Caldo Fuori Stagione: in Sardegna Temperature fino a 10°C sopra le medie

10 Aprile 2017 – Dall’unica vera ondata di freddo invernale della Sardegna che si è conclusa a metà gennaio, le temperature in tutta la Sardegna sono ben sopra oltre le medie stagionali.

Mare in Sardegna nel mese di Aprile
Mare in Sardegna ad Aprile

Questo caldo fuori stagione si è confermato anche anche in questo inizio di Aprile. Nei giorni scorsi si sono registrati valori di circa 5 – 10 gradi centigradi piu’ alti rispetto alle temperature normali che, in questo periodo, dovrebbero oscillare, durante il giorno, tra i 12 / 13°C in montagna e 18°C / 19°C delle localita’ costieri e pianeggianti.

I dati pubblicati ieri, 9 Aprile 2017, dal Servizio Arpas della Sardegna hanno registrato come citta’ più calda Ozieri, con 25,7°C, seguita da Ottana, con 25,4°C. Meritevoli di segnalazione anche i:

  • 25°C di Dorgali e Chiaramonti,
  • 24,9°C di Orani,
  • 24,6°C di Olmedo,
  • 24,5°C di Sanluri e Usini,
  • 24,4°C di Oristano, i 24,3°C di Sorso e Nuraminis,
  • 23,9°C di Ballao, Uta e Senorbì,
  • 23,8°C di Vallermosa e Sedilo,
  • 23,7°C di Nuoro, Santadi e Villasor,
  • 23,4°C di Oliena e Carbonia.

Questa situazione di caldo oltre le temperature stagionali si manterrà invariata almeno fino a metà della prossima settimana per via di un campo di alta pressione su tutto il Mediterraneo che terrà lontane le perturbazioni.

Caldo Fuori Stagione: in Sardegna Temperature fino a 10°C sopra le medie
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La Città di Bosa

Città di Bosa, Sardegna
Bosa in Sardegna

Bosa è mare, fiume, collina e montagna, in un ambiente nel quale la tua vacanza in Sardegna assume mille sfumature. Scenari di rara bellezza che potrai facilmente ammirare con una vacanza in Sardegna. Esplora l’antica Bosa, città medievale unica in Sardegna, ove il Castello sovrasta il magico intrico di viottoli e di case del quartiere di Sa Cost.. Bosa, ambienti e paesaggi di una Sardegna che non dimenticherete..

La città di Bosa

Una vacanza a Bosa è una vacanza tra i sapori della Sardegna, che raccontano storie di contadini e pescatori, di terre e di mare, di mille profumi che si rincorrono tra le case di Sa Costa e dei sapori dei piatti tipici della cucina di Bosa, una delle più ricche, per varietà, dell’intera Sardegna. La prenotazione di una casa vacanza o di un B&B su Caseabosa ti dà diritto ad un voucher di sconto per una cena a verdefiume, il più suggestivo dei ristoranti del centro storico di Bosa. Bosa, cultura e tradizioni di una Sardegna da raccontare..

Bosa in Sardegna
Sardegna, Città di Bosa

Nel centro storico di Bosa potrai vivere la suggestione delle arti e delle lavorazioni artigiane ancora vive ed affascinanti, uniche nel panorama della Sardegna. Bosa è uno dei maggiori centri di riferimento in Sardegna per la lavorazione della filigrana orafa e del famoso filet. Ma Bosa è anche un frenetico e coloratissimo Carnevale, e antiche feste religiose molto frequentate dalla popolazione locale e dai visitatori.. Bosa, cultura e tradizioni di una Sardegna da raccontare..

 La Storia di Bosa

Chiesa di San Pietro a Bosa in, Sardegna
Chiesa di San Pietro, Bosa, Sardegna

Bosa venne fondata dai Fenici e fu una delle più importanti colonie dell’intera Sardegna. In epoca romana l’abitato sorgeva sulla riva sinistra del fiume Temo, nei pressi della splendida chiesa di San Pietro Extra Muros. Bosa venne in seguito ricostruita sulle pendici del colle di Serravalle, sul quale dal 1112 venne edificato il Castello dei Malaspina e presero forma le pittoresche case del quartiere di Sa Costa. Sotto la Corona di Spagna Bosa divenne una delle sette Città Regie della Sardegna e con i Savoia visse un rilancio economico che toccherà il suo apice nel 700 e nel 800. Storie di Bosa e leggende di Sardegna che vi faranno sognare..

La Città di Bosa
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In Vacanza a Cagliari, Sardegna

Vista su Cagliari, Sardegna
Vista su Cagliari

Organizza il tuo viaggio 2017 a Cagliari in Sardegna! Qui trovi tutte le informazioni turistiche su Cagliari: scopri le cose da fare, cosa vedere e dove soggiornare a Cagliari. Pianifica e prenota online le tue prossime vacanze consultando la lista degli alloggi più adatti alle esigenze tue e della tua famiglia.

Abbracciata da spiagge e saline rosate, la città di Cagliari, capoluogo della Sardegna, si distende tra sette colli: qui i popoli giunti dal Golfo degli Angeli hanno lasciato ciascuno frammenti preziosi della loro cultura formando un mosaico di architettura e d’arte. Dall’antica Karalis fenicia, i nuovi insediamenti si sono incastonati nel territorio formando la città attuale: dai palazzi liberty della via Roma, seguendo le strade che s’innalzano verso “Castello”, attraverso i quartieri Marina e Stampace coi loro pittoreschi vicoli stretti, si arriva alla rocca medievale costruita dai pisani, abbellita dalla Cattedrale e dal Palazzo Viceregio.

Porto di Cagliari Sardegna
Porto di Cagliari

Visitando in una vacanza a Cagliari i suoi tanti cammei, i turisti si possono unire all’animata vita cittadina percorrendo le vie dello shopping: via Manno, via Garibaldi e la più recente rinnovata via Sulis sono da sempre la passeggiata dei negozi, dagli atelier di lusso, delle piccole boutique.

Uno sguardo su Cagliari

Città di Cagliari Sardegna
Città di Cagliari

Cagliari è il capoluogo di provincia e di regione della Sardegna ed è la città e il porto più importante dell’isola sul quale è basata l’attività dell’economia locale.
La provincia di Cagliari comprende 109 comuni e, specialmente la zona del Sulcis e dell’Iglesiente, è ricca di miniere da cui si estraggono zinco, piombo e combustibili fossili.
Localmente ci sono anche attività industriali legate alla chimica, agli alimentari e alla produzione tessile mentre, sulla costa, si sviluppano le attività legate alla pesca e al turismo.

Cagliari città Turistica
Cagliari città Turistica

Il modo più veloce per raggiungere Cagliari è utilizzando l’aereo grazie all’Aeroporto di Elmas che collega la città con le maggiori città italiane ed europee servendosi di voli nazionali e internazionali.
Se, invece, si sceglie il viaggio via mare le tratte possibili per raggiungere Cagliari e la Sardegna sono varie: la Civitavecchia-Cagliari, la Trapani-Tunisi-Cagliari, la Napoli-Cagliari e la Palermo-Cagliari portano tutte alla città sarda.
Se si privilegia il treno le Ferrovie dello Stato coprono solo la tratta Sassari-Oristano-Cagliari e la SS 131 Carlo Felice collega Cagliari con Oristano, Sassari e Porto Torres.

