo pastorale, è famosa per la coltivazione della vite che, già in passato, dava vini pregiati come quello dell’Oliena.

E’ uno dei paesi più tipici del nuorese con una delle varietà più originali di costumi, gioielli e dolci.

Oliena: tipicita’ del nuorese

Particolarmente sentita la processione pasquale de S’Incontru.

Suggestivo e maestoso il parco nazionale del Gennargentu, con i suoi lecci e sughere gigantesche, gli oleandri, i ginepri, i corbezzoli, i tassi secolari.

Oliena, Vestiti Tipici Sardi
Oliena, Vestiti Tipici Sardi

Oliena, esprime molto bene il mondo culturale del territorio nuorese. Conserva ancora nelle sue strette e tortuose strade molte case tradizionali dipinte di calce, con piccole corti, scalette interne, pergolati, le stanze dipinte a colori vivaci, i fumaioli dalle fogge più varie.

Numerosi gli edifici religiosi, tra i quali va ricordata l’ex parrocchiale di Santa Maria, la chiesa di Santa Croce.

Particolarmente famosi il Collegio dei Gesuiti e chiesa di S. Ignazio da Lodola.

Oliena, I riti della Settimana Santa
Oliena, I riti della Settimana Santa

La strada provinciale per Dorgali conduce alla sorgente di Su Gologone che, con una portata di 300 litri d’acqua al secondo, alimenta il fiume Cedrino.

Proseguendo per la valle di Lanaittu, di fronte alla grotta di Sa Oche (la voce), si trovano una tomba di gigante e, poco lontano, i resti del villaggio nuragico di Sa Sedda ‘e Sos Carros. A sud la grotta di Corbeddu, dove sono stati rinvenuti importanti materiali paleontologici.

Orosei

Orosei, situato tra il mare e le falde del monte Tuttavista, al margine della pianura alluvionale creata dalla foce del fiume Cedrino, è circondato da coltivazioni di oliveti e frutteti.

Sardegna Golfo di Orosei
Sardegna Golfo di Orosei

Il territorio è ricco di insediamenti nuragici, e vi sono tracce della presenza romana. Porto strategico per i traffici commerciali con la penisola, l’architettura delle sue chiese testimonia dei rapporti particolarmente stretti con i Pisani.

Il centro di Orosei

Dalla strada statale 125 si entra nella via Satta sulla cui sinistra troviamo la torre di S. Antonio, del XIV sec., e la chiesa di San Antonio Abate, il cui santo si festeggia il 16 gennaio.

Sardegna, Golfo di Orosei
Sardegna, Golfo di Orosei

Intorno alla chiesa, le “cumbessìas”, tipiche costruzioni che ospitavano poveri e pellegrini.

Da S. Antonio si giunge alla piazza del Popolo, in cui sorge la chiesa parrocchiale di S. Giacomo Maggiore, il cui santo si festeggia dal 23 al 25 luglio.

Tra gli edifici sacri da visitare segnaliamo:

  • il tempio medievale intitolato a S. Gavino, costruito in pietra basaltica,
  • San Sebastiano, situato nel rione più antico del paese.
Il mare di Orosei
Golfo di Orosei, Sardegna
Golfo di Orosei, Sardegna

Uscendo dal paese, dalla strada statale 125 si arriva alla spiaggia Marina di Orosei.

Dalla periferia, andando verso Dorgali, si accede alla bellissima spiaggia di Osalla.

A nord, per la S.S. 125, si va alle spiagge di Fuil ‘e Mare, Sas Linnas Siccas, e ai villaggi di Cala Liberotto e Cala Ginepro.

Nel golfo di Orosei si ammirano i più antichi paesaggi scolpiti nel granito messo a nudo dall’erosione dei millenni che ne ha consumato la parte cristallina e calcarea, sul golfo, nel massiccio del Gennargentu e nel vicino Supramonte.

Da Cala Gonone, piccolo centro di pescatori di origine ponzese, si raggiunge la Grotta del Bue Marino, habitat naturale delle foca monaca.

Da Cala Gonone, in direzione di Orosei, all’altezza del bivio per Galtellì, la chiesa campestre di Su Babbu Mannu, del 1622, e la grotta di Ispinigoli, che si sviluppa per 10 Km.

Golfo di Orosei, Costa Est della Sardegna
Golfo di Orosei, Costa Est della Sardegna

Centri balneari rinomati per le splendide spiagge e il colore azzurro verde del mare cristallino sono:

  • Cala Luna, accanto allo stagno creato dal Rio Codula de Ilune, in una gola di eccezionale interesse paesaggistico,
  • Cala Sisine,
  • Cala Mariolu.

Risalendo la costa verso nord si incontra la spiaggia di Berchidda, Capo Comino, Santa Lucia. Qui spicca la Torre di S. Lucia, del XVII sec., costruita con mattoni e pietra basaltica scura, con l’omonima chiesa e una lussureggiante pineta.

Oliena e Orosei in Provincia di Nuoro
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Sorso e Castelsardo

La cittadina di Sorso

Sorso Monumento ai Caduti di Tutte le guerre
Sorso Monumento ai Cadut

Affacciata sul Golfo dell’Asinara, la cittadina di Sorso conserva nella parte più antica, la suddivisione in corti, tipica dei centri storici toscani, e le costruzioni in materiale calcareo/tufaceo.

Situata nell’Anglona, tra la Nurra e il Logudoro, Sorso e il suo territorio recano le tracce di insediamenti umani che risalgono al Neolitico:

  • la necropoli dell’Abbiu, con sei tombe ipogeiche;
  • il recinto megalitico di Monte Cao;
  • il santuario Nuragico di Serra Niedda, sulla strada che da Sorso porta a Castelsardo.
Sorso Chiesa della Vergine D'Itria
Sorso Chiesa della Vergine D’Itria

Documentata anche la presenza romana, si segnala in Località Santa Filitica, presso il Rio Pedras de Fogu, una villa romana del I sec. d.c.

In località Marritza, sulla costa, è stata rinvenuta una nave romana, datata tra la fine del I sec. e l’inizio del II sec. d.c.

Romangia, da Romandia ovvero curatoria, è il toponimo che ancora indica la zona attorno alla città. Questa, dapprima fu annessa alla corona di Aragona, poi, concessa in feudo, nel 1411, da Re Alfonso d’Aragona alla famiglia Gambella. E’ ancora visibile, nella via Umberto, lo stemma di famiglia, murato nella facciata della cosidetta “ casa di Rosa Gambella”, andata in sposa al Viceré di Sardegna, Ximen Perez Escriva De Romani -. Nel 1689 il Barone Pietro Amat Marchese di San Filippo sposa Donna Vittoria Gambella, legando così le vicende dinastiche delle due famiglie e quelle della Romangia, che passò infine ai Savoia, nel 1718, insieme al resto dell’isola.

Sorso, Sardegna
Sorso, Sardegna

Sorso, centro di produzione agricola (ulivi, vite, frutti, ortaggi), esprime anche nella sua parlata – una miscela di sardo e spagnolo, ricca di influenze pisane – l’importante ruolo avuto negli scambi commerciali con la penisola, e nei contatti con Genova (sec. XI – XIII.).

Tra i suoi monumenti, la Chiesa della Madonna d’Itria (XII sec.), il palazzo baronale, la chiesa di San Pantaleo, la chiesa di Santa Croce (XVI sec.). Fuori dall’abitato, sulla strada che porta alla Marina di Sorso, la chiesa della Madonna “Noli Me Tollere” (non portarmi via ) al suo interno, un simulacro della Madonna rappresentata in una posizione insolita: con le braccia lungo il corpo e il bambino appoggiato sul fianco sinistro. Alla Madonna del Noli Me Tollere è dedicata una piccola cappella, posta tra il paese e il mare, dove secondo la tradizione, è stata trovata la statua della Madonna (si festeggia il 26 maggio). La costa è caratterizzata da spiagge bellissime e il colore del mare varia dall’azzurro profondo al verde smeraldo. Proseguendo lungo la litoranea, dopo le spiagge di Marina di Sorso e Lu Bagnu (così definita da un’antica fonte salutare) si giunge a Castelsardo, che sorge su un promontorio a picco sul mare.