La città di Cagliari offre moltissime attrazioni storiche meravigliose a chi la visita e da qui puoi esplorare anche la regione circostante. Qui c’è spazio a sufficienza per godersi un po’ di relax e riposo. Cagliari fa parte dell’Itala, ma la sua cucina si differenzia notevolmente da quella della penisola. In città la cucina tipica è soprattutto di pesce e frutti di mare, mentre nell’entroterra si preparano piatti di carne d’agnello, capra e maiale. La cucina sarda è semplice ma di qualità, con ingredienti locali genuini, ancora più buona se accompagnata dai vini regionali.

Vista su Cagliari, Sardegna
Vista su Cagliari

Una città piena di vita, sempre in movimento, in estate si popola di turisti provenienti da tutto il mondo, richiamati dalla fama della Sardegna e del suo mare.

Ma basta un giorno appena per capire che Cagliari è molto di più: un capoluogo ricco di secoli di storia, una posizione geografica invidiabile, un’anima giovane e dinamica che si esprime nella vivace vita notturna e che propone al visitatore una vacanza coinvolgente ed indimenticabile.

Breve analisi sul turismo a Cagliari nel 2016

Cominciano ad arrivare i primi dati statici ufficiali sull’andamento turistico del 2016 in Sardegna, per la quale si è finora stimato un aumento del 10% delle presenze. Secondo i dati del “Servizio statistiche della provincia di Cagliari“, come pubblicati su AdMaiora infatti, si scopre che nel sud Sardegna si sono avute 3.071.709 presenze nel 2016, con un aumento del +5,6% sul 2015, quando si registrò un identico incremento sul 2014.

Un numero inferiore alle attese ma che comunque vede un aumento consistente di 160 mila presenze, ben 300 mila in 2 anni (furono 2.719.125 nel 2015). Vien da chiedersi se i numeri deludenti non siano dovuti al boom del sommerso e dell’abusivismo, facilitato anche dalle nuove formule di prenotazione online che proprio in questi giorni sono oggetto di battaglia in consiglio regionale. D’altronde si stima che un B&B su tre in Sardegna sia in nero. D’altro canto altre aree della Sardegna hanno corso decisamente di più, come ad esempio la Costa Smeralda, che ha fatto registrare un +29% di presenze.

Boom nel settore Extra-alberghiero

Nel settore extra-alberghiero – affittacamere, case per vacanze, case per ferie, campeggi, ostelli, b&ble presenze nel 2016 sono aumentati di circa un 20%. Anche in questo caso la concentrazione delle presenze è nel quadrimestre giugno-settembre. Buona, anche se ridotta, l’attività anche nei mesi spalla: aprile, maggio e ottobre. Da segnalare che gli incrementi maggiori si sono segnalati a Cagliari dove, negli ultimi anni, si è assistito a un vero e proprio boom di strutture quali B&B e affittacamere.

Infine la presenza degli stranieri è stata ostacolata dalla riduzione delle rotte internazionali di Ryanair. Secondo i dati forniti da Sogaer infatti la gran parte degli arrivi dagli altri Paesi europei sono dati in calo all’aeroporto di Cagliari Elmas.

Il maggior numero di turisti esteri viene dalla Germania con 168.986 unità (nel 2013 furono 214.154), in diminuzione anche inglesi (119.671), francesi, spagnoli (49 mila contro i 165.000 passeggeri del 2013), belgi e russi. In aumento soprattutto svizzeri e polacchi.

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Cagliari e il turismo in crescita

Negli ultimi anni (precisamente dal 2006 in poi) Cagliari si è distinta tra le città europee nell’accoglienza turistica, perché meglio di tante altre ha affrontato la crisi. Se un tempo Cagliari era conosciuta come meta di vacanza solo nel mese di agosto, oggi sono cresciute le affluenze turistiche, allungando la stagione da marzo fino ad ottobre.

Gli arrivi sono oltre 20.000, e sfiorano i 25.000 nel mese di luglio; aumentano anche le presenze di turisti che pernottano in città per alcuni giorni; tutto ciò mentre città darte come Firenze e Venezia registrano cali vertiginosi di turisti, a causa della crisi. Ma Cagliari sembra non subirne in misura così drastica gli effetti: complici le navi da crociera che fanno tappa al terminal di via Roma, specialmente nella stagione estiva, il numero di presenze è cresciuto ogni anno; per non parlare dell’aeroporto di Elmas: 1° in Italia e 2° in Europa per incremento di arrivi.

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Il Costume Tradizionale Sardo

In questa sezione trovi notizie su alcuni dei meravigliosi costumi tradizionali Sardi. Purtroppo non possiamo elencarli tutti ma vorremmo aggiungerne di nuovi se credete che questa parte del sito non renda giustizia al costume del vostro paese o città e volete aggiungere informazioni o foto contattateci saremo ben lieti di accontentarvi.

Il costume Sardo: introduzione

Vestito Tradizionale Sardo
Vestito Tradizionale Sardo

Il costume della Sardegna non è casuale od un oggetto di lusso da indossare nei giorni di festa, ma è l’abitudine quotidiana di un popolo che ha tramandato di generazione in generazione la sua caratteristica espressione di un antico modo di abbigliarsi. Erano soprattutto le donne con i vecchi a portare quotidianamente il costume, fossero modesti lavoratori o persone che vivevano nell’agiatezza.

Il costume sardo è indubbiamente la manifestazione folkloristica meridionale dove più trovansi tracce sicure di una civiltà schiettamente mediterranea.

Nella maggior parte dei costumi, le donne sovrappongono alle vesti il grembiule, che pur non essendo sempre di fattura antica, ripropone un’usanza antichissima di tutti i tempi e di tutti i popoli. I modelli più singolari appartengono ai costumi di Nuoro e di Orgosolo; in questi i disegni più strani e curiosi si alternano con note di colore fatte sbocciare sulla stoffa con abile accorgimento.

Vestito Sardo di Orgosolo, Sardegna
Vestito Sardo di Orgosolo

I costumi della Sardegna sono in genere molto colorati, impreziositi da ricami e da gioielli di ispirazione ispano-moresca, spesso anche in contrasto con la povertà dei paesi d’origine. assai diversi l’uno dall’altro per vari elementi caratteristici, i costumi hanno motivi ricorrenti.

Nei costumi femminili il capo è coperto da un velo, una cuffia o uno scialle, le gonne sono lunghe e plissettate, mentre per quanto riguarda il grembiule è solitamente ricamato.

Vestito Sardo di Desulo, Sardegna
Vestito Sardo di Desulo, Sardegna

Più tipico è singolare per la sua fissità è il costume maschile, che era indossato in tutte le stagioni, il quale è composto di pochi elementi aventi indubbiamente fra di loro una comune origine. Vissuti da secoli nella consuetudine agreste od in quella pastorale, gli uomini hanno tramandato quel costume nel quale nulla è superfluo, adattandosi ai bisogni, allo spirito di conservazione ed alla difesa personale che l’ambiente suggeriva. Accanto agli indumenti di pelle di agnello, più o meno trapunti di ricami, ed a quella specie di giustacuore di cuoio, senza maniche, stretto al busto con cinture di pelle, il costume maschile comprendeva i calzari di orbace, le larghe brache di tela bianca, il corpetto nero o scarlato adorno di doppi bottoni di argento, la gabbanella o corta giacca, anchessa nera munita di capuccio, la mastrucca ed il berretto frigio (“sa berritta”).

Costume Tradizionale di Oristano, Sardegna
Costume Tradizionale di Oristano, Sardegna

Il costume maschile, pittoresco nel contrasto delle sue forti tonalità, è segnatamente caratterizzato da una camicia, finemente ricamata, ad ampie maniche, munita di un alto colletto inamidato, anchesso tutto cosparso di ricami, aperto davanti, ma tanto ampio da rendere i movimenti del collo un pò impacciati.

L’assortimento dei costumi della Sardegna, il più vasto dell’area mediterranea, è dovuto alla difficoltà di comunicazione del passato, che ha impedito la mistione degli abiti. Le sagre di ringraziamento ai santi hanno poi costituito occasioni di incontro tra i paesi dell’isola presenti agli appuntamenti periodici nei loro costumi tradizionali contribuendo in tal modo alla loro conservazione.

Comunque i costumi che vediamo sfilare oggi non sono modelli molto antichi, molti abiti sono andati perduti per l’usanza di tumulare i propri cari con l’abito della festa. L’Ottocento è il secolo in cui i popolari vestiti sardi iniziano ad assumere la specifica fisionomia. In questo secolo, molti stranieri, nei loro appunti di viaggio, ci forniscono un patrimonio iconografico che unito alle pitture dei sardi Enrico Costa e Simone Manca ci permettono di ricostruire le antiche vestiture tradizionali .

Al costume sardo sono strettamente legati i gioielli (collane, catene, ciondoli, amuleti, ecc) che le donne sarde conservano con religiosità e si tramandano di generazione in generazione come fossero cose più sacre che preziose.

Costumi Sardi Manca

Il 6 giugno 1862 Sassari accoglieva festante i Principi Umberto e Amedeo di Savoia che <>.

Questa sosta – a distanza di un anno dalla proclamazione del Regno d’Italia – non fu certo priva di significato politico, quasi a confermare, come scrive un cronista dell’epoca, che la <>.

Le tre giornate trascorse dai Principi a Sassari sono riassunte da Enrico Costa, con un certo distacco e con la tipica sua fedeltà di cronista attento e preciso, nella sua opera <>.

Costume tipico della zona da Sassari, Sardegna
Costume tipico della zona da Sassari, Sardegna

Era Sindaco della Città Don Simone Manca di Mores, uomo colto ed amabile appartenente ad una delle più illustri ed antiche casate della Sardegna, che fece da par suo, gli onori di casa nel ricevere i due giovani Principi.

Tra l'<>, che faceva ala al corteo, spiccavano i caratteristici costumi dei membri dei gremi – antiche corporazioni artigiane – e quelli non meno pittoreschi degli abitanti dei paesi circonvicini. L’originalità degli abbigliamenti, specie femminili, e la fantasmagoria dei colori non fuggì al principe ereditario.

Egli, come ebbe a ricordare poi lo stesso Sindaco, ne restò così conquistato che si <> e Don Simone aggiunse che <>.

Vestito di Desulo, Sardegna
Vestito di Desulo, Sardegna

Alla promessa, rispose inviando un Album di stupendi acquerelli, oggetto di questo nostro nuovo contributo alla ricerca, allo studio e alla diffusione delle fonti dell’iconografia dell’Isola.

La presentazione premessa ai dipinti, non reca la data; al contrario i singoli acquerelli sono tutti datati tra gli anni 1869 e 1876.
Questi acquerelli sono dunque anteriori a quelli compresi nell’Album dedicato alla Figlia Luigia, intitolato <> pubblicati con il titolo <>.

La raccolta fu inviata al Principe con ogni probabilità entro l’anno 1876 e cioè ben quattordici anni dopo la sua sua visita a Sassari e Don Simone Manca si scusa del ritardo scrivendo, nella sua presentazione, che, <>.

Se lungo fu l’indugio, l’opera raggiunse pienamente, per i suoi pregi, gli itenti che la ispirarono.

Sull’arte di acquerellista di Simone Manca è significativo il giudizio dell’illustre storico dell’arte Valerio Mariani, il quale – nella disamina quell’altro insieme assai più numeroso di acquerelli del nostro Autore, riguardanti lo stesso tema, riuniti nell’Album per la Figlia – afferma che dobbiamo <> della sua terra.

Ed invero, anche i sedici aquerelli che compongono questa Raccolta, lasciano ammirati per la bellezza delle immagini e la raffinata scelta dei soggetti, per la felice ambientazione, per l’incisiva accuratezza del disegno – che nella riproduzione dei costumi raggiunge la perfezione della miniatura – e per l’assiduo impegno nell’avviare gli effetti coloristici di ciascuna composizione.

L’interesse iconografico di questi fogli è accresciuto nell’inserimento delle figure nel paesaggio isolano. Delicato ricercatore, specie dei tipi e delle figure femminili – ogni volto è un ritratto – compositore accurato di gruppi, egli colloca, in genere, le sue immagini all’aperto, sullo sfondo di un cielo terso sul far del mattino o nella grande pace del meriggio o nelle notti di plenilunio, negli ampi e tipici scenari della terra sarda, più di rado negli interni. Ma, come ancora osserva Mariani, <>.

Mentre nell’Album più sopra ricordato e composto pochi anni dopo, Simone Manca riproduce anche numerosi edifici monumentali della Sardegna, dai nuraghi alle <>, dal Castello alla Cattedrale di Sassari, dal Ponte romano alla Basilica di San Gavino di Portotorres, dalle numerose vedute di Alghero alla Porta al mare di Oristano, in questi acquerelli è invece evidente l’intendimento e la cura di ritrarre l’architettura minore dell’Isola: dalle cappelle campestri ai cimiteri, dalle chiese dei nostri villaggi alle colonne con le croci giurisdizionali, dalle piccole piazze dei paesi alle tipiche case contadine.

L’immediatezza che traspare dai costumi, dalle scene e dalle vedute dell’Isola, è resa più efficace ed incisiva dalla vivezza delle frasi in lingua sarda che l’Artista ha aggiunto a <>, arrichendo così questo complesso di dipinti di un elemento veramete originale.
Questi acquerelli specchio fedele della realtà umana e del mondo circostante, sempre ritratti con estrema cura e passione, sono una testimonianza preziosa dell’ambiente rurale sardo della seconda metà del secolo XIX.

Il logudoro è il soggetto dominante delle raffigurazioni contenute nella Raccolta: questa regione, cui lo legavano le origini e gli interessi della sua famiglia era perciò da lui meglio conosciuta e, per giunta, assieme alla Barbagia, esprimeva nelle sue usanze, nei suoi costumi e nelle sue tradizioni quanto vi è di più originale e caratteristico della gente sarda; è in logudorese, oltre che in italiano, sono le frasi riportate da Simone Manca a spiegazione dei suoi acquerelli.