Castelsardo

Castelsardo, Sardegna
Castelsardo, Sardegna

Fondato dai Doria nel 1102 col nome di Castelgenovese, Castelsardo fu conquistato nel 1448 dagli Aragonesi che ne mutarono il nome in Castell’Aragonese, infine, nel 1769, entrò a far parte del Regno di Sardegna, ricevendo la denominazione attuale.

Il centro storico di Castelsardo, sulla rocca, conserva intatto il primitivo fascino con le viuzze ripide e strette, le lunghe scalinate e gli scuri archivolti, sullo sfondo, l’azzurro del mare, intenso. Sulla sommità della rocca, i resti del castello medievale (sec. XII – XIV): la torre, una porta e alcune stanze con pilastro centrale e volte a crociera.

Sardegna, Castelsardo
Sardegna, Castelsardo

Nella via Mazzini, la Casa Comunale in stile gotico; proseguendo il Seminario (1760) con un piccolo campanile a vela; la chiesa del Purgatorio e la cattedrale di San Antonio Abate. Questa, costruita nel cinquecento sull’impianto della chiesa romanica di S. Antonio, che fu priorato benedettino, conserva al suo interno pregevoli statue lignee e un polittico del c.d. Maestro di Castelsardo. Accanto alla cattedrale di San Antonio Abate, il campanile in trachite con cupola maiolicata.

Magnifico il panorama che si scorge dalla chiesa, la quale, proiettata sul mare, “pare stia per salpare”, come dice un poeta italiano che descrive le chiese liguri sul mare. Al centro del paese la chiesa di S. Maria delle Grazie, costruita in epoca medievale e trasformata nel seicento; al suo interno il trecentesco crocifisso del Cristo Nero.

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Castel Sardo in Sardegna
Castelsardo in Sardegna

a qui parte, il lunedì della settimana santa, la processione del Lunissanti, una cerimonia introdotta nel 1200 dai monaci benedettini dell’abbazia di Nostra Signora di Tergu. Ricca di significati simbolici, essa mantiene la grandiosità di un tempo. Dalla chiesa di S. Antonio, infine, si scene al belvedere dei Bastioni Spagnoli, restaurati nel XVIII sec. dai Savoia, lungo le mura, la torre che proteggeva la porta a mare.

Dopo Castelsardo, si giunge a Valledoria, sviluppatasi nel dopoguerra con la creazione del lago di Casteldoria e l’introduzione, nella zona, di colture irrigue. Famosa, sulla strada per Sedini, la Roccia dell’Elefante, in trachite rossastra, nella quale sono scavate alcune domus de janas, sepolture di età prenuragica.

Sulla costa, la foce-stagno del Coghinas, nei pressi la chiesetta di S. Pietro a Mare, e un vasto arenile, circondato da dolci dune rimboschite a pini, eucalipti e palme nane. La spiaggia bianchissima è intervallata da scogliere porfiriche, scolpite dal vento, che si stagliano sul mare profondo.

Sorso e Castelsardo
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Orgosolo, i Murales e “Sa Candelaria”

Orgosolo , paese della Sardegna con circa 4500 abitanti, deriva il suo nome dal greco orgàs terreno fertile e ricco d’acque. Piccolo centro della Barbagia che sorge ai piedi del Monte Lisorgoni, a 18 km da Nuoro.

Caratteristiche di Orgosolo: Natura e Murales

Murales per le vie di Orgosolo, Sardegna
Murales per le vie di Orgosolo, Sardegna

Paese caratteristico della zona interna con vie strette e ripide ove sorgono, addossate l’una all’altra, case in granito quasi sempre ad un piano, con piccoli cortili interni. Nelle facciate delle case si possono ammirare i famosi murales che trattano tematiche a sfondo politico sociale esprimendo il malessere, l’isolamento dei paesi dell’interno, la protesta sociale verso la Regione e lo Stato.

Murale ad Orgosolo, Sardegna
Murale ad Orgosolo, Sardegna

I murales sono, insieme alla natura, gli elementi di maggior attrazione per i visitatori.

Orgosolo è circondato da una natura incontaminata, tra le più suggestive dell’isola. Il Supramonte di Orgosolo offre un paesaggio vasto e vario; si passa da boschi secolari di lecci, tassi, aceri, ginepri, roverelle, macchie di eriche, a valloni, rocce, aspri dirupi e vaste praterie. Nelle zone più alte abbonda il timo e il rosmarino. Qui crescono rare specie botaniche quali il ribes sandaliotico, l’aquilegia, il sorbo montano, la ginestra etnense e la splendida peonia selvatica. Tra la fauna si segnalano aquile, l’avvoltoio monaco, grifoni, falchi che nidificano nelle pareti rocciose, qualche esemplare di muflone, gatti selvatici, cinghiali, volpi, martore, donnole e qualche ghiro.

I murales di Orgosolo in Sardegna
I murales di Orgosolo in Sardegna

Il villaggio è citato nella metà del XIV sec. tra le parrocchie della diocesi di Suelli che versavano le decime alla curia romana. Appartenne alla curatoria dei Dore. Inoltre anche i suoi rappresentanti nel 1388 firmarono la pace tra Eleonora d’Arborea e Giovanni d’Aragona. Numerosi gli edifici religiosi: la chiesa parrocchiale di S.Pietro, costruita nel XIV secolo ma che si presenta oggi nei rimaneggiamenti subiti nel XVIII sec. e l’Oratorio di Santa Croce al cui interno è custodito un crocifisso ligneo del 1600.

Sa Vardia: La corsa equestre in occasione della festa della Beata Vergine Assunta

Sa Vardia di Orgosolo - Folklore Sardegna, Festa Beata Vergine Assunta Orgosolo Sardegna
Sa Vardia di Orgosolo – Folklore Sardegna

Particolare attenzione merita la festa della Beata Vergine Assunta, edificata nel 1634 la cui festa dal 13 al 18 agosto attira numerosi turisti per seguire la suggestiva e molto sentita processione notturna in costume e la spericolata corsa equestre detta Sa Vardia. Per l’occasione si aprono le cumbessias che circondano la chiesa della Beata Vergine Assunta, si organizzano balli e canti sardi.

Gastronomia ed Economia nella zona di Orgosolo

Ricca e genuina la gastronomia locale: il pane carasau, su pani modde, il miele, i formaggi, i salumi, gli arrosti, il torrone, gli ottimi dolci quali s’aranzada, i papassini le urillettas ( treccioline di pasta fritte), il vino Vermentino e il Cannonau, il mirto.

L’economia si fonda sulla pastorizia e l’agricoltura (uliveti e vigneti) l’attività di forestazione e, di recente ha assunto importanza crescente il turismo grazie alle bellezze naturali del territorio orgolese compreso Parco del Gennargentu.

Il vestito sardo di Orgosolo
Vestito Sardo di Orgosolo, Sardegna
Vestito Sardo di Orgosolo

Bellissimo il costume locale femminile, in seta e broccato, ricco di ricami ornamentali geometrici a colori vivaci fatto con la seta prodotta ad Orgosolo. C’è, infatti, una famiglia che si dedica ancora alla coltivazione della pianta del gelso e alla lavorazione della seta: il copricapo su lionzu è poi colorato con lo zafferano. Il popolo di Orgosolo è gente fiera e orgogliosa, intelligente, rispettosa dei tesori naturali e spirituali della propria terra, conserva le antiche tradizioni tra cui quella de Sa Candelaria.

Sa Candelaria
Orgosoloso, Sa Candelaria, Sardegna
Orgosoloso, Sa Candelaria

Nella mattina del 31 dicembre, per le strade e le viuzze di orgosolo è un continuo via vai di bambini che di casa in casa chiedono “Sa Candelaria“. Tutti gli usci sono aperti indistintamente per ogni bambino, che riceverà su coccone (il pane preparato appositamente), assieme a frutta, biscotti e una somma di denaro più o meno consistente, a seconda del grado di parentela intercorrente fra chi chiede e la donna che offre la Candelaria.

Fino a mezzogiorno l’allegra richiesta: “A no-l-la dazes sa candelaria?” (ci date la candelaria?) segna piacevolmente la tranquillità mattutina.