Tuttavia l’Autore ha inserito nella piccola Raccolta – quasi a titolo di esempio – alcuni altri disegni sull’abbigliamento popolare, sulle usanze e sugli ambienti di altre località dell’isola, dedicando a Sassari, sua città natale, forse l’acquerello più bello dell’intero insieme di dipinti.

hiunque voglia soffermarsi nell’esame di questi dipinti scoprirà sempre meglio la bellezza dei costumi sardi e la singolare varietà dell’ambiente isolano.

Questi acquerelli, dopo oltre un secolo dalla loro esecuzione, in un mondo pieno di problemi ben diversi da allora, hanno tuttavia ancora un rapporto con noi, richiamando alla nostra riflessione – con un linguaggio figurativo permeato di poesie – un passato ricco di valori positivi quali la religiosità, l’attacamento alla propria terra e alle sue tradizioni, la semplicità, la laboriosità: virtù tutte che non devono essere dimenticate dalle nuove generazioni, ma conservate e accresciute quale patrimonio prezioso che tramanda ai posteri le miglior

Costumi Sardi Tiole

Benedetto Nicola Tiole nacque a Torino il 31 ottobre 1790. Giovanissimo, nel 1806, entrò al Servizio della Francia partecipando ad alcune campagne napoleoniche. Iniziò nel 1814 la carriera militare come semplice volontario nei <> prendendo parte ad alcune campagne militari <>. Da questa scheda personale risulta che nel febbraio 1816 fu nominato Capitano effettivo nelle Regioni Armate e che nel febbraio del 1826 passò ai Carabinieri Reali, sempre con il grado di Capitano e come ufficiale dell’Arma poteva insignirsi del titolo di Cavaliere, come di fatto si firma nell’Album: <>. Nel 1835 fu decorato della Croce della Legione d’onore di Francia e terminò nel 1838 la carriera militare.
Un documento ritrovato nell’Archivio di Stato di Cagliari attesta che nel 1824 il Capitano Tiole, dipendente dal Comando di Sassari, essendo <> ad Alghero, chiese ed ottenne un periodo di convalescenza in Continente.

A differenza dei visitatori italiani e stranieri provenienti dalla terraferma, la cui permanenza nell’Isola era generalmente molto breve, il Tiole, invece, a motivo del suo ufficio potè non solamente usufruire di un lungo soggiorno in Sardegna, ma anche spostarsi di frequente per ragioni di servizio; ciò che gli permise così di visitare numerose località ove ebbe occasione di ammirare la bellezza e lvarietà dei costumi sardi.

Dall’Album sappiamo che la sua permanenza in Sardegna – salvo il periodo di convalescenza in Continente – abbraccia l’arco di un settennio; cioè a partire dall’ottobre 1819 all’ottobre 1826, come precisato dall’Autore nel frontespizio della sua opera.

Il moto latino da lui posto nella prima pagina del suo album <> rivela il suo temperamento e il suo occhio di attento osservatore. La multiforme personalità del nostro Autore è dimostrata dalla pregevole opera da lui lasciataci. Essa costituisce, infatti, non solamente una rara e fedele testimonianza delle fogge dei costumi allora in uso in Sardegna, tutti riprodotti dal vero, ma rappresentano davvero un <> in tutta l’iconografia dell’Isola per il numero di ben 175 immagini dipinte ad acquerello o a tempera dal Tiole.

Riportiamo le immagini con le didascalie da lui poste in ogni pagina iniziando la numerazione dalla prima tavola con il costume dell’uomo a cavallo.

Il Costume Tradizionale Sardo
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Sfilata di Sant’Efisio a Cagliari

Breve Storia di Sant’Efio

Costumi Tipici Sardi alla processione di Sant'Efisio a Cagliari in Sardegna
Costumi Tipici Sardi alla processione di Sant’Efisio a Cagliari

Il martire nacque alla metà del III secolo a Gerusalemme, da madre pagana e padre cristiano. Anche se educato dalla madre all’idolatria, Efisio si mostra insofferente alla dottrina. Si arruolò ufficiale dell’esercito romano forse invitato dalla madre e così fu mandato in Italia a combattere i cristiani. È infatti per questo motivo che il simulacro del santo lo ritrae in abiti militari. Durante il viaggio verso l’Italia gli si presenta una croce accompagnata da tuoni e fulmini, cadendo in uno stato di stordimento ode la voce di Gesù che gli narra il suo futuro martirio per la fede cristiana.

Cagliari, Sfilata di Sant'Efisio, Sardegna
Cagliari, Sfilata di Sant’Efisio, Sardegna

Arrivato a Gaeta viene battezzato, decide così di battersi per la fede e di sconfiggere il paganesimo. A questo punto decide di intervenire in difesa dei Cristiani della Sardegna perché viene a conoscenza delle tribù che vivono ancora immerse nel paganesimo tra i monti dell’interno. Giunto in Sardegna diffonde il Vangelo, creando presso di sé un gruppo di fedeli. Preso dal fervore della fede scrisse una lettera all’imperatore affinché si convertisse, ottenne l’effetto contrario, tanto che venne incarcerato e dovette sopportare orribili pne. Le ferite inferte sul corpo di Sant’Efisio guarirono ad opera di angeli; la notizia di questo evento miracoloso si diffuse in tutta la città con la conseguente conversione di altra gente incredula. Diocleziano, venuto a conoscenza di questo e di altri miracoli, ordina la condanna a morte del santo martire a Nora, e non a Cagliari per il timore di insurrezioni a difesa del martire.

Il Santo prima di morire chiede a Dio di proteggere il popolo Sardo dai nemici e dalle malattie, ed è per questa richiesta che nei momenti più tragici della storia cagliaritana e sarda, il popolo si è rivolto a lui affinché intercedesse presso Dio.

La Sagrae la Sfilata di Sant’Efisio

Sfilata di Sant'Efisio a Cagliari in Sardegna
Sfilata di Sant’Efisio a Cagliari in Sardegna

Oggi si continua a rendere viva la tradizione della festa in onore a Sant’Efisio con la massima onorificenza possibile. La sagra, ancora oggi organizzata dalla confraternita di Sant’Efisio con il patrocinio della municipalità della Città di Cagliari, si svolge per tre giorni a partire dal 1 Maggio per poi concludersi il 5 dello stesso mese. La processione consiste nell’accompagnare il simulacro del Santo lungo i luoghi del suo martirio avvenuto a Nora il 15 gennaio del 303, per poi tornare nella chiesa Cagliaritana intitolata al Santo, che è situata sopra una grotta tufacea, dove, si credeva, fosse stato tenuto prigioniero prima dell’esecuzione.

La festa ha inizio la mattina, verso le nove del primo maggio, il terzo guardiano, scelto dalla Confraternita, si reca a cavallo presso il palazzo civico di Cagliari situato in via Roma e preleva l’Alternos per poi condurlo alla chiesa di Sant’Efisio, in Stampace. La figura dell’Alternos è la figura centrale della festa, viene designato ogni anno dal sindaco in carica, e rappresenta la massima carica cittadina.