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Sa Candelaria, Orgosolo
Sa Candelaria, Orgosolo

alle case si vedono entrare e uscire bambini e bambine a gruppi di due o tre, rossi in viso e ansanti per la fatica di dover trasportare il sacchetto di tela bianca colmo di lecornie, che via via si fa più pesante, e se i più grandi procedono di fretta per riuscire a realizzare il maggior numero di carichi possibili, fa tenerezza vedere i piccini sbandare sotto il peso del sacchetto semipieno, con l’aria smarrita di chi non sa dove sono le “piazze migliori”, dove potranno ricevere più dolci, coccones e soldi. Se prima, quando il paese era meno esteso con un minor numero di abitanti alcuni riuscivano a entrare nella quasi totalità delle case, oggi si riesce a percorrere un numero limitato di rioni, anche se quando il sacchetto è pieno, i bambini provvedono a scaricare il tutto a casa di pomeriggio. La candelaria ha una continuazione nelle ore notturne, quando gruppi più o meno numerosi di giovani e adulti si recano a casa degli sposi che nell’anno morente hanno celebrato il matrimonio. All’ingresso delle abitazioni ogni comitiva intona canti augurali per un buon principio dell’anno e perché la coppia possa avere quanto prima uno o più figli e richiedere anche su coccone per amore del bambino Gesù. Dopo il canto ci si accomoda nel salotto degli sposi che, in cambio degli auguri offrono dolci e liquori. L’andirivieni dei gruppi si protrarrà fino alle prime ore del mattino successivo.

L’origine di questa tradizione si perde nei tempi passati, si sa solamente che nel secolo scorso da parte delle famiglie benestanti (in verità poche) del paese veniva effetuata una distribuzione di coccones, lardo, salsicce, ricotta a tutti quelli che bussavano alle loro porte. La questua si svolgeva la notte perché non ci fosse la possibilità di essere riconosciuti, i questuanti, non solo di Orgosolo, ma anche dei centri vicini, erano ricoperti da berretti e da sas peddes se uomini o da scialli se donne. Circa l’etimologia del nome si può pensare alla metatesi di Kandelaria, feste dell’inizio dell’anno a Roma antica. Il rito del candelario (dono delle calende di gennaio) è documentato nei centri (Gavoi, Olzai) e trova analogia con quelli di su pane e binu a Oliena e de su mortu-mortu a Nuoro per la festa di Ognissanti e collegamenti con le questue di Hallowen nel medesimo periodo. Il 16 e il 17 gennaio si ripete per S. Antonio Abate il culto pagano del fuoco: si gusta il dolce preparato per l’occasione “su pistiddi” a base di pasta sfoglia con semola e miele. Merita certamente una visita la casa natale della martire orgolese Antonia Mesina che riposa nella cripta della chiesa del SS. Salvatore. La festa in suo onore si celebra il 17 maggio, giorno del suo martirio, nelle campagne fuori dal paese. La prima domenica di giugno si festeggiano Sant’Egidio e Sant’Anania nella chiesa campestre (XVI /XVIII sec.), che sorge nel luogo ove i due santi furono martirizzati.

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Gonnesa nel Sud della Sardegna

Gonnesa, paese di circa 5000 abitanti, si raggiunge facilmente percorrendo la S.S. 126 poco dopo Iglesias.

Stazione di Gonnesa, Sardegna
Stazione di Gonnesa, Sardegna

Adagiata ai piedi del “Monte Lisau”, Gonnesa si protende verso il mare con una spiaggia incontaminata orlata da dune e da una tipica vegetazione.Fu fondato nel 1774 dal visconte Gavino Asquer in funzione della trasformazione agraria in centro minerario. Infatti il suo territorio, ricco di carbone, piombo e zinco è sempre stato sottoposto ad una intensa attività estrattiva.

Oggi tutti gli insediamenti estrattivi sono stati chiusi e trasformati in oasi silenziose di verde, dove è piacevole effettuare escursioni e picnic.

I principali siti da visitare sono:

  • Seddas Moddizzis,
  • Terras Collu,
  • Monte Onixeddu,
  • Monte Scorra,
  • il villaggio minerario di Normann sul costone del monte S. Giovanni.
Per le vie di Gonnesa, Sardegna
Per le vie di Gonnesa, Sardegna

Nella miniera di San Giovanni è stata scoperta la piccola grotta carsica di Santa Barbara dalle pareti e dalle volte coperte di cristalli di barite, forse di età paleozoica.

Il territorio di Gonnesa ha origine millenaria dimostrata dai numerosi insediamenti (Fenici, Punici e Romani) dislocati soprattutto nella costa. Il più importante è il villaggio nuragico di Seruci, composto di 100 capanne, raccolte attorno ai ruderi di un grande nuraghe. Non molto lontano si trovano i resti delle “Tombe dei Giganti” antiche zone dove si celebravano i riti funerari, le Domus de Janas (casa delle fate) in zona di Murru Moi-Serra Maverru e altri resti nuragici.

Gonnesa e le sue feste

All’interno del paese troviamo la Chiesa di San Andrea risalente al 1200, il cui patrono viene festeggiato a novembre; essa al suo interno custodisce un organo liturgico di grande pregio dotato di 584 canne, che accompagna con il suo melodico suono le più importanti cerimonie sacre. Una festa religiosa molto sentita è quella dedicata alla Madonna di Tratalias, che si svolge a Maggio con gruppi folk che sfilano al seguito di una “tracca”, carro addobbato e trainato da buoi che porta la Madonna.

Sempre a maggio, con una manifestazione denominata “Moti Gonnesini del 1906“, vengono rievocati, in costumi d’epoca gli avvenimenti di quell’anno.

Il territorio di Gonnesa
Porto Pagia, Gonnesa
Porto Pagia, Gonnesa

I dintorni di Gonnesa sono contornati da bellissime spiagge: la prima Fontanamare, posta sulla strada per Nebida, presenta residui di un antico insediamento minerario; la seconda Plage Mesu (Spiaggia di Mezzo) che sta al centro del litorale (Golfo del Leone) grazie al suo vasto arenile e per la facilità d’accesso è frequentata tutto l’anno; la terza, verso Funtanamare a sud dopo le dune de Is Arenas vi è Porto Paglia dove si trova l’antico villaggio della tonnara realizzato nella seconda metà del ‘700. Oggi è stato trasformato in villaggio turistico dove si possono visitare le caratteristiche case dei Tonnarotti e lo stabile denominato “Su Proci”.

Sempre in zona troviamo una zona umida protetta: la palude di Sa Masa, dove nidificano varie specie di volatili quali folaghe, moriglioni, gallinelle d’acqua, germani reali e il pollo sultano. Fra le associazioni della canna palustre, dei giunchi e delle tife si possono ammirare il papavero giallo, il cocomero asinino e varietà di orchidee e rose selvatiche.

Gonnesa nel Sud della Sardegna
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Nuoro: Un Viaggio All’interno della Barbagia

Nuoro sorge su un altopiano alle falde del monte Ortobene, circondata da montagne granitiche.

Centro Storico di Nuoro Sardegna
Centro Storico di Nuoro, Sardegna

Appartenuta al Giudicato di Torres, fu ceduta nel 1326 a quello di Arborea e data in feudo, dopo il 1478, alla famiglia Carroz; passò, nel 1496, alla diocesi di Ottana. Nel 1779, divenne sede della diocesi di Galtellì e ricevette, nel 1836, il titolo di città; dal 1848 al 1859 fu sede amministrativa del Regno di Sardegna.

Artisti e scrittori di Nuoro
Grazia Deledda Nuoro, Sardegna
Grazia Deledda, Nuoro, Sardegna

A Nuoro nacquero tantissimi artisti, scrittori e personaggi famosi. Tra questi:

  1. il poeta Sebastiano Satta (1867),
  2. la scrittrice Grazia Deledda (1871), premio Nobel per la letteratura nel 1926,
  3. lo scultore Francesco Ciusa, vincitore del premio internazionale per la scultura alla Biennale di Venezia nel 1907,
  4. il giurista e scrittore Salvatore Satta (1902).

Per il centro di Nuoro

La Piazza di Nuoro, Sardegna

L’abitato è attraversato dal Corso Garibaldi, l’antica Bia Majore, e dalla via La Marmora, tra esse la piazza delle Grazie e il Santuario Madonna delle Grazie. Poco distante, a destra, sulla via omonima, la vecchia chiesa delle Grazie. Dal Corso Garibaldi, si giunge alla piazza Sebastiano Satta, progettata, nel 1967, dallo scultore di Orani, Costantino Nivola. Dalla via Roma si passa alla via Grazia Deledda, al n. 28, la casa natale della scrittrice ospita il Museo Deleddiano. Per la via Aspromonte si accede in piazza Asproni, sede della biblioteca Sebastiano Satta. Poco distante, la piazza S. Maria della Neve, con i palazzi della Curia Vescovile e del Seminario, e la Cattedrale di S. Maria della Neve.

A sinistra della piazza, la via Antonio Mereu conduce al Museo della vita e delle tradizioni popolari sarde, sede dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, ente regionale per lo studio e la documentazione delle tradizioni socioculturali sarde e della loro evoluzione.

Uscendo infine da Nuoro per viale Ciusa, si può visitare la chiesetta della Solitudine, dei primi anni 50, che sorge su una chiesa seicentesca, dove, dal 1959, riposa Grazia Deledda.

Dalla chiesetta della Solitudine una strada panoramica conduce al Monte Ortobene, con la sua cima Cuccuru Nigheddu di 955 metri.

La Festa del Redentore di Nuoro

Statua del Redentore, Nuoro, Sardegna
Statua del Redentore, Nuoro, Sardegna

Ogni anno, ad agosto, si svolge la sagra del Redentore, importante manifestazione religiosa e civile, in cui è possibile ammirare gli splendidi costumi, provenienti da tutta l’isola, gustare i dolci e le specialità della cucina locale, assistere a canti e balli tipici.

La tradizione risale al 1901, anno in cui venne inaugurata la Statua del Redentore, opera bronzea dello scultore calabrese Vincenzo Jerace.

Vastissimo è il panorama che si scorge dal roccione sormontato dalla statua del Redentore: a nord l’altopiano di Bitti e l’abitato di Orune, a nord est il monte Albo, a est la Baronia di Orosei e il territorio di Dorgali, a sud il Supramonte di Oliena e il Gennargentu, ad ovest la città di Nuoro e il monte di Gonare.

Nuoro: Un Viaggio All’interno della Barbagia
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Dorgali, alle pendici del Monte Bardìa

Dorgali, alle pendici del Monte Bardìa, è un importante centro agricolo di oltre 8.000 abitanti (compresa Cala Gonone).

Sardegna, Dorgali
Sardegna, Dorgali

Si raggiunge facilmente da Nuoro e da Oliena. La ss 131 (diramazione Abbasanta-Nuoro-Olbia) è la via più comoda e rapida, sia da Olbia sia da Cagliari.

Dorgali è nota per la produzione di vini e formaggi, per il suo tradizionale artigianato in cuoio, pelli conciate, per la lavorazione della filigrana d’oro e argento, per le belle ceramiche e le colorate botteghe artigiane.

Dorgali Via Goito a S'Eremu, Sardegna
Dorgali in Sardegna

L’insediamento umano è già documentato nel 1341. La parte più antica e meglio conservata presenta case in pietra scura a vista dalle forme semplici. Da tempo ha assunto una notevole dimensione turistica grazie alla vicina Cala Gonone, famoso centro turistico dotato di splendide spiagge e risorse naturali.

Al centro di Dorgali si trova la parrocchiale di Santa Caterina che conserva nel transetto destro un notevole altare ligneo del sec. XVII in stile barocco-spagnolo e, verso la fine dell’abitato, il Museo Civico Archeologico contenente molti materiali archeologici ritrovati nella zona.

Dorgali, Sardegna
Dorgali, Sardegna

Molto belle sono poi le altre chiesette campestri situate in zone di grande interesse paesaggistico e naturale dove durante tutto l’anno si svolgono numerose sagre con la preparazione di grandiosi pranzi per tutti i convenuti.

Uscendo da Dorgali verso Cala Gonone, sulla panoramica che scende verso il mare s’incontra il Nuraghe Mannu, la fertile vallata d’Oddoene dal bellissimo panorama con bianchi calcari del Monte Bardìa interrotti da macchia a lecci e rosmarino.

In posizione più alta il complesso nuragico Su Nuragheddu.

Interessante a livello naturalistico la visita alla Gola di Su Gorroppu, canion impressionante al quale si arriva per il sentiero costeggiante il rio Flumineddu. La Gola, con alte pareti verticali, ospita rare specie botaniche ed esemplari rari di rapaci.

Dorgali Via Goito a S'Eremu, Sardegna
Dorgali in Sardegna

Andando verso Orosei si incontra la chiesa di Su Babbu Mannu circondata da oliveti secolari; segue la grotta di Ispinigoli, la cui visita guidata su un percorso ben attrezzato presenta una magnifica scenografia di calcare dalle forme più variegate. Lascia senza fiato la gigantesca stalagmite, alta 38 m, alla cui base si apre una voragine detta “abisso delle vergini” in quanto pare che vi venissero consumati sacrifici di giovani fanciulle secondo riti di tradizione punica.

Più avanti si arriva alla Chiesa di San Giovanni Battista (1640) e alla grotta di Su Anzu, comunicante con la più famosa Grotta di Ispinigoli, e una sorgente termale già nota in epoca romana.

 

Dorgali, alle pendici del Monte Bardìa
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La Città di Iglesias nel Sud Ovest della Sardegna

Situata nel Sud Ovest della Sardegna, Iglesias venne fondata nel XIII secolo dal conte Ugolino della Gherardesca.

Divenne il centro principale della regione grazie all’estrazione dell’argento e con il lavoro nelle miniere di Monteponi.

Chiesa di San Francesco, Iglesias, Sardegna
Chiesa di San Francesco, Iglesias, Sardegna

Oggi lo sfruttamento delle miniere ha lasciato segni indelebili al territorio creando quel caratteristico paesaggio industriale con impianti e palazzi realizzati con grande ricercatezza architettonica. Nella miniera di Monteponi sono stati ideati e realizzati macchinari e impianti che le hanno dato rinomanza mondiale.

Meritevoli di visita sono gli altri villaggi minerari dispersi in tutto il territorio, gli edifici dell’ex direzione “Bellavista”, i pozzi “Vittorio Emanuele e Sella”, la fonderia “Piombo”, l’impianto “Zinco Elettrolitico” con la discarica dei fanghi rossi, residui di lavorazione.

Piazza di Igleasias, Sardegna
Piazza di Igleasias, Sardegna

Il centro di Iglesias è piazza del Municipio, una delle più belle dell’isola, con il vescovado, il palazzo del Comune e la Cattedrale di Santa Chiara.

Ma quella che costituisce il punto di ritrovo più vivace è piazza Quintino Sella la quale ospita nel mezzo il monumento a Quintino Sella, lo statista promotore del rinnovato impulso dell’industria mineraria isolana.

Molto bella da visitare è la Cattedrale dedicata a S. Chiara fatta costruire dal conte Ugolino della Gherardesca, tra il 1284 e 1288.

Nella periferia della città si trova Santa Maria di Valverde di stile romanico.

Passeggiate ed escursioni ad Iglesias

Una passeggiata di mezz’ora conduce alle mura pisane e al Castello Salvaterra, in cima alla collina.

Più lunga e faticosa l’escursione alla duecentesca chiesa di Nostra Signora di Buoncammino ma si è ricompensati dal bel panorama.

Patrimonio naturalistico di Iglesias

Iglesias, Sardegna
Iglesias, Sardegna

Il territorio iglesiente ha conservato un notevole patrimonio boschivo e botanico. Specie di grande interesse scientifico sono distribuite in tutti gli ambienti, da quelli costieri fino ai compendi montani e rappresentano la punta di diamante dell’estesa ricchezza floristica.

Il massiccio del Marganai è tra i siti di maggior fascino, interamente ricoperto da una densa foresta di lecci.