A mezza mattina viene officiata la messa solenne, chiamata dell’Alternos, dal parrocco di Sant’Anna, a cui partecipa il decano del capitolo della Città. Nel mentre il carradore si avvia dinnanzi alla chiesa del Santo, per preparare il mezzo che trasporta il simulacro del martire, vestito con abiti secenteschi militari.

Nelle vie di Stampace si raduna la folla dei partecipanti, molti gruppi folk provenienti da tanti paesi della Sardegna, con le caratteristiche Traccas, carri a buoi, utilizzati fino a 50 anni fa per i lavori agricoli e per il trasporto delle persone in occasione di feste; i carri hanno scenografie realizzate con coperte tessute a mano, fiori, tappeti, grano e olive, dolci di mandorle e utensili della vita contadina; queste rappresentano un grande repertorio delle tradizioni sarde, perché spesso si allestiscono tranche de vie tratti dalla vita quotidiana e ancora oggi servono per trasportare persone, vestite in costume, e viveri provenienti da altri paesi per tutta la durata della sagra.

Finita la messa si forma il corteo aperto dalle traccas, che attraversa le principali strade addobbate con petali di fiori per terra e festoni sulle finestre del centro storico cittadino; l’itinerario parte dalla chiesa del Santo e quindi dall’omonima via si snoda attraverso via Azuni, Piazza Yenne, corso Vittorio Emmanuele, via Sassari, piazza del Carmine, via Crispi, via Angioy, largo Carlo Felice ed infine via Roma, per poi prendere la strada verso Nora, passando dal ponte della Scafa. Il passaggio del Santo in via Roma è molto emozionante, soprattutto per lo squillo delle sirene del porto e per la folla che si avvicina al Santo per la richiesta di una grazia.

Di seguito alle Traccas sono disposti i gruppi folk secondo l’ordine delle province della Sardegna: Cagliari; Sassari; Oristano; Nuoro.

Sono circa settanta i gruppi, per un totale di circa 5000, che sfilano a piedi con i costumi dei paesi d’origine, in omaggio al Santo. Nella processione del 1 maggio si può conoscere il sunto delle tradizioni isolane preservandole dalla dimenticanza e dall’incuria. La cultura delle feste devozionali in onore ai Santi che, in tutta la Sardegna, si svolgono a partire da Aprile per poi proseguire durante tutta l’estate, culminano nella Sagra di Sant’Efisio, poiché, coinvolgendo così tanti paesi, rappresenta un importante evento per la conoscenza del folklore e delle tradizioni sarde oltre che un appuntamento religioso di grande rilevanza.

Dopo i gruppi folk precedono il Santo, i Cavalieri del Campidano, questi sfilano su cavalli addobbati con coccarde e rosette, e fecero la loro prima apparizione nel 1886, quando Pisa restituì le reliquie del Santo, conservate fin dall’XI secolo nel Camposanto per pericolo delle depredazioni Turche.
Seguono i Miliziani, anch’essi a cavallo, che scortano il santo con sciabole e archibugi fino al suo arrivo a Nora, nati per proteggere il santo sia dai pellegrini stessi che dai pirati; la loro presenza è attestata fin dal 1657, tant’è che ancora oggi indossano la divisa seicentesca composta di barrita rossa, corpetto rosso con bottoni dorati e asole bordate di nero, gonnellino, calzoni e gambali.

Sfila poi il terzo guardiano che porta lo stendardo dell’Arciconfraternita del Gonfalone sotto la protezione di Sant’Efisio, seguito dalla Guardiania. Il terzo guardiano viene scelto dal consiglio d’amministrazione della Confraternita per l’organizzazione della Sagra. Un tempo era una persona proveniente dalla plebe, mentre il primo e il secondo guardiano facevano parte della borghesia o della nobiltà. La Guardiania sfila con il frac nero, cilindro e fascia azzurra ai fianchi; questo è il corpo scelto dalla Confraternita che scorta il martire fino a Nora e ritorno.

Precede la Guardiania l’Alternos, che in origine rappresentava il Viceré e che oggi fa le veci del Sindaco per tutti i quattro giorni dell’evento. Vestito in frac e scortato da due mezzieri in livrea del Seicento,porta al collo il Toson d’oro onorificenza militare data al Comune di Cagliari dall’allora re di Spagna Carlo II nel 1679.

Sfila poi la Confraternita, composta oggi da circa 150 persone, in abito penitenziale, con la bandiera. Le consorelle sfilano in abiti penitenziali neri mentre gli uomini portano la mozzetta bianca e il saio azzurro sul quale spicca il grande rosario bianco.

Infine il cocchio dorato con la statua lignea di Sant’Efisio, martire soldato, addobbato con fiori e coccarde multicolori.

Dopo la processione cittadina il corteo si avvia verso Nora. Durante il cammino vengono effettuate diverse tappe. La prima è la fermata nella chiesetta di Giorgino, poi di seguito alla Maddalena Spiaggia, Su Loi, Frutti d’oro, e Villa d’Orri, in cui viene celebrata la messa solenne. La prima notte la processione si ferma a Sarroch per poi proseguire a Villa San Pietro e giungere a Nora il 2 maggio dove si celebra la messa. Il giorno successivo il simulacro del santo rimane esposto alla devozione dei fedeli nella chiesetta sulla spiaggia di Nora, in cui si officiano le messe. La mattinata viene conclusa dal pranzo offerto ai poveri dal terzo guardiano con i contributi del comune di Cagliari. A sera il Santo dopo la processione per le rovine di Nora e la spiaggia, rientra a Pula. La mattina seguente si riprende la strada del rientro verso Cagliari effettuando le stesse dell’andata. Giunto a Cagliari, riprendono i festeggiamenti fino a tarda notte nella piazzetta antistante la chiesa del Martire; il simulacro del Santo rimane esposto alla devozione dei fedeli fino al 25 Maggio.

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I Mercati della Provincia di Oristano

Arborea:

La terza domenica di luglio, in occasione della festa dedicata a Cristo Redentore, viene organizzato un grande Mercato particolarmente ricco di prodotti tipici e ortofrutticoli.

Baratili San Pietro:

Durante la festa dedicata a San Salvatore, la prima settimana di agosto si svolge un Mercato di prodotti tipici e ortofrutticoli. Non mancano i punti vendita dedicati alla Vernaccia, il vino più famoso dell’oristanese.

Ollastra Simaxis:

Il 25 aprile, durante i festeggiamenti di San Marco, si svolge un Mercato di prodotti ortofrutticoli.

Paulilatino:

Il 22 luglio, in occasione dei festeggiamenti dedicati a Santa Maria Maddalena, si tiene un Mercato di prodotti tipici

Santulussurgiu:

Bei primi giorni di giugno mentre si svolge la Fiera Regionale del Cavallo e viene organizzata una Mostra dell’Artigianato, si tiene anche un Mercato di prodotti agricoli.

Tresnuraghes:

Nella seconda metà di agosto durante la Sagra della Malvasia, si ha il Mercato del vino; il più importante di tutto l’Oristanese..