I prodotti tipici

Chi passa ad Iglesias non può fare ameno di assaggiare i prodotti tipici sardi tra cui:

  • il pane speciale “su coccoi”, “su civraxu” e il “carasau”, chiamato anche carta da musica,
  • le paste fresche come “is malloreddus”,
  • il buonissimo formaggio pecorino,
  • gli arrosti di maiale e agnello, gli speciali dolci come gli “amaretti”,  fatti di mandorle amare,
  • i “pirichittus”,
  • i biscotti “is pabassinas” a base di noci, mandorle e uva,
  • le pardule fatte con ricotta e zafferano.
La Città di Iglesias nel Sud Ovest della Sardegna
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Portoscuso e la Tonnara di Su Pramu

Portoscuso, paese di circa 5000 abitanti è conosciuto come località turistica e balneare ma soprattutto per la tonnara, dove ogni anno nel mese di maggio si ripete il rito della mattanza, cioè della cattura dei tonni con metodi tradizionali al largo di Capo Altano.

La Tonnara rimane in pesca da aprile fino a giugno inoltrato quando, nella chiesetta di Su Pranu, si celebra una messa solenne in onore di Sant’Antonio, patrono della tonnara, e susseguente distribuzione di tonno, cucinato secondo le tradizioni locali.

Torre di Portoscuso, Sardegna
Portoscuso, Sardegna

Nel centro abitato di Portoscuso, molto interessante è la villa “Su Marchesu”, costruita nel 1912 dal marchese Pes di Villamaria, per la presenza, nel giardino, di alcune piante esotiche.

Percorrendo il lungomare Cristoforo Colombo si trovano alberghi, ristoranti, luoghi di ristoro, e un moderno porto turistico, dotato di tutti i servizi, che può ospitare circa 400 imbarcazioni. Il mare si estende da punta de S’alliga a Guareneddu, con le coste rocciose e frastagliate che si alternano a spiagge di finissima sabbia quali Is Canneddas, sa Caletta e Portupaleddu.

Mare di Portoscuso, Sardegna
Mare di Portoscuso, Sardegna

La purezza delle acque e la varietà delle coste favoriscono la presenza di vari e preziosi esemplari endemici di flora e fauna, mentre nell’entroterra è facile osservare il falco comune, il falco pellegrino, la poiana, la pernice, tortore, storni e quaglie.

La cucina di Portoscuso è prevalentemente a base di pesce con una particolare attenzione per il tonno che viene proposto in tantissimi modi e in prelibate ricette.

La Tonnara di Su Pramu

Dalla seconda metà di aprile fino a giugno inoltrato, Portoscuso vive un evento unico e raro al Mondo che vede il suo epicentro nella tonnara.

Vecchia Tonnara diPortoscuso, Sardegna
Vecchia Tonnara diPortoscuso, Sardegna

A partire dal mese di aprile infatti, i pescatori noti come “tonnarotti”, si occupano con cura della riparazione delle barche e delle reti preparando quanto necessario per la cattura dei tonni.

Grazie a un gruppo di imbarcazione e ad una spessa rete divisa in scomparti o “camere”, i tonni raggiungono in mezzo al mare, la cosiddetta “camera della morte”.

Si tratta della parte finale delle reti che, sollevata dai pescatori, consente di pescare a pelo d’acqua i grandi tonni che non di rado superano i cinquecento chilogrammi di peso.

Portoscuso, Tonnara di Su Pramu
Portoscuso, Tonnara di Su Pramu

Per realizzare Su Pranu , la tonnara di Portoscuso che esercita un fascino irresistibile sui visitatori, si interessò personalmente il re di Spagna Filippo II che nel XVI secolo rimase colpito dai numerosi banchi di tonni nel mare di Portoscuso.

La tonnara di Su Pranu era una fortezza autonoma munita di tutto ciò che doveva renderla indipendente dall’esterno. Infatti era fornita di:

  • un forno, un magazzino per la conservazione della farina, dei cereali, dell’olio e del vino;
  • officine per la costruzione dei chiodi e della ferramenta, per la riparazione degli attrezzi della pesca e degli arnesi per la filatura delle funi.
Tonnara di Su Pramu, Portoscuso, Sardegna
Tonnara di Su Pramu, Portoscuso, Sardegna

Vi era il palazzotto e le relative abitazioni dei tonnaroti, “is baraccas”.

In difesa della tonnara dalle incursioni barbaresche venne costruita la cinquecentesca torre spagnola in scura pietra rachitica, come punto di avvistamento.

Fuori dal perimetro della tonnara fu edificata la chiesa dedicata alla Madonna d’Itria, patrona di Portoscuso, risalente al 1655.

Ricostruita negli anni ’50, all’interno conserva due dipinti del 1600 ed alcuni pregevoli simulacri lignei.

Portoscuso e la Tonnara di Su Pramu
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Il Parco della Giara o de Sa Jara e i suoi Cavallini Selvaggi

Sardegna, Cavallino della Giara
Sardegna, Cavallino della Giara

Il Parco della Giara o sa Jara, come viene chiamato dai locali, è un altipiano di origine vulcanica vasto 4.200 ettari e ricoperto di fitta vegetazione mediterranea.

In questo ecosistema, chiuso e incontaminato, vivono interessantissime piante endemiche e animali selvaggi. Una caratteristica che lo rende ancora più unico, è la presenza, sopra l’altipiano, di ampie depressioni poco profonde chiamate “Paulis”, che durante l’inverno si riempiono d’acqua piovana ed in primavera si ricoprono di un candido manto di ranuncoli acquatici, per poi, almeno le più grandi, rimanere una delle poche fonti di acqua presenti sull’alipiano nel periodo estivo.

Cavallini Della Giara di Gesturi, Sardegna
Cavallini Della Giara di Gesturi,

In questo affascinante ambiente naturale trovano il loro rifugio i cavallini della Giara, ultimi cavalli selvaggi d’Europa, dalla piccola stazza (120 cm al garrese), il manto scuro, i caratteristici occhi a mandorla e la folta criniera.

Di grande interesse sono anche i numerosi insediamenti del periodo neolitico, nuragico, romano e le recenti “Pinnettas” tipiche capanne del Pastore, abitate fino a pochi anni fa, ma costruite con tecniche millenarie.

Il Parco della Giara o de Sa Jara e i suoi Cavallini Selvaggi
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Marrubiu, Torralba, Torregrande e Oristano: un intinerario sull’Oristanese

Marrubiu

Marrubiu, Oristano, Sardegna
Marrubiu, Oristano, Sardegna

Marrubiu deriva il suo nome dalla presenza, nel sito ove sorge, della pianta Marrubio, Marrubium Vulgare.

Fu fondato dagli abitanti del villaggio di Sarràdili o Zuradili che, per sfuggire alle incursioni dei pirati Saraceni, intorno al 1569 si stabilirono nella pianura interna, oltre gli stagni e le paludi. Essi, nella fuga, scordarono una statuetta della Madonna e, secondo la tradizione, questa apparve loro. Ancora oggi, la vigilia della prima domenica di Maggio, un corteo di cavalieri e tracas, da Marrubiu, accompagna in processione il simulacro della Madonna nel santuario campestre di Santa Maria di Zuradili, ove si svolgono i festeggiamenti in onore della Vergine.

Via Diaz a Marrubiu, in Sardegna
Via Diaz a Marrubiu, in Sardegna

Marrubiu, la cui economia si basa sull’agricoltura e sull’allevamento, comprende nel suo territorio un’ampia porzione del Monte Arci. Questo deve il suo nome all’asperità del paesaggio, risultato di una effusione vulcanica, con presenza di trachite e basalto, oltre a giacimenti di ossidiana. La vegetazione è composta da leccio, agrifoglio, sughera, e da macchia mediterranea, cisto, lentischio. La fauna è rappresentata da daini, cervi, mufloni, ghiandaie e rapaci quali: l’aquila, il falco, il grifone, il falco pellegrini e il Gheppio, un piccolo falco che nidifica negli anfratti rocciosi meno accessibili.

La zona era abitata fin dal neolitico, come testimoniano i siti di Roi e’ Muru, Is Carraxonis, il nuraghe di Su Seddarexus, l’impianto megalitico di Sa Domu ‘e s’Orcu, con pianta ellittica e corridoi coperti da lastroni.

Sono andate perdute le testimonianze dell’età del bronzo.

Ruinas e Muru Is Bangius sono importanti per le terme romane, costruite con marmi e mosaici nel II sec. d.c. e utilizzate fino al VI sec.

Nell’abitato di Marrubiu da segnare la chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato, al suo interno due statue lignee, secondo la tradizione ritrovate alla metà del Seicento sul Monte Arci: una rappresenta la Madonna del Rimedio, l’altra San Demetrio. Nella cucina locale tradizionale: “su pai ‘e trigu”, pane nero impastato con grano dell’annata precedente, trebbiato col calpestio dei buoi e macinato.

Terralba

il Paesdi di Terralba in provincia di Oristano in Sardegna
Terralba, Oristano

Terralba, importante centro agricolo, è stato sede arcivescovile fino al 1503. In passato presentava vaste zone paludose che oggi, grazie alla bonifica agraria, iniziata nel lontano 1919, sono state prosciugate. Il risanamento delle terre ha permesso di iniziarne lo sfruttamento agricolo.

Con gli impianti di irrigazione la zona presenta orticoltura e agricoltura ad alto rendimento, con produzione di primizie e di prodotti di pregio, quali il tabacco e il vino.

Alla bonifica è stata sottratta una zona umida che coincide con il famoso stagno di Marceddì, luogo di sosta di molti uccelli migratori, ricco di pesce che si può gustare nella frequentatissima “sagra del pesce” e nelle trattorie del villaggio dei pescatori di Marceddì.

Suggestiva e molto sentita, la famosa processione in mare della Santissima Vergine di Bonaria, organizzata sempre dai pescatori che portano con un corteo di barche il simulacro della Madonna sulle acque.

Torregrande

Torregrande, Oristano, Sardegna
Torregrande, Oristano

Lungo la costa bassa del golfo di Oristano si estende Marina di Torregrande, frequentata meta turistica caratterizzata dalla secentesca Torre Grande.

Si incontra poi Paulilatino, paese agricolo con notevoli resti archeologici; i più importanti sono i nuraghi Lugherras e Atzara e un tempio nuragico a pozzo. Questo è un santuario del 1000 a.c. di recente sistemato, vicino alla chiesa di Santa Cristina. A 15 Km sorge l’antico villaggio di San Salvatore dall’aspetto spagnolesco, dove si può ammirare la bellezza del santuario ipogeo di San Salvatore con cinque camere scavate nella roccia, in parte di età nuragica.

Da Oristano, salendo verso nord, si incontrano tre località marine molto note, non solo per la bellezza delle coste, tra cui:

  • S’Archittu, caratterizzato da un arco naturale da cui prende nome;
  • Santa Caterina di Pittinuri e Torre del pozzo.

Nei pressi, i resti della antica città romana di Cornus, fondata nel VII sec., i cui abitanti, dopo il crollo dell’impero romano, si trasferirono a Cuglieri, portando con sé il materiale dei loro edifici per utilizzarlo nella costruzione di nuove abitazioni.

Oristano

Oristano sorge a sud del fiume Tirso, poco lontano dal mare.

Piazza Roma ad Oristano in Sardegna
Piazza Roma ad Oristano

Fu fondata dagli abitanti di Tharros, città Fenicia passata dall’influenza di Cartagine al dominio di Roma. La nuova città fu chiamata Maristanis o Aristanis, che significa “tra gli stagni“.

Tra il XIII e XV sec., sull’isola si formarono quattro Giudicati:

  1. Calari,
  2. Torres,
  3. Gallura,
  4. Arborea, la cui capitale divenne Oristano.

La città ebbe il suo periodo di splendore sotto il governo di Mariano IV ed Eleonora d’Arborea (1340, 1342 – 1404); tuttavia, il tentativo di unificare l’isola e sottrarla alla dominazione spagnola fallì.

Del regno di Eleonora rimase la Carta de Logu, contenente i codici civile, penale e rurale, con principi giuridici straordinariamente moderni e innovativi, il cui vigore si protrasse fino al 1817.

La Sardegna, dominata a lungo dagli Spagnoli, passò infine ai Savoia; Oristano subì un notevole declino e mantenne a lungo un’impronta medievale.

Il centro di Oristano

Piazza Eleonora, Oristano, Sardegna
Piazza Eleonora, Oristano

Sulla via Vittorio Emanuele di Oristano si affaccia il Palazzo Arcivescovile, eretto dai Piemontesi, in parte ricostruito. Poco lontano, la chiesa neoclassica di S. Francesco, del 1250, ricostruita tra il 1841 e il 1847 da Gaetano Cima. In piazza Eleonora d’Arborea, una statua di Ulisse Carbi (1881) ricorda la Giudicessa; qui si trova anche il palazzo Comunale del XVII sec., La Marmora, la chiesa di S. Domenico, XVII sec. e la chiesa di S. Lucia.

Da corso Umberto si arriva in piazza Roma, qui sorge la Torre di Mariano II, detta di S. Cristoforo, costruita nel XIII, era parte della cinta muraria cittadina, oggi distrutta. Accanto in via Parpaglia, la casa di Eleonora d’Arborea, del XVI sec., e il palazzo Parpaglia, sede dell’ Antiquarium Arborense, che ospita una raccolta di manufatti di varie epoche .

Per la via Garibaldi si giunge alla chiesa di S. Chiara, del 1343, che custodisce le spoglie di Costanza di Saluzzo, sposa di uno dei Giudici di Arborea. Poco distante, la Torre di Portixedda. Da piazza Manno, per viale S. Martino si giunge alla omonima antica chiesa gotica. L’ultima domenica di carnevale e il martedì successivo, si corre la Sartiglia, derivata forse da una giostra militare saracena, mutuata dalle truppe di Pietro d’Aragona, durante l’assedio di Villa di Chiesa nel 1323. La corsa alla stella venne accostata al carnevale in spregio al dominio aragonese, per ricordare i fasti del Giuidicato di Arborea. Ogni anno il Gremio dei Contadini e quello dei Falegnami scelgono su Componidori che, dopo la vestizione, assieme a Su Segundu, dà inizio alla corsa. Nel torneo, i cavalieri designati da Su Compoidori, egli stesso e Su Segundu devono centrare il foro di una stella appesa. Prima si svolge una imponente sfilata in costume dei componenti del Gremio e dei Cavalieri mascherati; dopo gli stessi si esibiscono in spericolate corse in Pariglia.

Marrubiu, Torralba, Torregrande e Oristano: un intinerario sull’Oristanese
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La Città di Bosa

Città di Bosa, Sardegna
Bosa in Sardegna

Bosa è mare, fiume, collina e montagna, in un ambiente nel quale la tua vacanza in Sardegna assume mille sfumature. Scenari di rara bellezza che potrai facilmente ammirare con una vacanza in Sardegna. Esplora l’antica Bosa, città medievale unica in Sardegna, ove il Castello sovrasta il magico intrico di viottoli e di case del quartiere di Sa Cost.. Bosa, ambienti e paesaggi di una Sardegna che non dimenticherete..

La città di Bosa

Una vacanza a Bosa è una vacanza tra i sapori della Sardegna, che raccontano storie di contadini e pescatori, di terre e di mare, di mille profumi che si rincorrono tra le case di Sa Costa e dei sapori dei piatti tipici della cucina di Bosa, una delle più ricche, per varietà, dell’intera Sardegna. La prenotazione di una casa vacanza o di un B&B su Caseabosa ti dà diritto ad un voucher di sconto per una cena a verdefiume, il più suggestivo dei ristoranti del centro storico di Bosa. Bosa, cultura e tradizioni di una Sardegna da raccontare..

Bosa in Sardegna
Sardegna, Città di Bosa

Nel centro storico di Bosa potrai vivere la suggestione delle arti e delle lavorazioni artigiane ancora vive ed affascinanti, uniche nel panorama della Sardegna. Bosa è uno dei maggiori centri di riferimento in Sardegna per la lavorazione della filigrana orafa e del famoso filet. Ma Bosa è anche un frenetico e coloratissimo Carnevale, e antiche feste religiose molto frequentate dalla popolazione locale e dai visitatori.. Bosa, cultura e tradizioni di una Sardegna da raccontare..