Siamanna:

Il 22 agosto durante i festeggiamenti per Santa Lucia, si organizza un Mercato nel quale si potranno acquistare uva, vino e soprattutto formaggi locali.

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I Mercati della Provincia di Nuoro

Desulo:

In occasione della manifestazione La montagna produce, non bisogna perdere il Mercato di prodotti tipici, come ad esempio i funghi, le castagne e i salumi.

Meana Sarda:

L’ultima domenica di giugno viene organizzato un mercato di prodotti tipici.

Nuoro:

Il Mercato settimanale viene organizzato ogni venerdì, in piazza Santa Barbara. In questo mercato si possono acquistare degli ottimi prodotti locali, come il pane carasau, la salsiccia di cinghiale, la ricotta fresca e tanti altri prodotti.
In novembre i buongustai possono assagiare il sanguinaccio cotto dentro lo stomaco dell’agnello, insaporito con menta, formaggio grattugiato, carasau e un pò di strutto, fatto bollire per un quarto d’ora e poi spalmato sul pane.

Orosei:

In concomitanza della sagra delle pesche nel mese di agosto si tiene il Mercato dei prodotti ortofrutticoli.

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I Mercati della Provincia di Cagliari

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Cagliari:

Il Mercato di San Benedetto, dove possiamo trovare, al piano terreno, del freschissimo pesce: anguille, muggini, orate, bottarga, ecc, mentre al primo piano abbiamo capretti, maialetti da latte, pecorino, salsicce, carciofi, finocchi, asparagi, ec
Ogni domenica, nel rione castello, si tiene un mercatino delle pulci.
Nella seconda metà di dicembre, ogni anno, si svolge, in via Diaz 221, la Fiera di Natale, un’importante Mostra-mecato che presenta un’ampia rassegna di lavori d’artigianato e di prodotti alimentari e vinicoli di tutta l’isola.

Carbonia:

Durante l’estate, la sera, dalle ore ventuno, mentre d’inverno solo il mattino, l’ultima domenica del mese in via Manno si svolge un mercatino delle pulci.
Nel mese di dicembre si svolge una Mostra-mercato di coltelli e lame chiamata “I Taglianti”.

Castiadas:

Nei primi quindici giorni di agosto troviamo un grande Mercato dell’Artigianato e del comparto agro-alimentare e artistico del Sarrabus Gerrei.

Decimomannu:

Nelle ultime due settimane di giugno si tiene il Mercato del floro-vivaismo e dell’agro-alimentare.

Dolianova:

Nelle due ultime settimane di dicembre viene organizzato un Mercato dei prodotti tipici della zona del Parteolla

Gonnosfanadiga:

Nelle ultime due settimane di novembre si svolge l’annuale mercato dell’olio d’oliva.

Guspini:

Durante il mese di maggio, in occasione della Festa della Campagna, viene organizzato un Mercato delle attrezzature agricole e zootecniche.
Nelle due ultime settimane di dicembre si tiene la Fiera di Natale, che prevede anche la festa del torrone guspinese.

Iglesias:

Il primo sabato di ogni mese dalle 9.30 alle 20.30, in piazza Lamarmora viene organizzata una Mostra-mercato di scambio dell’antiquariato, del collezionismo e dell’oggettistica.
La seconda domenica di ogni mese, nella stessa piazza, si svolge il mercatino del fai da te e dell’antiquariato. In estate è aperto dalle 17.00 alle 23.00; in inverno dalle 7.30 alle 13.00
Nelle prime due settimane di luglio viene organizzata una Fiera-mercato dell’artigianato del Sulcis Iglesiente.

Monastir:

Nelle ultime due settimane di dicembreviene organizzata Monastir produce, interessante Mostra-mercato di prodotti locali.

Quartu Sant’Elena:

La seconda domenica di ogni mese, in piazza Municipio e in via Eligio Porcu, dalle 9.00 alle 20.00, si tiene un’interessante Mercato con scambio di oggettistica.

Sarroch:

I primi quindici giorni di ottobre troviamo il Mercato delle olive e delle erbe

Sinnai:

Nei primi giorni del mese di settembre viene organizzato Sud-est produce, Mercato di prodotti tipici.

Villacidro:

La terza domenica del mese i giardini pubblici, dalle 8.00 alle 13.00, si animano per la presenza del mercatino dell’usato.

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Escursione: Dalla Valle Di Lanaithu Tiscali Alla Dolina Di Su Suercone

Il percorso inizia dalla valle di Lanaithu ai piedi del noto monte Tiscali. Aggirando il monte ad est si imbocca un sentiero aperto prima dai pastori della zona, poi utilizzato e riadeguato con imponenti opere murarie dai carbonai, che dalla fine del 800 agli anni 30 hanno devastato i boschi dell’isola per la produzione del carbone vegetale, il sentiero a tratti segue il gretto asciutto di un antico torrente. Dopo una serie di tornanti in salita si scollina arrivando alla base di punta Dorone dove seguendo il sentiero si attraversa l’omonima vallata, di notevole importanza dal punto di vista botanico, per i maestosi esemplari di ginepro (Juniperus Phoenicea). A questo punto il sentiero si inerpica sulle pendici della montagna attraversando fitti boschi di leccio (Quercus Ilex) che impossessandosi del terreno anno sottratto la luce ai primordiali ginepri portandoli alla morte. Attraversando un piccolo varco, aperto nella roccia calcarea dai carbonai, e seguendo il sentiero si arriva al campo di Donianicoro, teatro di antiche e sanguinose lotte fra i pastori di Dorgali e quelli di Orgosolo. A guardia di questo spettacolare altipiano ci sono i mufloni che dai resti di un nuraghe noto con il nome di Nuragheddu, scrutano con sospetto i visitatori di questi luoghi. Seguendo il sentiero sulla destra si arriva ai bordi della gigantesca dolina di Su Suercone, 600 metri di diametro per 200 di profondità. Sul fondo della dolina vegetano dei maestosi lecci, millenari tassi (Taxus Bacata) e coloratissimi, nella stagione autunnale, aceri minori (Acer Monspessulanum). Questo è il cuore del Supramonte Orgolese.

Difficoltà: medio-alta (EE). Interesse: botanico, geologico, faunistico, archeologico.
Durata: giornaliera. Abbigliamento: scarpe da trekking e vestiario comodo. Note: portare un abbondante scorta d’acqua soprattutto nel periodo estivo (3-4 litri a persona). Si consiglia di rivolgersi a delle guide ambientali escursionistiche, esperte e pratiche del territorio.

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Gavoi: Trekking Panoramico Intorno Al Lago Di Gusana

Il percorso inizia dalla periferia del paese di Gavoi. Dopo aver superato un dislivello in salita di 300 m. circa si arriva alla sommità del monte Loiloi dove potremmo godere una splendida visuale su gran parte del lato Nord del massiccio del Gennargentu, del Supramonte Orgolese, del monte Gonare e del lago di Gusana. Il trekking prosegue lungo la cresta dei monti, dove si potranno individuare ed osservare diverse biodiversità (soprattutto in primavera) vegetali, come le orchidee del genere Ophirys ed Orchis, la lavandula e l’elicriso; ed animali come la Donnola, la Martora, la Poiana, l’Astore ecc. Seguendo il sentiero in cresta si arriva a Monte Mannu in territorio di Lodine, dove si trova un grande insediamento abitativo di periodo nuragico. Attraversando alcuni fondi privati si arriva alla località S’Iscritzola dove in periodo neolitico gli abitanti di questo luogo costruirono, scavando la nuda roccia granitica, una piccola necropoli di Domus de Janas. A breve distanza si trova uno spettacolare esempio di riparo sotto roccia, utilizzato anche in periodi recenti dagli abigeatari. Si attraversa un piccolo ponte chiamato “Cerpil” per arrivare alla sponda opposta del lago e si prosegue lungo una strada privata che ci accompagnerà fino alla località Muros de Soro, dove dopo aver attraversato un fitto bosco di lecci si arriva alla splendida valle di Aratu, dove scorre l’omonimo fiume, confine naturale fra Fonni e Ovodda. La valle è ricca di insediamenti archeologici di notevole valore storico. Si risale lungo un sentiero utilizzato dai taglialegna all’inizio del secolo scorso, fino ad arrivare in cima al monte S’astore dove la visuale ci lascerà senza parole! Da questo punto il sentiero non è tracciato e utilizzeremmo gli stretti filetti aperti dal passaggio dagli animali. Il percorso finisce presso la casa cantoniera di S. Pietro, dove ad attenderci ci saranno i fuoristrada.

Difficoltà : media. Interesse: botanico, geologico, faunistico, archeologico. Durata: giornaliera. Abbigliamento: comodo. Trasferimento: a piedi da Gavoi, fuoristrada o pullman per il recupero. Note: il trekking passa in diversi fondi e strade private, dove si dovranno aprire e chiudere diversi cancelli e reti, per cui e fondamentale avvisare i proprietari, anche perché spesso e volentieri si trovano cani da guardia.

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I Mercati della Provincia di Sassari e di Olbia

Alghero:

Alla fine di agosto nel corso della Fiera del Folclore, viene organizzato un Mercato di prodotti tipici.

Olbia:

In aprile si svolge la Fiera della Gallura, con Mercato di prodotti tipici.

Ozieri:

Nel mese di aprile si svolge un importante Mercato di prodotti della zootecnica e agro-alimentari

Santa Teresa di Gallura:

In giugno, durante la rassegna Sardegna in vetrina, vengono organizzati mercati di prodotti tipici.

Sassari:

A Sassari la cucina sarda si sposa con le tradizoni genovesi, pisane e catalane, dando vita a piatti prelibati. Come le lumache, le formagelle, amaretti, pane all’uva e tante altre cose puoi trovare nel Mercato di largo Pescheria.

Tempio Pausania:

Durante il carnevale viene organizzato un grande Mercato di prodotti tipici del Limbara.

Uri:

Nei primi dieci giorni di gennaio e nei primi di marzo, durante le sagre del Carciofo, si organizzano mercati ortofrutticoli.

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Attività, sport e esperienze diverse durante le tue vacanze in Sardegna

La Sardegna è la seconda Isola più grande del Mediterraneo (24.090 km² ) con un territorio geograficamente vario e una densità di popolazione che ammonta a poco più di un terzo di quella della Sicilia ( 25,708 km²). L’Isola offre diverse possibilità agli amanti delle vacanze “attive”.

La presenza umana sull’isola è documentata da migliaia di secoli e assieme ai resti delle conseguenti incursioni nemiche costituisce un ricco tesoro storico. La recente crescita delle vacanze culturali fornisce al visitatore diverse possibilità, anche lontano dalle splendide spiagge!

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Il Carnevale Di Orotelli “Thurpos”

Usanze orotellesi per il Carnevale.

Siamo già a Carnevale e tanti bambini e ragazzi, ogni domenica, si mascherano. A Orotelli, c’è una maschera che non c’è in altri paesi: coloro che la mettono si chiamano “sos thurpos”. Essi indossano “su gabbanu”, hanno i pantaloni “a s’isporta”, di velluto, e una giacca, pure di velluto. Hanno i gambali e gli scarponi di suola cruda: sotto gli scarponi hanno “sas bullittas” che sono dei chiodi grossi messi per non consumare la gomma, che, però, durante il movimento, fanno molto rumore. A tracolla “sos thurpos” hanno una cinta di pelle con, attaccati, dei campanacci. In faccia hanno “su tintieddu”, per scacciare, si dice, gli spiriti maligni. “Sos thurpos” escono di casa a tre a tre, due avanti e uno dietro: quelli davanti fanno da buoi e quello di dietro è il contadino. Per il Carnevale le donne preparano le “sevade” col formaggio fresco. Si impasta la farina, la si lavora bene col matterello, si fa la sfoglia e, in mezzo, si mette il formaggio. Poi, si friggono con l’olio. Si preparano anche “sas orulettes”, “sas càttasa” e “sas casadinasa”.
“Sos Thurpos” sono anzitutto delle maschere uniche nel panorama carnevalesco isolano in quanto a differenza de “sos mammuthones” e “de sos issocadores” non dovrebbero rappresentare la violenza della soprafazione del forte sul debole, del vincitore sul vinto, del padrone sul servo, ma l’ambivalenza della figura bue-contadino – “Voe-massaju”. La simbologia rituale “de sos thurpos” dovrebbe esprimere l’interconnessione fra il produttore (su massaju), che non è in questo caso colui che combina i fattori della produzione come s’intende nell’economia moderna, ma colui che produce, ed il mezzo di produzione stesso (sos boes o si jù o sa cropa) – il giogo. In altre parole dovrebbe rappresentare l’indissolubile rapporto fra “su massaju o voinarzu o juarzu” e “sos boes o su jù o sacropa”, raffigurato da “sos reinacros” – le funi, cordoni ombelicali che legano il contadino al giogo e viceversa. Interdipendenza assoluta, quindi, in quanto se è vero che “sos boes su jù o sa cropa”, ubbidiscono a “su massaju o voinarzu o juarzu” armato di “foette” o di “puntorzu”, in modo cieco “thurpu”, assoluto; è altresì indiscutibile il fatto che su “Massaju” accudisce, con amorevole attenzione “su jù” preparandogli succulente “proendas” con farina d’orzo o con tenere pale di ficodindia sarda, in quanto rappresenta nel reale, come unico e indispensabile mezzo di produzione, “sas armas de sa gherra”, la sua stessa sopravvivenza. Questo potrebbe essere spiegato dal fatto, sia “sos thurpos” legati al giogo “thurpos-jù” che “sos thurpos voinarzos” hanno la stessa identica tragica maschera: un gabbano di orbace, nero, col cappuccio calato sugli occhi il viso “thinthieddau” – coperto di fuligine e, posta a mò di bandoliera, una striscia di pelle alla quale vengono appesi alcuni campanacci. Assieme, in collaborazione cioč, “tenene” – catturano “sos iscarazzados” – i non mascherati. A mio avviso il rito propiziatorio dovrebbe essere espresso proprio da “sa tenta” – la cattura. “Su massaju e su jù”, uniti, nel lavoro dei campi, nella fatica e nella sofferenza espressa mimicamente con l’atto di “forrare, muliare, carchidare” – battere il terreno con le zampe anteriori, muggire, scalciare, invitando da bere, mescendo dalla loro “burratza” – borraccia, i presenti, che dovrebbero rappresentare gli elementi della natura, da accattivare con un gesto di gentilezza. All’improvviso come “puntos dae sa musica” – punti da una mosca, catturano “un iscaratzadu”, dal quale, nel bar “in su tzilleri” pretendono l’invito “su cumbidu”. “S’iscaratzadu” dovrebbe rappresentare “s’annada ona” – la buona annata. Questa reagisce, scalcia, si ribella alla cattura e allora partono bòtte da orbi “iscuden che thurpos”, a rappresentare la lotta quotidiana del contadino-bue, con gli elementi avversi della natura. Al termine della lotta “sos thurpos”, fanno fare a “s’iscaratzadu”, assieme a loro, tre o quattro salti in verticale rigida, simile ai passi degli animali domestici (buoi, cavalli, asini) “travados” o “tropeidos” – impastoiati. Alcuni sostengono che “sos thurpos” siano un esempio “lampante” di teatralità ludica e a dimostrazione di questo, invece di rifarsi a fedeli testimonianze, hanno introdotto ex novo le figure de “sos thurpos-aradu” e de “su thurpu-seminatore”; che rappresenterebbero comunque, a mio avviso, qualora fosse vera questa ipotesi una limitata fase del processo produttivo contadino: l’aratura e la semina. Poiché sono esclusi in questo caso dal rito “su thurpu-tzapitatore” – il sarchiatore, “su thurpu-messadore” – il mietitore, “su thurpu-triuladore” – il trebbiatore, mai esistiti nel rituale, come l prime accennate, direi che è forse azzardato parlare di teatralità ludica. Parlerei, invece, di teatralità tragica. Almeno che non si dimostri che nelle società contadine rivesta maggiore importanza l’aratura e la semina rispetto al raccolto. E’ quest’ultimo semmai che rappresenta il risultato più importante delle fatiche e delle speranze de su “massaju” – del contadino.