 La Storia di Bosa

Chiesa di San Pietro a Bosa in, Sardegna
Chiesa di San Pietro, Bosa, Sardegna

Bosa venne fondata dai Fenici e fu una delle più importanti colonie dell’intera Sardegna. In epoca romana l’abitato sorgeva sulla riva sinistra del fiume Temo, nei pressi della splendida chiesa di San Pietro Extra Muros. Bosa venne in seguito ricostruita sulle pendici del colle di Serravalle, sul quale dal 1112 venne edificato il Castello dei Malaspina e presero forma le pittoresche case del quartiere di Sa Costa. Sotto la Corona di Spagna Bosa divenne una delle sette Città Regie della Sardegna e con i Savoia visse un rilancio economico che toccherà il suo apice nel 700 e nel 800. Storie di Bosa e leggende di Sardegna che vi faranno sognare..

La Città di Bosa
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Cenni su Sassari e Porto Torres

La città di Sassari sorge ai limiti di un altopiano rivolto verso il mare, circondata da zone fertili e ricche d’acque. Centro agricolo e commerciale, seconda città della Sardegna per numero di abitanti e per importanza economica e politica. Vanta solide tradizioni culturali, un’Università nata nel 1617 e un Museo Archeologico ed Etnografico comprendente una pinacoteca. Poche le notizie certe sulla nascita della città; tracce d’insediamenti preistorici sono state rinvenute verso Porto Torres. In età romana il territorio di Sassari era il retroterra di “Turris Libissonis” colonia romana e attivo porto. Il sito attuale e il primo nucleo urbano risalgono al Medioevo. Il nome di Sassari si trova per la prima volta in un documento del 1131. Nel 1135 si parla di “Tatari”, termine ancora usato, in sardo, per definire la città. La felice posizione geografica, al centro del giudicato di Torres, favorì il processo di formazione del centro al quale confluivano gli abitanti dei siti abbandonati per sfuggire all’insicurezza delle coste. La crescente rilevanza economica, la nascita di una mentalità e di una cultura urbana e signorile avvengono grazie ai mercanti di Pisa e Genova che se ne contendevano il monopolio. Col declino delle due Repubbliche marinare, si sviluppa uno spirito comunale molto sentito che porta nel 1294 alla nascita del Comune di Sassari e alla promulgazione degli “Statuti Sassaresi”. Tra il XII e il XIV sec., con la costruzione delle mura che proteggevano la città, di cui rimane piccola parte, Sassari era una cittadina attiva, con molte possibilità di sviluppo, dovute all’incontro e alla fusione di popolazioni isolane con mercanti della penisola. L’autonomia dura poco, Sassari cade sotto il dominio aragonese e spagnolo. Con il prevalere del  quale la città segue le sorti dell’isola passando ai Savoia, sotto i quali viene costruito, nel 1775, il Palazzo Ducale (sede municipale dal 1900). Quest’ultimo, ispirato al rigore degli edifici piemontesi, ospita la Biblioteca Comunale, al suo interno libri antichi, preziosi incunaboli, una copia della Commedia dantesca (1481) con incisioni di Botticelli. Numerose le testimonianze artistiche della città: le chiese edificate dal XI al XII sec. hanno subito numerosi rimaneggiamenti con una gran varietà d’influenze, in prevalenza spagnole. Tra le più note; S. Madonna del Rosario (1633), S. Andrea, S. Antonio (sull’altare maggiore un retablo in legno intagliato, dipinti di G. Muru), la chiesa di S. Caterina, quella di S. Giacomo, sede di riunioni dello stamento militare di Sassari. Famoso il Duomo di San Nicola in cui si mescolano elementi gotici e decori del tardo barocco spagnolo, all’interno il Museo del Tesoro del Duomo. Notevoli la chiesa di S. Apollinare, S. Maria di Betlem, rimaneggiata dall’architetto sassarese A. Canu., la chiesa di S. Agostino e, inserita in un paesaggio suggestivo, la chiesa S. Pietro in Silki con facciata seicentesca, al suo interno un venerato simulacro trecentesco della Vergine del Grazie. Gioiello di Sassari è la bellissima Fontana di Rosello (1606), opera d’artisti genovesi.  Sulla costa del Golfo dell’Asinara sorge Porto Torres, l’antica Turris Libissonis, importante porto di età imperiale. Invasioni e saccheggi provocano una lunga decadenza. Riacquista importanza intrattenendo rapporti commerciali con Pisa e Genova. In questo periodo viene costruita la splendida chiesa di San Gavino, importante esempio d’architettura romanica dell’isola. Le incursioni dei barbari costringono i suoi abitanti a trasferirsi a Sassari e così per lungo tempo decade. Il porto era protetto da una torre affacciata sulla cornice naturale del Golfo dell’Asinara. Nel 1855 Porto Torres rinacque e riacquistò l’autonomia da Sassari col quale mantiene ancora oggi un forte legame. La chiesa di S. Gavino ospita i sarcofagi dei martiri locali Gavino, Proto e Gianuario. Nei dintorni di Porto Torres, due piccole chiese medioevali S. Maria di Balai, dove si ritiene siano stati uccisi i tre santi, e S. Gavino a Mare, in cima ad uno strapiombo sulla costa, in cui ogni anno (il 3 maggio) sono portati in pellegrinaggio i simulacri dei tre martiri. All’interno della città l’Antiquarium con la zona archeologica: nell’area recintata, di grande interesse i resti delle Terme Centrali (note come Palazzo di Re Barbaro) e le Terme Pallotino. Andando verso Sassari, l’altare megalitico di Monte d’Accodi con due menhir, una pietra tonda e un altare sacrificale: unico esempio, nel Mediterraneo d’altare megalitico simile a quello mesopotamico. Lasciando la città, sulla costa si incontrano Stintino, nota località balneare, Capo Falcone, in una splendida posizione, con l’omonima torre cinquecentesca da cui si ammira, tra insenature e scogli aguzzi, lo stretto di Fornelli.

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Bosa: L’antica Cattedrale di San Pietro Extramuros

Cattedrale di San Pietro, Bosa, Sardegna
San Pietro, Bosa, Sardegna

La cattedrale di San Pietro si trova a Bosa, situata nella località campestre di Calameda, sulla riva sud del Temo, a poca distanza dal centro cittadino.

La cattedrale di San Pietro di Bosa fu della diocesi di Bosa ed è una delle più antiche chiese romaniche della Sardegna.

Descrizione della Chiesa di San Pietro a Bosa

La tripartizione interna dell’edificio è chiaramente deducibile già dalla facciata che è innalzata su uno zoccolo a scarpa a sguscio, delimitata da paraste d’angolo e movimentata da tre grandi archi (i laterali più bassi) a tutto sesto e doppia ghiera.

San Pietro a Bosa - Navata centrale della chiesa - Sardegna
San Pietro a Bosa – Navata centrale della chiesa

Questi archi poggiano, lateralmente, sulle paraste e, al centro, su semi-pilastri che hanno, al posto dei capitelli, delle sculture (oggi molto erose) . Queste sculture dovrebbero essere la rappresentazione dei simboli dei quattro evangelisti.

Negli archi laterali si apre, nel punto più alto, un oculo quadrilobato nelle cui ghiere interne si alternano due conci di trachite rossa a due conci di calcare bianco.

Nell’arco centrale, invece, si apre il grande portale munito di architrave in bianco calcare e arco di scarico a ogiva. L’architrave presenta una decorazione a sei archetti trilobi entro i quali sono disposti:

  • al centro, la Vergine col Bambino,
  • a destra, dall’Albero della Vita,
  • a sinistra, da un Santo Vescovo che si suole identificare con Costantino de Castra, colui che consacrò la chiesa).
Bosa san pietro extra muros
Cattedrale di San Pietro, Bosa

Non casuale è che l’edicola più grande sia la centrale, ossia quella con la Vergine e il Bambino, a cui si vuole dare maggiore risalto.

Le altre edicole, eccetto quella del vescovo, si ripetono tutte uguali.

Qui, dunque, è stata adottata una composizione di tipo gerarchico, ampiamente sfruttata in tutta l’Europa romanica e gotica: Madonna, Santi Pietro e Paolo, Santo vescovo, a cui se viene dedicata l’edicola più piccola, gli si fa occupare in compenso un posto accanto alla Vergine, in primo piano.