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Tour Sardegna: le vie dell’olio e del latte

Nei nostri articoli Tour Sardegna, potrete trovare degli consigli per organizzare un Tour particolare e speciale in Sardegna.

Potrete decidere di organizzare il Tour in completa autonomia col “Fai da te” oppure rivolgervi a qualche agenzia specializzata come Visit Tour Sardinia.

Descrizione del Tour Sardegna “le vie dell’olio e del latte”

  • Tipo di Tour: Itinerario Didattico / Culturale / Eno-Gastronomico
  • Durata: 4 Giorni

1° giorno : CAGLIARI / VILLACIDRO

Cagliari, capoluogo della Sardegna
Cagliari, Sardegna

Incontro a Cagliari e partenza per il centro città. Incontro con la guida e visita della città di Cagliari con il quartiere Castello, Villanova e Marina (possibilità di visita della Cittadella dei Musei, del Museo Archeologico Nazionale e la Pinacoteca. Pranzo libero o in ristorante tipico. Pomeriggio dedicato alla parte ambientale, con visita a Monte Urpinu (uno dei 7 colli della città, da cui si gode una spettacolare vista sulla città e del Poetto, da dove si può osservare il luogo di nidificazione dei fenicotteri rosa, unico in Italia) e la Basilica di Bonaria. Al termine dell’escursione partenza per Villacidro o Guspini o paesi limitrofi, e sistemazione in struttura ricettiva.

2° giorno : VILLACIDRO / LAS PLASSAS

Partenza da Villacidro per visitare nel territorio di Villacidro e Gonnosfanadiga, un’azienda enolearia. Nel territorio di Villacidro e Gonnosfanadiga, per via delle favorevoli condizioni climatiche e ambientali, si produce dell’ottimo olio. Si prosegue poi verso Serrenti, per una visita alla Central Formaggi, che con circa 15 milioni di litri di latte trasformato, può essere considerata oggi giorno una delle più importanti del settore, ed attualmente annovera più di 50 formaggi contraddistinti dal suo marchio. Pranzo libero o in un’azienda agrituristica. Nel pomeriggio partenza per Las Plassas, per visitare i ruderi del Castelle Medievale di Marmilla, costruito in cima al colle omonimo. Visita guidata al museo del Castello, dove sono riproposti gli ambienti e la vita nel maniero, le armi usate dai serventi e dal popolo, gli abiti, la cucina e l’alimentazione, gli attrezzi e i prodotti della terra e dell’allevamento. Tempo permettendo visita ad una delle antiche chiese della zona. Sistemazione in una struttura cicettiva della zona.

3° giorno: VILLACIDRO / FLUMINIMAGGIORE / BUGGERRU

Buggerru, costa sud ovest della Sardegna
Buggerru, Sardegna

Partenza per un’escursione di intera giornata, per visitare nel territorio di Fluminimaggiore il Tempio Punico Romano di Antas e le Grotte carsiche di Su Mannau. Il Tempio punico Romano di Antas sito nell’omonima valle al centro di una vasta area archeologica che comprende oltre il tempio, il Villaggio Nuragico, le cave romane, la strada romana e i siti pre-nuragici di Corona Arrubia.

La Grotta di Su Mannau, originata da due piccoli torrenti che nei millenni hanno creato imponenti gallerie ornate di calciti e aragoniti, facendo di questa cavità una fra le più belle della Sardegna, ha raggiunto ormai uno sviluppo di 800 metri. Pranzo libero o in un agriturismo della zona. Nel pomeriggio proseguimento per Buggerru, percorrendo una strada panoramica. Il paese appare improvviso al visitatore, incastonato in una suggestiva gola che declina dolcemente verso il mare. Tutt’intorno le montagne raccontala la storia di questo paese di origine mineraria, impianti minerari in disuso, splendide grotte e vecchie gallerie (tra queste la Galleria Henry, nella miniera di Planu Sartu, che consentiva il trasporto di minerali su rotaia dalle fonti di produzione alle laverie). Sistemazione in una struttura ricettiva della zona.

4° giorno : VILLACIDRO / GIARA DI TUILI / CAGLIARI

Cavallini della Giara di Gesturi, Sardegna
Cavallini della Giara, Sardegna

Partenza per un’escursione didattica ambientale nel parco della Giara (versante di Tuili), da dove sarà possibile osservare i Cavallini della Giara di Gesturi che pascolano tranquilli, cibandosi dei ranuncoli che fioriscono all’interno del parco. Pranzo libero e nel primo pomeriggio proseguimento per Barumini per visitare la maestosa fortezza nuragica di Su Nuraxi, patrimono dell’UNESCO ed espressione architettonica più significativa della civiltà megalitica pratosarda, risalente al 1500 a.C.. Su Nuraxi rappresenta tutt’oggi l’esempio meglio conservato di civiltà nuragica in Sardegna. Al termine della visita ritorno verso i luoghi di origine

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