Sull’arcata centrale si apre un altro oculo (più piccolo e tutto in rossa trachite) circolare strombato da modanature concentriche a toro e rosa interna quadrilobata.

Sotto gli spioventi del tetto si può notare una teoria con archetti a sesto acuto intrecciati che risvolta per un breve tratto anche sul lato sinistro.

Sopra il tetto della navata centrale si erge un’edicoletta coperta a piramide, sorretta da quattro colonnine ofitiche, avvolte e annodate a metà altezza da un grosso serpente attorcigliato.

Il lato destro è per lunga parte costituito da pietrame misto.

L’abside è divisa in cinque sezioni da lesene che sostengono mensole a sguscio che a loro volta sorreggono due archetti per sezione poggianti al centro su peducci.

Nella prima, terza e quinta sezione s’aprono delle monofore con centina gradonata.

Il lato sinistro è tutto in trachite rossa e, nella parte terminale, compaiono tre lesene contenenti tre archetti.

Sempre da questo lato si trova il campanile a canna quadrata che raggiunge i 24 m , anche se la parte superiore è di rifacimento.

All’interno la navata centrale, absidata, è coperta da capriate lignee; il presbiterio è rialzato, anche ai lati, di due gradini rispetto al piano di calpestio della chiesa.

Si accede alle navate laterali per mezzo di nove archi a tutto sesto, in ogni lato, sorretti da pilastri quadrangolari.

Quest’ultime sono completamente intonacate, eccetto le volte a crociera, e sostenute da archi traversi a tutto sesto poggianti su mensole gradonate in pietra rosa.

Nel primo pilastro a destra a partire dall’ingresso si trova il fonte battesimale in calcare bianco con una croce greca in ogni lato, che in origine stava fra la seconda e terza campata della navatella destra.

La torre campanaria e l’abside sono delle aggiunte risalenti al 1.120 circa, così come la splendida facciata, realizzata dai Cistercensi nel 1.200, secondo uno stile gotico frammisto al romanico.

L’architrave che sovrasta il portale d’ingresso, riporta le immagini (da destra) di San Pietro, di Maria con il Bambino, di San Costantino, e di San Paolo.

I due grandi santi sono presenti anche con dei simulacri, sistemati ai lati dell’altare, opere di buona fattura ma moderne, in sostituzione degli originali, oggi conservati nell’attuale Cattedrale.

Il basamento centrale dell’altare è ottenuto anch’esso da un blocco unico di pietra: nella parte bassa spiccano dei bassorilievi con le simbologie degli evangelisti.

E’ straordinaria la cura con la quale sono state scolpite le figure, così come apprezzabili sono gli altri pezzi che si trovano sotto l’altare: una seconda acquasantiera in disuso, resti di piccole colonne e un catino, anch’esso in pietra.

Tra i pezzi più interessanti, figura l’acquasantiera, ottenuta dal paziente scavo di un monolite.

La volta delle navate laterali è a capriate con struttura delle navatelle a crociera.

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Alghero, città del Nord Ovest della Sardegna

Piazza Sulis, Alghero, Sardegna
Piazza Sulis, Alghero, Sardegna

Alghero, pittoresca cittadina posta in una bella baia, fondata dai Doria nel 1102, capitale del turismo sardo per la costa ovest della Sardegna. Il centro storico quasi intatto racchiude il fascino catalano di vie, finestre gotiche, portali intarsiati, balconi fioriti.

L’economia incentrata sul turismo, la produzione vitivinicola, l’artigianato orafo, la pesca e la lavorazione del corallo, i preziosi merletti, il vimini, la zootecnia.

Si parla un dialetto della lingua catalana.

Città di Alghero in Sardegna
Alghero in Sardegna

Immaginando di percorrere una visita immaginaria, partiamo dalla Piazza Porta a Terra che unisce il centro storico con la città moderna e i giardini pubblici; nella piazza troviamo la Torre degli Ebrei (XIV). L’antico complesso difensivo è rappresentato dalla cilindrica Torre di S. Joan (XVI sec.). Più avanti Piazza Sulis, ritrovo mondano della città. Interessante la Torre dell’Espero Reial (o dello Sperone) risalente, nella struttura attuale alla fase spagnola. Nella zona vecchia il complesso quattrocentesco formato dalla chiesa, il convento e il chiostro di San Francesco, in cui si sposano felicemente forme gotico-rinascimentali, dal particolare campanile gotico-catalano e l’interno in arenaria.

Città di Alghero, Sardegna
Città di Alghero, Sardegna

Durante l’estate il chiostro è sede di manifestazioni culturali di cui la più nota è la rassegna dell’estate musicale internazionale di Alghero. Da piazza Sulis si dipartono passeggiate verso il mare seguendo il litorale urbano. Sul lungomare Dante molti villini stile liberty; nel lungomare Colombo l’ottagonale Torre di S. Giacomo (d’ispirazione gotica) e la chiesa di Nostra Signora del Carmelo e la via omonima, abitata dai pescatori. Sul lungomare M. Polo le caratteristiche feritoie per le bocche da fuoco. Il lungomare Magellano si sviluppa su un corridoio murario, stretto, con una serie d’archi che forse racchiudevano l’antica darsena: di qui due scalinate portano al quartiere ebraico, ben conservato, e alla Porta a Mare (accesso storico alla città). Proseguendo s’incontrano i resti del Forte de la Magdalena la cui torre conserva una lapide (ricorda lo sbarco nel 1855 di G. Garibaldi). Il Palazzo de Ferrera sede stabile del governariato d’Alghero, è un esempio d’architettura gotica del XVI sec.

Bastioni della città di Alghero, nel nord della Sardegna
Bastioni di Alghero

In piazza Duomo la Cattedrale e la casa natale del noto storico G. Manno. Da visitare Casa Doria (XVI sec).

Dal porto d’Alghero parte l’attività commerciale (esportazione del caolino) e battelli diretti alle grotte di Nettuno e Capo Caccia. Da Alghero, sulla litoranea vicino al mare tra olivi, vigneti, dirupi, molti accessi al mare, la spiaggia La Speranza, si arriva a Capo Marrargiu ove, tra le rocce spicca la torre Argentina e la splendida caletta di Copultittu e Cala S’Abba Druche.

In una conca, a destra del fiume Temo, si estende la cittadina di Bosa: il Temo e le case alte la distinguono dalle altre città. Ha origini antiche, nuragiche e romane. L’economia si fonda sull’agricoltura, l’artigianato: la concia delle pelli, il famoso filet, l’intaglio del legno, la filigrana in oro e argento, la raccolta e la lavorazione del corallo, la pesca. Domina la città il Castello di Serravalle del 1112 voluto dai Malaspina, di cui restano le mura e le torri; entro le mura fu costruita la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos (XIV sec). Spettacolare il panorama dai bastioni del castello; la valle del Temo, la chiesa di S. Pietro, Bosa Marina e la torre dell’isola Rossa. Da ammirare il ponte Temo, in trachite rossa, la cattedrale dell’Immacolata (dal campanile in trachite), il Palazzo di Don Carlos, il Fontanone (eretto per celebrare il primo acquedotto), la chiesa del Carmine, quella di S. Giovanni (XII sec). Feste religiose caratteristiche di Bosa sono: S. Maria del Mare (prima domenica d’agosto), si svolge, in parte, su barche che risalgono il Temo dalla chiesa di Bosa Marina alla cattedrale. La festa di Nostra Signora di Regnos Altos (seconda domenica di settembre), la cui processione attraversa il quartiere medievale di Sa Costa, e termina nella piazza d’armi del castello Malaspina. Bosa, il cui porto è stato aperto al mondo catalano e spagnolo, coniuga l’antico nucleo con la zona moderna e l’espansione verso la costa. Il centro balneare di Bosa Marina, sul lato della foce del Temo, ha un grazioso porticciolo commerciale e turistico dal quale sono organizzate gite in barca sul fiume. La spiaggia con la sabbia scura (per la presenza del ferro) è consigliata anche per curare alcune malattie reumatiche. Delizioso il molo in trachite che porta all’isola Rossa, piccola e rocciosa, ove la torre cinquecentesca è aperta per conferenze e mostre.

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